<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961</id><updated>2011-10-11T12:00:21.618+02:00</updated><title type='text'>Terapia Sistemico Familiare</title><subtitle type='html'>Psicologia e Psicoterapia Sistemico Familiare. 
Informazioni scientifiche curate dal Dr.ssa Alessandra Di Pasquali, Psicologa e Psicoterapueta, Roma; per Psicolife (www.psicolife.com) - Il portale di informazione scientifica sula psicologia e l'ipnosi</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Dr. Massimiliano Zisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08637443253755951339</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_C54hKpEZvgA/TDH7tS7yg1I/AAAAAAAAAAk/j3a8x_DaF6U/s1600-R/zisaN1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>44</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-1378292805890243563</id><published>2011-06-27T09:56:00.002+02:00</published><updated>2011-06-27T09:57:37.080+02:00</updated><title type='text'>Lo sviluppo del linguaggio in età evolutiva</title><content type='html'>L’ontogenesi del linguaggio si sviluppa intorno a 3 tappe essenziali:&lt;br /&gt;• Il prelinguaggio (fino ai 12-13 mesi, talvolta 18 mesi)&lt;br /&gt;• Il piccolo linguaggio (da 10 mesi a 2 e mezzo 3 anni)&lt;br /&gt;• Il linguaggio (partendo dai 3 anni)&lt;br /&gt;Partendo dalle grida del neonato che esprimono tutta una gamma di sensazioni (collera, impazienza, dolore, soddisfazione, piacere) sulla base delle risposte che da la madre.&lt;br /&gt;Partendo da 1 mese, compare il cinguettio o la lallazione: il cinguettio è costituito all’inizio da suoni non specifici in risposta a stimoli non specifici. La lallazione si arricchisce rapidamente sul piano qualitativo così bene che il bambino sembra in grado di produrre, in maniera puramente casuale, tutti i suoni immaginabili.&lt;br /&gt;Dai 6 agli 8 mesi, appare il periodo dell’ecolalia: una specie di dialogo che si stabilisce tra il bambino e sua madre o suo padre; risponde alla parola dell’adulto con una specie di melodia relativamente omogenea, continua. Poco a poco la ricchezza delle emissioni sonore iniziali si riduce per lasciar posto solo ad alcune emissioni vocaliche e consonantiche fondamentali.&lt;br /&gt;Le prime parole compaiono spesso in situazione di ecolalia. A 12 mesi un bambino può aver acquisito da 5 a 10 parole: a 2 anni il vocabolario può comprendere 200 parole, con grandi differenze nell’età dell’acquisizione e nella rapidità. La comprensione passiva precede sempre l’espressione attiva. Nel periodo della “parola frase”, il bambino utilizza una parola il cui significato dipende dal contesto gestuale, mimico o situazionale che è soprattutto quello che l’adulto gli dà. Così “to, to” può voler dire “io vedo una macchina”, “io sento una macchina”, “è la macchina di papà”.&lt;br /&gt; Verso i 18 mesi, appaiono le prime frasi, cioè le prime combinazioni di due parle frasi: “pati-papà”, “dodo-bebé”.&lt;br /&gt;Il linguaggio&lt;br /&gt;È un periodo più lungo e complesso nell’acquisizione che si caratterizza per un arricchimento sia quantitativo (dai 3 anni e mezzo e i 5 anni un bambino può impadronirsi anche di 1500 parole, senza comprenderne sempre il significato in maniera corretta) e qualitativo. &lt;br /&gt;Verso i 3 anni l’introduzione dell’”io” può essere considerata come la prima tappa dell’accesso al linguaggio dopo il periodo in cui il bambino si indica con “me” e un lungo periodo transitorio in cui egli utilizza “io me”.&lt;br /&gt;L’arricchimento quantitativo e qualitativo sembra prodursi partendo da:&lt;br /&gt;• Un’attività verbale libera, in cui il bambino continua ad utilizzare un “grammatica” autonoma, stabilita partendo dal piccolo linguaggio;&lt;br /&gt;• Un’attività verbale “mimetica” in cui il bambino ripete nella sua maniera il modello dell’adulto, acquisendo progressivamente parole e costruzioni nuove che sono poi immesse nella sua attività verbale “libera”.&lt;br /&gt;Tra i 4 e i 5 anni, l’organizzazione sintattica del linguaggio diviene sempre più complessa in modo tale che il bambino può fare a meno di qualsiasi supporto concreto per comunicare.&lt;br /&gt;Ritardo semplice del linguaggio&lt;br /&gt;Il ritardo semplice del linguaggio è una manifestazione ad evoluzione favorevole. Essa consiste in una condizione nella quale, all’età di 3-4 anni il linguaggio non è ancora comparso. È un disturbo frequente che colpisce particolarmente i maschi.L’alterazione non interessa solo la parola: questa infatti non viene riprodotta esattamente in conseguenza di una difficoltà ad analizzare la natura dei fenomeni e a riprodurli nel loro ordine. Più spesso al ritardo della parola si associa un ritardo dell’organizzazione del linguaggio.&lt;br /&gt;Il disturbo è caratterizzato da:&lt;br /&gt;• Sostituzione di consonanti sonore con le sorde corrispondenti ( b sostituito da p; v da f; z da s);&lt;br /&gt;• Sostituzione di consonanti ostruttive con le corrispondenti occlusive (z o s sostituite da t o d);&lt;br /&gt;• Omissioni di finali; &lt;br /&gt;• Semplificazione di gruppi consonantici (ta al posto di sta);&lt;br /&gt;• Contrazione o dissociazione di fonemi (i al posto di li).&lt;br /&gt;Il ritardo semplice del linguaggio può essere dovuto a disturbi della maturazione cerebrale che comportano una difettosa percezione del linguaggio, a carenze qualitative e quantitative del linguaggio nella famiglia. Il disturbo viene rinforzato dall’atteggiamento dei genitori quando tendono a correggere la pronuncia del bambino o quando mostrano atteggiamenti di compiacimento. Se il ritardo della comparsa del linguaggio si protrae al di là dei 4 anni si dovrà prospettare una condizione patologica. Il periodo tra i 3 e i 5 anni rappresenta una soglia critica per il rischio che l’alterazione si fissi. Per questo è importante un aiuto terapeutico. Si tratterà di una rieducazione ortofonica, di una rieducazione psicomotoria incentrata soprattutto sulle componenti spazio-temporali (ritmo, melodia) e sull’integrazione dello schema corporeo. In alcuni casi una psicoterapia della coppia madre-bambino si dimostra necessaria quando le loro relazioni sembrano organizzarsi con modalità patologiche.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-1378292805890243563?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/1378292805890243563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=1378292805890243563' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1378292805890243563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1378292805890243563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2011/06/lo-sviluppo-del-linguaggio-in-eta.html' title='Lo sviluppo del linguaggio in età evolutiva'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-2610756966431662334</id><published>2011-03-14T13:09:00.003+01:00</published><updated>2011-03-14T13:11:52.255+01:00</updated><title type='text'>J.Bowlby e la terapia familiare</title><content type='html'>In un articolo intitolato “Reazioni circolari nella famiglia e in altri gruppi sociali”, Bowlby parla di “circoli negativi della nevrosi” nei quali “genitori insicuri creano figli insicuri che crescendo creano una società insicura che a sua volta crea altri genitori insicuri” e in contrasto a tutto ciò indica i circoli positivi della salute e del bisogno di “un grande sforzo terapeutico: quello di ridurre la tensione e di promuovere la comprensione e la cooperazione tra i gruppi di esseri umani”.&lt;br /&gt;Le idee di Bowlby sono state sviluppate in Gran Bretagna da John Byng-Hall (1991) che si è occupato di aspetti spaziali dell’attaccamento che possono essere illustrati dalla metafora del porcospino di Schopenhauer come un’immagine del dilemma “troppo lontano-troppo vicino” all’interno delle famiglie.&lt;br /&gt;Un certo numero di porcospini si raggruppano in un freddo giorno di inverno tentando di riscaldarsi; ma non  appena cominciarono a pungersi l’uno con l’altro con i loro aculei furono obbligati a disperdersi. Tuttavia il freddo li spinse ad avvicinarsi nuovamente ma si ripeté la scena precedente. Alla fine dopo che per molte volte si erano raggruppati e dispersi scoprirono che la cosa migliore per loro sarebbe stata quella di rimanere a poca distanza gli uni dagli altri. (citato in Melges, Swartz, 1989).&lt;br /&gt;Byng-Hall (1991), da una prospettiva neuropsichiatrica infantile, vede il paziente sintomatico in una famiglia che non funziona comportarsi come la zona cuscinetto tra i genitori porcospini: quando i genitori cominciano ad allontanarsi il bambino sviluppa sintomi che li fanno riunire e quando di converso essi diventano pericolosamente vicini egli si insinua tra di loro alleviando i pericoli immaginari dell’intimità. Byng-Hall (1985) vede i presupposti e gli assunti che i partner portano dalle loro “famiglie d’origine” nelle loro “famiglie di procreazione” in termini di “copioni familiari”; più precisamente “pattern di interazione o danza” (Minuchin, 1974) che un individuo si aspetta da sé e da coloro che gli sono vicini. La psicoterapia con i suoi obiettivi fondamentali (il bisogno di fornire una base sicura, l’aiuto dato alle persone nell’esprimere e venire a patti con la rabbia e le delusioni, cose che possono essere viste nei termini della protesta della separazione, l’aiuto a raggiungere l’integrazione e la coerenza all’interno di se stessi e con la propria famiglia), rappresenta un tentativo di intervenire in questo ciclo per mezzo dell’alterazione di un “pattern di relazione”.&lt;br /&gt;La relazione terapeutica diviene un’importante opportunità di sperimentare, nel tentativo di cambiare i modelli di relazione abituali in un contesto che non è il solito.&lt;br /&gt;Lavorando nel processo terapeutico sulle relazioni significative dell’individuo con il mondo circostante ma soprattutto sulla relazione che stabilisce con il terapeuta, è possibile cambiare anche il suo modo di intervenire nel sistema dei rapporti familiari.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-2610756966431662334?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/2610756966431662334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=2610756966431662334' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2610756966431662334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2610756966431662334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2011/03/jbowlby-e-la-terapia-familiare.html' title='J.Bowlby e la terapia familiare'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4400978456662961905</id><published>2011-02-14T16:04:00.001+01:00</published><updated>2011-02-14T16:06:53.379+01:00</updated><title type='text'>Teoria dell’attaccamento e pratica psicoterapeutica</title><content type='html'>“L’alleanza terapeutica viene definita come una base sicura, un oggetto interno come modello operante o rappresentazionale di una figura d’attaccamento, la ricostruzione come l’esplorazione dei ricordi del passato, la resistenza come profonda riluttanza a disobbedire agli ordini antichi dei genitori di non parlare o di non ricordare”. (Bowlby, 1988).&lt;br /&gt;La teoria dell’attaccamento prevede che quando qualcuno si confronta con la malattia, con la disgrazia o con una minaccia, egli cerchi la figura d’attaccamento dalla quale poter ottenere conforto. Una volta che si è stabilita una base sicura, il comportamento di attaccamento si riduce e si può cominciare ad esplorare: in questo caso l’esplorazione riguarderà la situazione che ha causato la disgrazia e i sentimenti che ha provocato.&lt;br /&gt;Lo stabilirsi di una base sicura dipende dall’interazione tra chi chiede e chi dà aiuto. Il paziente porta con se stesso in terapia tutti i fallimenti, i sospetti, le perdite che ha sperimentato nella propria vita. Le forme difensive dell’attaccamento insicuro (evitamento, ambivalenza, disorganizzazione) entrano in gioco nella relazione con il terapeuta. Ci sarà una lotta tra questi pattern abituali e l’abilità del terapeuta nel fornire una “base sicura”: la capacità di  essere in grado di reagire in modo sensibile ed essere in sintonia con i sentimenti del paziente, di ricevere proiezioni e di trasformarle in modo che il paziente possa affermare le emozioni in esse contenute fin qui non trasformabili. Nella misura in cui ciò avviene il paziente lascerà andare gradualmente l’attaccamento al terapeuta mentre, simultaneamente, costruisce una base sicura all’interno di se stesso. Il risultato di tutto ciò, mentre la terapia si avvia alla sua conclusione, è che il paziente è più capace di formare relazioni di attaccamento meno ansiose nel mondo esterno e si sente più sicuro dentro di sé.&lt;br /&gt;Una parte importante del compito della terapia consiste nel tirare fuori e modificare gli “schemi mentali” del paziente. Dal momento che il paziente ha molte probabilità di sviluppare uno stretto attaccamento al terapeuta, i suoi assunti, le sue preconcezioni e le cose in cui crede saranno portati in gioco nella relazione con il terapeuta, il quale “ri-proporrà”, mano mano che diventano visibili, alla reciproca considerazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4400978456662961905?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4400978456662961905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4400978456662961905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4400978456662961905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4400978456662961905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2011/02/teoria-dellattaccamento-e-pratica.html' title='Teoria dell’attaccamento e pratica psicoterapeutica'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-417030529947794274</id><published>2011-01-11T11:52:00.001+01:00</published><updated>2011-01-11T11:53:50.886+01:00</updated><title type='text'>Le caratteristiche di una relazione tra madre e bambino: la relazione di attaccamento</title><content type='html'>Come sanno bene i genitori dei bambini in grado di camminare, i bambini piccoli sono inclini a seguire le loro figure di attaccamento ovunque esse vadano. La distanza alla quale il bambino si sente a suo agio dipende da fattori come l’età, il temperamento, la storia dello sviluppo, dal sentirsi affaticato, spaventato o malato; casi questi che aumentano il comportamento di attaccamento.&lt;br /&gt;La teoria dell’attaccamento accetta il primato che viene dato solitamente alla madre come principale fonte di cure ma non c’è nulla nella teoria che suggerisca che i padri non possano egualmente diventare principali figure di attaccamento se capita loro di provvedere in gran parte alla cura del bambino.&lt;br /&gt;La prova migliore della presenza di un legame di attaccamento è l’osservazione della reazione alla separazione. Bowlby identificò la protesta come la risposta primaria provocata nei bambini dalla separazione dei genitori. Pianto, grida, urla, morsi, calci: questi “cattivi” comportamenti sono la reazione normale alla minaccia di un legame di attaccamento e hanno la funzione di cercare di ripararlo e “punendo” chi si prende cura del bambino, di evitare ulteriori separazioni.&lt;br /&gt;Modelli operativi interni&lt;br /&gt;Il bambino in fase di sviluppo costruisce una certa quantità di modelli di se stesso e degli altri basati su pattern ripetuti di esperienze interattive.&lt;br /&gt;Questi “assunti di base” (Beck et al., 1979), “rappresentazioni delle interazioni che sono state generalizzate” (Stern, 1985), “modelli di relazioni di ruoli”  e “schemi sé-altro” (Horowitz, 1988), formano modelli rappresentazionali relativamente fissi che il bambino usa per predire il mondo e mettersi in relazione con esso.&lt;br /&gt;Un bambino con un attaccamento sicuro immagazzinerà un modello operativo interno di una persona che si prende cura di lui, amorosa, affidabile e di un sé che è meritevole di amore e di attenzione e questi assunti influiranno su tutte le altre relazioni.&lt;br /&gt;Un bambino con un attaccamento insicuro può vedere il mondo come un posto pericoloso nel quale le altre persone devono essere trattate con grande precauzione e si considererà come un incapace e non meritevole di amore. Questi assunti sono relativamente stabili e duraturi: quelli che si costruiscono nei primi anni di vita sono particolarmente persistenti e non hanno molte probabilità di essere modificati dall’esperienza successiva.&lt;br /&gt;L’attaccamento nella vita adulta&lt;br /&gt;Quando i bambini crescono e cominciano a raggiungere l’adolescenza tollerano periodi sempre maggiori di separazione dai loro genitori. Questo vuole dire che la “fase” di attaccamento è stata superata per essere sostituita dalla “genitalità adulta”?.&lt;br /&gt;Secondo il modello di Bowlby, assolutamente no. A suo parere, l’attaccamento e la dipendenza, sebbene non più evidenti allo stesso modo  che nei bambini piccoli, rimangono attivi lungo tutto il ciclo vitale.&lt;br /&gt;Per gli adolescenti la casa dei genitori rimane ancora un importante punto di riferimento e il sistema di attaccamento tornerà a riattivarsi in momenti di minacci, malattia o stanchezza. La turbolenza dell’adolescenza può essere vista come generata dalla complessità del distacco e del nuovo attaccamento che l’adolescente deve portare a termine: svincolarsi dagli attaccamenti genitoriali, tollerare il lutto di questa perdita, proseguire attraverso la fase transizionale dell’attaccamento al gruppo dei coetanei, verso la costituzione d un legame di coppia nella vita adulta.&lt;br /&gt;In conclusione, le madri sicure hanno facilità e prontezza nelle risposte e sono in sintonia con i loro bambini fornendogli una base sicura per le esplorazioni, sono capaci di tenerli e di far fronte ai loro disagi e alla loro aggressività in modo soddisfacente. Esse hanno una visione equilibrata della propria infanzia.&lt;br /&gt;I loro bambini, sicuri da piccoli, crescendo diventano ben adattati socialmente e hanno una capacità realistica di autovalutazione e la sensazione che alla separazione, per quanto sia triste e dolorosa, si può rispondere in modo positivo. &lt;br /&gt;I bambini insicuri, specialmente quelli evitanti, tendono ad avere madri che trovano difficile l’holding (capacità di contenimento)  e il contatto fisico che non rispondono ai bisogni del proprio bambino e nono sono ben sintonizzate sui suoi ritmi. I genitori dei bambini insicuri falliscono nel rispondere in modo appropriato alle angosce del proprio bambino, o ignorandolo (evitandolo) o diventando troppo coinvolti, facendosi prendere dal panico, o rimanendoci impantanati (ambivalenti).&lt;br /&gt;Le manifestazioni comportamentali di queste cattive sintonie nella relazione genitore-figlio includono fenomeni come il distogliere lo sguardo, l’autolesionismo (come lo sbattere la testa), il rimanere immobili o il litigare violentemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ingredienti essenziali di un buon genitore&lt;br /&gt;• Sensibilità&lt;br /&gt;• Sintonia&lt;br /&gt;• Capacità di contenimento&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-417030529947794274?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/417030529947794274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=417030529947794274' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/417030529947794274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/417030529947794274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2011/01/le-caratteristiche-di-una-relazione-tra.html' title='Le caratteristiche di una relazione tra madre e bambino: la relazione di attaccamento'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-7212385352365303732</id><published>2010-10-06T10:01:00.002+02:00</published><updated>2010-10-06T10:02:36.702+02:00</updated><title type='text'>I 6 stadi dello sviluppo sensomotorio di J. Piaget</title><content type='html'>J. Piaget  considera lo sviluppo cognitivo nella prima infanzia come intelligenza sensomotoria. &lt;br /&gt;Il periodo sensomotorio è il primo di quattro periodi generali nei quali J. Piaget divide lo sviluppo. A sua volta il periodo sensomotorio è diviso in 6 stadi.&lt;br /&gt;Si pensa che la sequenza di stadi sia assolutamente costante o invariante per i bambini di tutto il mondo. Perciò Piaget affermava che non può accadere che uno stadio sia saltato nel passaggio ad uno stadio successivo né può accadere che il passaggio attraverso gli stadi abbia un corso di sviluppo diverso da quello dato. Le conquiste di ciascuno stadio sono cumulative, cioè le abilità acquisite in uno stadio precedente non sono perdute con l’arrivo a nuovi stadi.&lt;br /&gt;Stadio 1 (da 0 a 1 mese)&lt;br /&gt;Alcuni riflessi quali la suzione, i movimenti oculari e i movimenti della mano e del braccio sono destinati a subire cambiamenti significativi durante lo sviluppo in funzione dell’esercizio costante e dell’applicazione ripetuta a oggetti ed eventi esterni.&lt;br /&gt;Piaget attribuiva molta importanza a questi riflessi perché li considerava come i primi mattoni, forniti in modo innato, della crescita cognitiva umana. Egli li concepiva come i primi schemi sensomotori del bambino.&lt;br /&gt;Stadio 2 (da 1 a 4 mesi)&lt;br /&gt;Questo stadio è segnato dalla continua evoluzione degli schemi sensomotori individuali e dalla graduale coordinazione o integrazione di uno schema nell’altro.&lt;br /&gt;Quindi per quanto riguarda gli schemi individuali associati a processi quali succhiare, guardare, ascoltare, vocalizzare e afferrare gli oggetti, ricevono una quantità enorme di pratica quotidiana spontanea. Di conseguenza ciascuno di questi schemi è sottoposto ad una elaborazione evolutiva considerevole durante questi mesi.&lt;br /&gt;Successiva è la progressiva coordinazione o il fatto che ogni schema è messo in relazione ad un altro, per esempio la visione e l’udito cominciano ad essere  collegati funzionalmente. Sentire un suono porta l’infante a girare la testa e gli occhi nella direzione della fonte del suono.&lt;br /&gt;Due altre importanti coordinazioni tra schemi che si stabilizzano bene nel secondo stadio sono quelle succhiare-afferrare e vedere-afferrare. Nel rimo caso, il bambino sviluppa la capacità di portare alla bocca e succhiare la mano e qualsiasi cosa la mano abbia afferrato e di afferrare qualsiasi cosa gli sia in qualche modo entrata in bocca.&lt;br /&gt;La coordinazione di visione e prensione permette al bambino di localizzare ed afferrare gli oggetti sotto la guida visiva e reciprocamente di portare davanti agli occhi per ispezionarla visivamente qualsiasi cosa che una mano invisibile abbia toccato e afferrato.&lt;br /&gt;L’evoluzione della coordinazione vedere-afferrare costituisce uno sviluppo notevole perché la capacità di coordinare mano e occhio dimostrerà di essere un mezzo e uno strumento estremamente importante per esplorare l’ambiente del bambino ed apprendere cose su di esso.&lt;br /&gt;Stadio 3 (dai 4 agli 8 mesi)&lt;br /&gt;Al bambino capita di eseguire qualche azione motoria, spesso manuale, che per caso produce dei risultati nell’ambiente non anticipati ma interessanti. Poi il bambino deliziato, continua ad eseguire l’azione ripetutamente, a quanto sembra per il puro piacere di riprodurre e di sperimentare di nuovo il risultato nell’ambiente.&lt;br /&gt;Il bambino può afferrare e scuotere un nuovo giocattolo e quel nuovo giocattolo può rispondere inaspettatamente con un tintinnio, dopodichè è probabile che il bambino in questo stadio si fermi meravigliato, lo scuota di nuovo ma con esitazione, senta il suono di nuovo, lo scuota ancora una volta più velocemente e con maggiore confidenza e poi continui a ripetere l’azione per un periodo di temo considerevole.&lt;br /&gt;Dal terzo stadio il bambino mostra sempre più interesse negli effetti delle sue azioni sugli oggetti e gli eventi prestando molta attenzione a quegli effetti. Gradualmente comincia ad esplorare gli oggetti; egli diviene cognitivamente e socialmente più estroverso nel corso dello sviluppo sensomotorio.&lt;br /&gt;Stadio 4 (dagli 8 ai 12 mesi)&lt;br /&gt;La maggiore novità di questo stadio è la comparsa di comportamenti che sono intenzionali, diretti ad un fine. Le azioni del bambino hanno un significato e sono dirette ad uno scopo e per questa ragione appaiono più intelligenti e più cognitive di quelle degli stadi precedenti.&lt;br /&gt;Nel quarto stadio il bambino esercita intenzionalmente uno schema come mezzo, in modo da rendere possibile l’esercizio di un altro schema, come fine o scopo. Ad esempio può premere la vostra mano (mezzo) per fare in modo che continuate a produrre un interessante effetto sensoriale (fine) che stavate producendo per lui. Egli ha maggiore riguardo nei confronti del mondo esterno.&lt;br /&gt;Stadio 5 (dai 12 ai 18 mesi)&lt;br /&gt;È costituito dall’esplorazione molto attiva, intenzionale, del tipo pro ed errore, delle proprietà reali e delle potenzialità degli oggetti, in gran parte attraverso la ricerca instancabile di modi diversi di agire su di essi. Il bambino ha un approccio sperimentale orientato alla esplorazione e alla scoperta del mondo esterno.&lt;br /&gt;Se gli si presenta un oggetto nuovo lui cercherà attivamente di mettere a nudo le sue proprietà strutturali e funzionali provando diversi schemi di azione e inventando nuove variazioni su vecchi schemi di azione.&lt;br /&gt;Con la sua tendenza estremamente esploratoria e tesa verso l’accomodamento, il bambino del quinto stadio spesso scopre mezzi completamente nuovi per raggiungere vecchi scopi.&lt;br /&gt;Stadio 6 (dai 18 i 24 mesi)&lt;br /&gt;Questo è costituito dalla capacità di rappresentare gli oggetti della propria cognizione per mezzo di simboli e di agire con intelligenza rispetto a questa realtà interiore e simbolizzata invece che rispetto alla realtà esterna, non simbolizzata. &lt;br /&gt;Il bambino del 6 stadio mostra una capacità iniziale di produrre e capire che una cosa (es. una parola) sta per o rappresenta simbolicamente qualche altra cosa (ad es. una classe di oggetti). Inoltre il bambino diventa capace di differenziare mentalmente il simbolo e il suo referente cioè la cosa che il simbolo rappresenta.&lt;br /&gt;Per fare un esempio di questa differenziazione il simbolo potrebbe essere fisicamente molto diverso dal suo oggetto referente eppure essere ancora trattato come una rappresentazione di quell’ oggetto.&lt;br /&gt;Reagire a oggetti di cognizioni interiori generati internamente, decisamente non è un’attività sensomotoria: funzione semeiotica.&lt;br /&gt;Il bambino simbolico del 6 stadio può provare dei modi alternativi interiormente, immaginandoli oppure rappresentandoli a se steso invece di renderli concreti nel comportamento esplicito. Se viene trovato un procedimento efficace in questo modo,  è per mezzo del pensiero invece che attraverso l’azione diretta “invenzione di nuovi mezzi attraverso delle combinazioni mentali”.&lt;br /&gt;Anche il gioco del “far finta” compare nel 6 stadio.&lt;br /&gt;L’intelligenza sensomotoria non scompare con la fine della prima infanzia, anzi alcune forme di funzionamento sensomotorio rimangono disponibili per tutta la vita. Tuttavia una volta che la capacità simbolica è emersa, le forme di intelligenza più alte e potenti hanno luogo su un piano diverso.&lt;br /&gt;I bambini hanno più competenza di quanto J. Piaget pensasse ma non è stato ancora proposto un modello alternativo di vasta portata e completamente soddisfacente.&lt;br /&gt;Quasi tutti gli psicologi sono concordi nel sostenere che l’organismo umano funziona secondo i principi generali dell’organizzazione e dell’adattamento. Concordano nel dire che il bambino costruisce attivamente il suo mondo anziché registrare passivamente gli stimoli esterni e che lo sviluppo cognitivo è il prodotto di continue interazioni tra il bambino e l’ambiente.&lt;br /&gt;Sottolineano inoltre l’enorme importanza del contributo dato dalle ricerche empiriche di Piaget alla nostra comprensione dello sviluppo del bambino e questo nonostante facciano rilevare come il bambino sia più malleabile e meno soggetto ai limiti della maturazione di quanto non credesse Piaget.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-7212385352365303732?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/7212385352365303732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=7212385352365303732' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7212385352365303732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7212385352365303732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/10/i-6-stadi-dello-sviluppo-sensomotorio.html' title='I 6 stadi dello sviluppo sensomotorio di J. Piaget'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5409293313412930988</id><published>2010-09-09T14:49:00.001+02:00</published><updated>2010-09-09T14:50:59.060+02:00</updated><title type='text'>Lo sviluppo cognitivo nella prima infanzia come intelligenza sensomotoria: J. Piaget</title><content type='html'>Secondo J. Piaget ciò che l’infante mostra in modo sempre più chiaro e meno ambiguo mano mano che cresce è la capacità di poter fare azioni sensoriali e motorie organizzate, con un “apparenza di intelligenza” cioè esibisce un funzionamento intellettuale completamente pratico, legato all’azione. &lt;br /&gt;L’infante “sa” nel senso che riconosce o anticipa oggetti o eventi familiari che vede spesso e “pensa” nel senso che si comporta verso di essi con la bocca, le mani, gli occhi ed altri strumenti sensomotori in modo predicibile, organizzato e che mostra adattamento.&lt;br /&gt;L’autore parla di “schema sensomotorio” che ha a che fare con una specifica classe di sequenza di azioni sensomotorie che il bambino compie ripetutamente e abitualmente, normalmente in risposta a classi particolari di oggetti e di azioni. Lo schema è la capacità cognitiva sottostante che rende possibili tali configurazioni organizzate di comportamenti.&lt;br /&gt;Per esempio, del lattante che automaticamente succhia qualsiasi cosa passi per la sua bocca si direbbe che possiede uno schema di suzione, cioè che possiede una capacità duratura ed una disposizione ad eseguire una specifica classe di  sequenze motorie (movimenti organizzati per la suzione) in risposta ad una particolare classe di eventi (l’inserzione di oggetti che possono essere succhiati).Una proprietà molto importante degli schemi consiste nel fatto che possono essere combinati o coordinati per formare delle unità più grandi di intelligenza sensomotoria. Mano mano gli schemi elementari vengono gradualmente generalizzati, differenziati e soprattutto coordinati e integrati tra loro in vari modi complessi, il comportamento del bambino comincia a sembrare sempre più “intelligente” e “cognitivo” ed in modo sempre meno ambiguo. &lt;br /&gt;Secondo J. Piaget l’infante è motivato a continuare ad agire nei riguardi di un evento finché non ne ha compreso il significato, cioè finché ciò che era inizialmente incomprensibile è stato reso comprensibile. Ad esempio il bambino esplora e fa esperimenti finché non scopre la causa dell’inatteso rumore forte, mostra segni di estremo piacere e soddisfazione quando la scopre e ripete poi continuamente l’azione di battere con grande entusiasmo. Per J. Piaget questo è un esempio della natura della motivazione cognitiva e del cambiamento cognitivo.&lt;br /&gt;Il bambino si crea nuove esperienze per mezzo delle sue stesse azioni nell’ambiente; alcune di queste esperienze mostrano di essere particolarmente interessanti perché vanno al di là di ciò che essa capisce al momento. Esso poi agisce ulteriormente verso queste nuove esperienze, variando i suoi schemi nello sforzo di arrivare ad una nuova comprensione.&lt;br /&gt;I comportamenti che portano a nuove conoscenze è probabile che vengano ripetuti attraverso azioni, così il sistema cognitivo si avvia verso nuovi e migliori livelli di comprensione.&lt;br /&gt;L’idea è che vi sia una motivazione intrinseca  al sistema cognitivo e non proveniente solo da impulsi quali la fame o il dolore.&lt;br /&gt;Il periodo sensomotorio è il primo di quattro periodi generali nei quali J. Piaget divide lo sviluppo. A sua volta il periodo sensomotorio è diviso in 6 stadi.&lt;br /&gt;Si pensa che la sequenza di stadi sia assolutamente costante o invariante per i bambini di tutto il mondo. Perciò J. Piaget affermava che non può accadere che uno stadio sia saltato nel passaggio ad uno stadio successivo né può accadere che il passaggio attraverso gli stadi abbia un corso di sviluppo diverso da quello dato. Le conquiste di ciascuno stadio sono cumulative, cioè le abilità acquisite in uno stadio precedente non sono perdute con l’arrivo a nuovi stadi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5409293313412930988?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5409293313412930988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5409293313412930988' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5409293313412930988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5409293313412930988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/09/lo-sviluppo-cognitivo-nella-prima.html' title='Lo sviluppo cognitivo nella prima infanzia come intelligenza sensomotoria: J. Piaget'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-2918520664952433400</id><published>2010-07-15T17:03:00.002+02:00</published><updated>2010-07-15T17:04:47.341+02:00</updated><title type='text'>Ontogenesi delle emozioni</title><content type='html'>Un contributo importante alla conoscenza dello sviluppo delle emozioni, della paura in particolare, è quello fornito dalla scuola comportamentista che sostiene che il dolore gioca un ruolo importante, attraverso il meccanismo dell’apprendimento, per l’acquisizione della paura in situazioni pericolose: il bambino impara ad avere paura del fuoco, per esempio, perché si è scottato.&lt;br /&gt;Dall’altra, l’apprendimento gioca un ruolo fondamentale anche nella genesi della paura per stimoli originariamente neutrali, cioè nelle fobie: secondo Watson è possibile creare risposte condizionate di paura a stimoli neutri, associandoli a stimoli spiacevoli. &lt;br /&gt;Egli creò la paura per un topolino bianco in un bambino di 11 mesi (che in precedenza non temeva affatto tale animale), associando alla presenza dell’animale un improvviso forte rumore.&lt;br /&gt;Successivamente il bambino aveva paura non solo del topolino bianco ma anche di una pelliccia bianca o di una maschera di Babbo Natale, tutti oggetti simili a quello di cui era stato condizionato ad avere paura, attraverso un meccanismo che è stato chiamato la generalizzazione.&lt;br /&gt;La generalizzazione è alla base di gran parte delle emozioni provate dagli adulti; queste ultime, sono spesso scatenate da stimoli analoghi a quelli con cui essi erano venuti a contatto precedentemente e che avevano suscitato una risposta emotiva.&lt;br /&gt;Watson (1924) identificò tre stati emotivi già presenti all’epoca neonatale:&lt;br /&gt;  La paura (espressa con il pianto, con la distorsione dei lineamenti del viso, tremore, arresto del respiro e mani serrate a pugno), in seguito a stimoli come la caduta o un rumore improvviso;&lt;br /&gt;  L’ira (espressa con grida, arresti del respiro, rossori, movimenti delle mani), quando il bambino viene tenuto forzatamente immobilizzato;&lt;br /&gt;  L’amore (atteggiamento sereno, sorridente), se gli si accarezzano le labbra.&lt;br /&gt;Sherman (1927) sostiene che nel neonato esiste una sola ed unica reazione emotiva che potrebbe essere definita come “eccitazione generale” e che le reazioni emotive più differenziate, che generalmente vengono attribuite al neonato, sono in realtà il frutto della proiezione da parte dell’adulto sul neonato di quelle che sarebbero state le sue emozioni.&lt;br /&gt;Hebb D. O. (1958) sostiene che lo sviluppo emotivo non è più solo la conseguenza di associazioni arbitrarie ma tra i suoi fattori comprendono anche i processi cognitivi e percettivi. Il fatto che uno stimolo indifferente dal punto di vista emotivo in una certa fase dello sviluppo divenga significativo in una fase successiva, è dovuta al cambiamento del modo con il quale viene percepito, decifrato e classificato.&lt;br /&gt;Bridges (1932) è stata la prima autrice a studiare la differenziazione dei diversi stati emotivi a partire dallo stato motivo indifferenziato iniziale: da una parte come effetto della maturazione delle strutture nervose e dall’altra come effetto dell’apprendimento.Tale ricerca ha messo in evidenza come quasi tutti gli schemi di comportamento emotivo ritrovati nell’adulto sono già presenti all’età di 2 anni. L’evoluzione successiva consiste in modificazioni sia del tipo oltre che del numero degli oggetti o situazioni capaci di suscitare emozioni.&lt;br /&gt;L’autrice ha osservato che all’età di 2 anni sono presenti la maggior parte degli schemi comportamentali emotivi che costituiscono la gamma espressiva reperibile nei soggetti adulti.&lt;br /&gt;Ha conseguentemente aggiunto che: nei bambini allevati in ambienti normalmente stimolanti lo sviluppo delle emozioni, rilevabili attraverso il comportamento, segue un ordine ben preciso dal quale si può dedurre che certe configurazioni stimolanti sono attive solo ad una certa fase dello sviluppo e di maturazione (fisiologica e cognitiva).&lt;br /&gt;Non si deve però ritenere che l’espressione della ricchezza strutturale del comportamento emotivo sia indipendente dal comportamento o estranea alle catene di condizionamenti ambientali.&lt;br /&gt;Gli aspetti cognitivi di un’emozione variano con l’età, l’esperienza e il contesto.&lt;br /&gt;Nelle prime settimane di vita il bambino ha una consapevolezza limitata ai cambiamenti degli stimoli interni ed esterni, con una componente cognitiva modesta, se non inesistente.&lt;br /&gt;A questo livello le espressioni emotive sono essenziali per la comunicazione dei bisogni immediati del bambino a chi si prende cura di lui e per stabilire il rapporto tra madre e bambino.&lt;br /&gt;Nella primissima infanzia la tristezza è l’emozione “negativa” più frequentemente esperita. &lt;br /&gt;Il grido di dolore essenziale per allarmare che si prende cura del bambino, forma la base per una prima esperienza dell’esistenza di una precisa relazione fra il proprio comportamento e le sue conseguenze. In concreto la manifestazione espressiva di dolore è seguita dall’assistenza e dal sollievo. Questa è una delle prime situazioni che contribuiscono allo sviluppo di una capacità crescente di discriminazione fra sé e l’altro da sé. Al cominciare del terzo mese del primo anno di vita, l’attenzione del bambino si dirige verso aspetti percettivi separati e distinguibili delle persone e degli oggetti che formano il suo ambiente. Compare il sorriso. A questa epoca il bambino piccolo comincia a sorridere in risposta a qualsiasi configurazione percettiva simile ad un volto e tendente ad orientarsi e a spingersi verso di essa. &lt;br /&gt;Il sorriso differenzia un’esperienza positiva particolare, il rapporto con un altro essere umano, da altri eventi positivi e con esso si ha una prima rudimentale distinzione fra l’interazione con il mondo delle cose e quella con il mondo delle persone e soprattutto si ha la prova dell’esistere di una esperienza positiva che non è più funzione dello stato interno del bambino ma delle qualità del mondo esterno da lui percepite. &lt;br /&gt;Il terzo livello di coscienza è caratterizzato dallo svilupparsi dei processi cognitivi. Il bambino comincia ad essere in grado di considerare se stesso come oggetto. Una volta che l’estraneo si rende ben discriminabile dagli individui familiari (intorno al primo anno), si ha il cessare della risposta indiscriminata del sorriso di fronte a qualsiasi volto umano e compare di fronte all’estraneo, la risposta della timidezza e della paura.&lt;br /&gt;Possiamo concludere dicendo che uno stimolo dato può suscitare delle emozioni diverse in relazione al livello di sviluppo percettivo, cognitivo, motorio ed affettivo del bambino e che la stessa emozione può presentarsi di fronte a dati percettivi ed esperienze differenti, in relazione al grado di integrazione cognitiva della realtà, cioè la significato che assumono per il soggetto gli elementi che la contraddistinguono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-2918520664952433400?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/2918520664952433400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=2918520664952433400' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2918520664952433400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2918520664952433400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/07/ontogenesi-delle-emozioni.html' title='Ontogenesi delle emozioni'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5934748593111660902</id><published>2010-06-06T14:34:00.001+02:00</published><updated>2010-06-06T14:36:35.546+02:00</updated><title type='text'>L’importanza delle cure offerte dalle figure importanti</title><content type='html'>“Ci sono ormai tali prove da non lasciare alcun dubbio sul fatto che la deprivazione prolungata di cure materne subita da bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la sua vita futura” (Bowlby 1953).&lt;br /&gt;Con il termine “deprivazione” si vuole indicare la sottrazione di qualcosa che prima c’era.&lt;br /&gt;“Le affermazioni nelle quali è implicito che i bambini che subiscono una istituzionalizzazione o forme simili di privazione nelle prime fasi della vita sviluppano comunemente caratteri psicopatici o anaffettivi sono scorrette” (Bowlby 1956).&lt;br /&gt;I primi lavori di Bowlby avevano dimostrato che i bambini che facevano esperienza della separazione o della deprivazione, provavano, non meno degli adulti, intense emozioni di dolore e tormento mentale: bramosia, infelicità, proteste rabbiose, disperazione, apatia e ritiro in se stessi. Egli aveva anche mostrato che gli effetti a lungo termine di queste separazioni potevano talvolta essere disastrosi e condurre alla delinquenza nei bambini o negli adolescenti e alla malattia mentale degli adulti. Nel separare un genitore dal proprio bambino veniva rotto un legame fondamentale che lega un essere umano ad un altro.&lt;br /&gt;Attraverso i suoi numerosi articoli, Rutter (1981)  porta alla definitiva valutazione empirica della deprivazione materna aggiornando l’opera di Bowlby. Il suo contributo è stato quello di raccogliere ulteriori prove e arrivare alla conclusione che la deprivazione materna possa agire come un fattore di “vulnerabilità” che innalza la soglia del bambino verso il disturbo invece di costituire un gente causale.&lt;br /&gt;Gli elementi fondamentali che caratterizzano l’ambiente culturale sociogenetico sono le figure parentali, i coetanei della stessa specie, l’ambiente fisico circostante, le cui stimolazioni lasciano una traccia indelebile nel comportamento dell’individuo. Gli stimoli segnale caratteristici di queste figure vengono appresi ed assimilati in tenera età. In determinati periodi dello sviluppo ontogenetico essi hanno la possibilità di “stampare” (imprinting) le loro caratteristiche, che poi si manifesteranno in modo coattivo nel comportamento successivo dell’individuo.&lt;br /&gt;Una caratteristica di tale comportamento è che la fissazione sull’oggetto può avvenire in un definito e breve periodo di tempo (periodo critico) della vita dell’animale, generalmente un’età piuttosto precoce.&lt;br /&gt;Pur essendo i periodi critici specificatamente costanti, a volte si osservano delle differenze individuali relativamente grandi. Ci sono cioè degli individui più precoci ed altri più tardivi, per i quali ultimi il periodo sensibile critico può estendersi oltre la durata temporale caratteristica della specie.&lt;br /&gt;La significatività delle ricerche sull’imprinting per la comprensione del comportamento sociale umano nasce dalle ricerche di Wolff, Spitz e Bowlby su bambini privati delle normali cure materne.&lt;br /&gt;Spitz ha definito come “organizzatore” l’intervento materno nel primo sviluppo psichico infantile.&lt;br /&gt;Il rapporto di Spitz sulla sindrome presentata da bambini ricoverati in befotrofio (in una condizione di vita in cui non esisteva alcuna persona che si occupasse individualmente del piccolo) è una testimonianza degli effetti negativi che la carenza totale delle cure materne ha sullo sviluppo dell’emotività, delle psicomotricità e del linguaggio e quindi del comportamento sociale dell’infante.&lt;br /&gt;Questa sindrome, nota con il termine ospitalismo presenta come sintomi principali un abbassamento generale del livello di sviluppo. Tale discesa sia ha dopo il 4° mese (che inizia soprattutto a carico del controllo motorio e posturale).&lt;br /&gt;L’autore ha notato come fino a 4 anni, la psicomotricità fosse estremamente compromessa al punto che a questa età esistevano delle difficoltà nella deambulazione, una incapacità di alimentarsi ed a vestirsi da soli ed una totale incapacità a controllare gli sfinteri. Il linguaggio era al massimo costituito da circa 12 parole risultando di 2 o 3 parole o addirittura assente nella metà dei casi.&lt;br /&gt;Anche quando il bambino arriva all’età scolare, il numero dei vocaboli acquisiti è scarsissimo e la comprensione del vocabolo è rigida ed univoca. La parola a volte è riconosciuta soltanto in un particolare contesto verbale. Il discorso è egocentrico ed il modo di espressione è monotono.&lt;br /&gt;Gli stessi comportamenti emotivi risultano bloccati nel loro sviluppo: l’espressività mimica è rudimentale, la percezione di sé è molto incerta per cui gli stessi bisogni fondamentali come la fame e la sete non sono distinti ed espressi. Di fronte allo specchio questi bambini rimangono indifferenti e non sono capaci di rapporti sociali (inerzia, passività, instabilità). Se a volte si determina un rapporto con una figura adulta, tale rapporto è estremamente possessivo ed esclusivistico.&lt;br /&gt;Anche per un bambino che ha potuto godere per 5 o 6 mesi di un buon rapporto con la madre e poi, per vari ragioni, è privato di questo contatto, dopo 4 settimane dalla separazione: il bambino piagnucola, rifiuta il cibo, non dorme e a poco a poco rifiuta ogni contatto con le persone e con le cose: si isola. Questo quadro clinico è definito come depressione anaclitica ed è regredibile se il piccolo nello spazio di 5-6 mesi può ricongiungersi con la madre: già dopo qualche giorno la sintomatologia scompare. In superficie il comportamento può sembrare garbato ed accomodante ma in realtà i contatti sono anaffettivi.&lt;br /&gt;Da qui, nelle situazioni di crescita in cui manca o è precaria la presenza materna o di un valido sostituto, si ha uno sviluppo della personalità di tipo patologico, in direzione antisociale.&lt;br /&gt;Si può concludere che l’attaccamento filiale o materno è subordinato ad una primaria esperienza sociale che deve avere un certo grado di intensità.&lt;br /&gt;Il nucleo essenziale è che il bambino nasce con una condizione istintiva per effettuare future esperienze sensoriali ed emotive che possono essergli offerte in modo ottimale dalle figure “importanti” che lo circondano e che gli siano vicino in modo amorevole, costante e stabile per un sufficiente periodo di tempo.&lt;br /&gt;Senza questa fondamentale esperienza primaria svolta in un periodo critico che per l’uomo va dalla 6° settimana al 6° mese di vita, il senso sociale non riesce a sviluppare efficaci rapporti con l’esterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5934748593111660902?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5934748593111660902/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5934748593111660902' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5934748593111660902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5934748593111660902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/06/limportanza-delle-cure-offerte-dalle.html' title='L’importanza delle cure offerte dalle figure importanti'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-2757026683829820078</id><published>2010-05-03T15:07:00.001+02:00</published><updated>2010-05-03T15:09:30.200+02:00</updated><title type='text'>Debiti di gioco, usura e sovra indebitamento</title><content type='html'>Da sempre il gioco d’azzardo ha rappresentato un terreno fertile per il diffondersi del prestito a strozzo.&lt;br /&gt;Si rischia denaro perché si crede, in maniera del tutto aleatoria, di ricevere un guadagno in denaro che gratifichi l’investimento. Il bisogno di vincere è la società stessa ad averlo imposto come valore. In questi ultimi tempi è aumentata la domanda delle occasioni da gioco che ha portato all’aumento dell’offerta e dei luoghi in cui giocare.&lt;br /&gt;Il fenomeno dell’usura nasce all’interno di un quadro di sovra indebitamento non più gestibile dal singolo. È proprio il sovra indebitamento da gioco la precondizione necessaria alla caduta nelle mani dell’usuraio, anche se non è sufficiente essere degli indebitati a rischio perché questo accada. Il soggetto che si rivolge all’usuraio è quella persona che si trova ad essere incapace di gestire la crisi e si rivolge all’usuraio considerando questa come la soluzione più semplice al problema. Gli usurai sono persone che stanno nei luoghi di sale scommesse, nei bar, negli ippodromi e aspettano solo che la persona disperata, perché ha perso tutti i suoi soldi al gioco in quella giornata, gli venga a chiedere aiuto, un aiuto che purtroppo costerà caro a quella persona. Gli usurai sanno quando è  il momento di avvicinarsi per fare la loro proposta in denaro. Così il giocatore lo ringrazierà e lo vedrà come il suo salvatore, promettendo che presto restituirà tutto il denaro prestato. Ma poi chi è malato di gioco non riesce a fermarsi e perde, perde continuando ad attingere al denaro del suo “amico” usuraio. Come possiamo immaginare i tassi di interesse dei soldi prestati diventeranno sempre maggiori e il giocatore patologico si ritroverà in una situazione ancora più grave e difficile da gestire da solo.&lt;br /&gt;È ormai accertato e lo confermano sia i dati provenienti dall’Istat, sia quelli di altri istituti di ricerca, che il sovra indebitamento è un fenomeno diffuso e purtroppo mostra una curva crescente. Molte sono le famiglie che anche a causa di una costante perdita di potere di acquisto dei propri redditi, non dispongono di risparmi o di una rete familiare in grado di aiutarle. Purtroppo più cresce la cultura del debito, più la società nel suo insieme si trova esposta al rischio di sovra indebitamento.&lt;br /&gt;È utile dire che se da una parte è diritto di ogni individuo aspirare al benessere economico e sociale, dall’altra, la mancanza di un senso di responsabilità individuale nel contrarre una serie di debiti è una forma “patologica” che può essere prevenuta attraverso campagne di sensibilizzazione e curata la dove il problema sussiste (attraverso gli sportelli di aiuto). &lt;br /&gt;Si può intervenire attraverso campagne di sensibilizzazione su fasce della popolazione adolescenziale in modo da prevenire il fenomeno del sovra indebitamento.  Esistono associazioni che si occupano di questi problemi e collaborano insieme per spingere la popolazione a chiedere aiuto, un aiuto risolutivo, prima che si cada in mano di persone sbagliata o prima che ci si faccia prendere dalla malattia del gioco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-2757026683829820078?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/2757026683829820078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=2757026683829820078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2757026683829820078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2757026683829820078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/05/debiti-di-gioco-usura-e-sovra.html' title='Debiti di gioco, usura e sovra indebitamento'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-8487921056349705628</id><published>2010-04-03T11:49:00.002+02:00</published><updated>2010-04-03T11:51:33.529+02:00</updated><title type='text'>L'integrazione lavorativa</title><content type='html'>"Disabile e Lavoro" è un quesito che sempre più frequentemente viene posto allo Sportello Disabili. Le opportunità lavorative sono poche e le informazioni per come accedervi non sono facili da trovare. Nonostante le agevolazioni fiscali e contributive a favore dei datori di lavoro, il numero degli occupati rimane sempre basso.&lt;br /&gt;Varie sono le cause: l'ambito territoriale, le caratteristiche ambientali e culturali, la dimensione e la dispersione dell'utenza disabile, la disponibilità e la tipologia delle aziende obbligate all'assunzione. La prima legge sull'inserimento lavorativo delle persone con disabilità (L. 482 del 2 aprile 1968) prevedeva già un sistema impositivo nei confronti delle aziende, obbligandole ad assumere persone con invalidità superiore al 45%. La nuova legge ha mantenuto l'obbligo di assunzione, introducendo però una modalità di tipo consensuale e negoziale tra tutti gli attori coinvolti (disabili, aziende e servizi). L'approccio della L. 68/99 favorisce la conoscenza dei bisogni specifici della persona, mettendone in evidenza le capacità e le potenzialità. L'analisi valutativa viene quindi a configurarsi come un processo attivo, in cui i vari soggetti preposti a realizzare tale funzione sono tenuti ad esprimere un'adeguata valutazione della persona con disabilità, per metterne in luce le capacità lavorative e per individuare quali possono essere gli interventi più adatti a favorire il suo inserimento lavorativo.&lt;br /&gt;Inserimento mirato significa "inserire la persona giusta, al posto giusto". Per far ciò è necessario conoscere la persona nella sua totalità, conoscere le sue attitudini, le sue capacità, le sue conoscenze e le sue potenzialità. E' necessario conoscere le offerte: conoscere la mansione in relazione al luogo di lavoro, agli strumenti lavorativi a disposizione, al vissuto psicologico/relazionale di chi deve essere inserito. Significa rendere accessibili gli ambienti di lavoro, sia sotto l'aspetto logistico (barriere architettoniche), sia sotto l'aspetto psico - relazionale delle persone con disabilità. Ogni persona è diversa dall'altra e le varie invalidità civili sono dovute a molteplici fattori: disabilità motoria o psichica, disabilità sensoriale, patologia psichiatrica, patologia tumorale o altre malattie rare, gravi o invalidanti.&lt;br /&gt;Molto spesso le famiglie delle persone con disabilità  si rivolgono agli operatori dei servizi per chiedere se esiste un futuro lavorativo per i loro figli, se anche loro possono avere la possibilità di svolgere un’attività lavorativa ma molto spesso o quasi sempre si sentono dire che il territorio non offre molte opportunità, che non ci sono soldi per finanziare progetti di inserimento lavorativo, insomma che è meglio  rinunciare a questo loro desiderio, bisogno. Le famiglie si sentono ancora più sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-8487921056349705628?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/8487921056349705628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=8487921056349705628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8487921056349705628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8487921056349705628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/04/lintegrazione-lavorativa.html' title='L&apos;integrazione lavorativa'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4405630389382822640</id><published>2010-03-08T13:53:00.002+01:00</published><updated>2010-03-08T13:55:28.456+01:00</updated><title type='text'>Il colloquio clinico</title><content type='html'>Il colloquio clinico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal vocabolario apprendiamo che il colloquio consiste in una conversazione, un momento fissato tra due o più persone per discutere, scambiare idee: comunicare.&lt;br /&gt;Etimologicamente comunicare significa “mettere in comune”, stabilire un rapporto con qualcosa che non ci appartiene, quindi “essere con” pur mantenendo una distanza.&lt;br /&gt;La comunicabilità si addice alle situazioni di adattamento reciproco, in cui ogni partecipante alla comunicazione impara gradualmente ad entrare nel sistema di riferimento dell’altro non abbandonando completamente il proprio (Jacques, 1992).&lt;br /&gt;Il fatto che un colloquio sia normalmente fissato con anticipo, che esiste un accordo sullo scopo, il tempo, il luogo e le condizioni particolari di attuazione (ad esempio il costo della seduta), introduce delle variabili che caratterizzano fortemente il contesto della comunicazione.&lt;br /&gt;Il contesto all’interno del quale si svolge il colloquio fa da contenitore a questo incontro e dà significato e senso agli scambi.&lt;br /&gt;Il colloquio clinico, come forma di interazione diadica, si configura come un particolare contesto in cui diversi e specifici sono i ruoli svolti dall’intervistatore e dal soggetto.&lt;br /&gt;L’intervistatore dispone dunque delle espressioni e del comportamento del soggetto, unitamente al contesto in cui esse vengono poste in atto.&lt;br /&gt;Esistono infatti delle convenzioni tra gli interlocutori, in primo luogo di origine socioculturale, che collocandoli su posizioni diverse, agiscono sul piano della relazione. &lt;br /&gt;La distribuzione dei turni di parola, per esempio, dipende da convenzioni esterne all’interazione in corso, dall’influsso di regole sullo svolgimento della conversazione, sulle modalità di espressione, sulla gestione dello spazio interlocutorio.&lt;br /&gt;Il colloquio si fonda più che su singoli episodi comunicativi, sul processo di interazione tra gli interlocutori, il quale non può prescindere dagli atteggiamenti dei protagonisti, dalle loro credenze, finalità e motivazioni individuali, che rendono allo stesso tempo irripetibile il suo svolgimento.&lt;br /&gt;Nello svolgimento di un colloquio, lo psicologo è spinto da motivazioni personali, umane, legate ai propri interessi ed alle curiosità verso gli altri, le quali si sono costituite attraverso una serie di scelte che egli ha effettuato nel tempo e che gli forniscono una sorta di sintesi operativa in quel momento.&lt;br /&gt;Il colloquio clinico è una situazione in cui la comunicazione avviene tra due persone che si incontrano più o meno volontariamente, sulla base di una rapporto esperto-cliente.&lt;br /&gt;Sullivan afferma che non è possibile conoscere che cosa turba la vita di una persona, il suo problema, senza avere un’idea abbastanza chiara della persona e di quelli che la circondano, e cioè delle modalità tipiche di relazione.&lt;br /&gt;Uno psicologo che tenga conto della dimensione temporale, non fa riferimento al solo contesto di osservazione (spazio interattivo del colloquio) ma anche al patrimonio interazionale che le persone hanno acquisito negli anni, dando rilievo agli elementi soggettivi (ricordi, aspettative, intenzioni), del tempo vissuto sia individuale che collettivo.&lt;br /&gt;La fisionomia del colloquio è tratteggiata dal metodo di conduzione dell’incontro e dalla unità di osservazione e di analisi.&lt;br /&gt;L’utilizzazione del colloquio a scopo diagnostico o prognostico si basa sul presupposto che, i tratti, le disposizioni, rilevate in una persona in occasione del colloquio, non sono caratteristiche incidentali, casuali, limitate nel tempo e nello spazio alla situazione in esame ma possono essere trasferite ad ambiti più vasti e rilevanti del comportamento.&lt;br /&gt;Tuttavia questa sostanziale identità, questa complessiva stabilità, non deve far dimenticare le molteplici potenzialità di una persona. Infatti, una relativa unità, continuità e costanza che è possibile riscontrare nella condotta di ognuno, non deve far credere che la persona sia un sistema “monovalente”.&lt;br /&gt;Essa è piuttosto un sistema “multivalente”, cioè dalle potenzialità molteplici, in quanto si è formata attraverso l’apprendimento di numerosi “ruoli” psicosociali.&lt;br /&gt;Nei rapporti interpersonali della vita quotidiana, la tendenza a generalizzare, partendo da un aspetto limitato del comportamento, porta ad una semplificazione, ad un appiattimento deformante nella “percezione” della personalità. &lt;br /&gt;Bisogna evitare che si verifichi anche nel colloquio clinico.&lt;br /&gt;Consapevole di questa facile tendenza alla generalizzazione, lo psicologo dovrà sempre formulare le proprie ipotesi con riserva, proponendosi di verificare, mediante l’assunzione di ulteriori informazioni, la prima impressione riportata.&lt;br /&gt;Deve assumere un atteggiamento di ricerca prudente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4405630389382822640?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4405630389382822640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4405630389382822640' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4405630389382822640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4405630389382822640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/03/il-colloquio-clinico.html' title='Il colloquio clinico'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6239939221437112669</id><published>2010-01-29T10:33:00.002+01:00</published><updated>2010-01-29T10:35:32.282+01:00</updated><title type='text'>La coppia genitoriale</title><content type='html'>I bambini devono avere accesso ad entrambe i genitori.&lt;br /&gt;Molto spesso sono le donne ad occuparsi maggiormente dei figli. Teniamo conto certamente del periodo della gravidanza e di quanto una donna si senta già mamma e poi il periodo post parto, il momento dell’allattamento, il rimanere a casa con il neonato per mesi prima di tornare a lavoro. Sono tutti elementi che rendono il rapporto tra madre e figlio molto stretto e intenso. Da qui può sorgere la difficoltà di un papà di entrare a far parte di questo rapporto.&lt;br /&gt;Se i padri vengono esclusi dal rapporto o si escludono loro stessi,  le conseguenze possono essere:&lt;br /&gt; La madre si sente abbandonata ed il padre la giudica incompetente nel rapporto con il figlio.&lt;br /&gt; Il padre si sente sminuito e poco importante, tutto ciò che riguarda i figli è compito della madre.&lt;br /&gt; I figli iniziano ad occuparsi dei bisogni della madre (diventano “madri” o “compagni della madre”) e tutto questo porta ad una maggiore distanza nella coppia e il bambino a prendere un ruolo che non gli compete ed a caricarsi di responsabilità non sue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I figli hanno bisogno di entrambe i genitori. Essi devono agire “insieme” nel rapporto con loro e soprattutto non uno contro l’altro. Questo presuppone che essi si rispettino nel loro modo di essere genitori. L’effettivo rispetto si evidenzia quando un genitore accoglie con benevolenza il comportamento del partner nei confronti dei figli e non interviene per correggerlo davanti al figlio.&lt;br /&gt;Un’altra cosa molto importante è che all’interno della famiglia, la coppia genitoriale deve ritagliarsi uno spazio per la coppia marito e moglie. Essi devono creare e proteggere spazi e tempi da sfruttare solo per se stessi.&lt;br /&gt;Alcune donne si rassegnano, si sottomettono al proprio destino nel senso che si assumo il carico della gestione dei figli, della casa, del lavoro e portano per anni il peso del “carico” fino ad esplodere. Sono donne che difficilmente sanno chiedere aiuto, sono donne “forti” ma non abbastanza da portare troppo a lungo un peso del genere sulle proprie spalle.&lt;br /&gt;Dall’altra i mariti-padri, si sentono sempre più estranei a casa, hanno sempre meno da dire e la vita sessuale diventa sempre meno frequente: si crea uno sbilanciamento di potere e la coppia entra in una crisi coniugale.&lt;br /&gt;Quando vengono in terapia è perché arrivano nel corso di una “crisi”.&lt;br /&gt;In genere la donna riporta sentimenti di rabbia per non sentirsi compresa dal compagno come donna e non sentirsi aiutata abbastanza come mamma. Dall’altra anche l’uomo non si sente più compreso da lei e sente che è stato tagliato fuori da quel rapporto così intimo tra madre e figlio, quel figlio che sembra aver preso il suo posto, quello di “compagno della madre”.&lt;br /&gt;Lei: “per tutti questi anni ho fatto tanto per la famiglia ma tu non ti sei mai accorto di nulla, ora sono stanca, non provo più sentimenti di amore per te”.&lt;br /&gt;Lui: “ma io ho sempre cercato di aiutarti e starti vicino ma tu non me lo hai permesso; io lavoravo e tornavo tardi per portare i soldi a casa, per la nostra famiglia; se non ci pensavo io che ci pensava?”.&lt;br /&gt;La terapia di coppia aiuta i due a riscoprirsi di nuovo come partner, ad ascoltarsi l’uno con l’altro forse come mai non avevano fatto prima e cioè nell’essere più schietti ed espliciti nei propri bisogni. A ritrovare o a trovare quella complicità non solo come coppia di partner ma anche come coppia genitoriale, senza più quei giochi di potere che “servivano” a ferire l’altro/a.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6239939221437112669?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6239939221437112669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6239939221437112669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6239939221437112669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6239939221437112669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2010/01/la-coppia-genitoriale.html' title='La coppia genitoriale'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4014006255374059856</id><published>2009-11-27T17:09:00.002+01:00</published><updated>2009-11-27T17:10:07.598+01:00</updated><title type='text'>Il bambino che fa il bullo</title><content type='html'>Si parla di bullismo quando uno o più individui si divertono utilizzando il proprio potere per molestare ripetutamente e gravemente una o più persone. Il bullismo comprende vari comportamenti: il bullismo fisico, quello verbale e il bullismo relazionale.&lt;br /&gt;Il bambino incline al bullismo presenta gravi problemi di impulsività e di inadeguata espressione dell’aggressività, ha difficoltà di sentirsi di far parte della comunità scolastica. Il bullo individua un altro bambino più “debole” e lo fa diventare il suo bersaglio da colpire ogni volta lui decide di farlo. Si sente superiore e rifiuta l’altro perchè si giudica migliore di lui e quindi in diritto di tormentarlo. Nel momento in cui un comportamento bullistico non viene riconosciuto e affrontato, rimane la possibilità che da adulto possa diventare un violento; non sarà da meno un bambino che è stato vittima di un atto di bullismo. Chi subisce ripetuti atti di bullismo tende a sviluppare sintomi depressivi, bassi livelli di autostima, sentimenti di paura e stati ansiosi. Essi provano vergogna e imbarazzo nel parlare del loro problema ma quanto più si isolano tanto più cadono nel loro stato di angoscia. I sintomi di ansia che possono manifestare sono l’insonnia, gli incubi, i tic, l’eccesso di nervosismo e il rifiuto di andare a scuola. Inoltre possono manifestare mancanza di appetito, problemi gastrointestinali, dermatiti etc. Dall’altra, i bambini che si comportano da bulli, nonostante l’apparente fiducia in se stessi, hanno un livello di autostima basso e sebbene sembra che si piacciano, è dimostrato che solo le situazioni da cui possono ricavare un senso di superiorità o di controllo sugli altri, riescono a farli stare meglio, a placare la loro inquietudine. Nella maggior parte dei casi di bullismo, ci si concentra sul bambino che ha subito l’aggressione ma altrettanto importante è dedicarsi al “bullo” attraverso un lavoro di collaborazione  tra la famiglia, la scuola e gli operatori del sociale (psicologi, assistenti sociali…), perché spesso dietro un atto di bullismo, ci sono messaggi, tra cui quello di richiesta di attenzione. I genitori vanno aiutati ad affrontare il problema. Spesso quando  scoprono che un figlio fa il bullo, si preoccupano perché temono che non impari a stare bene con gli altri e vivono l’ansia di essere convocati a scuola in seguito ad un nuovo episodio di abuso. Non capiscono perché i figli si comportino male e si sentono in difficoltà per il loro insuccesso nel limitare il comportamento aggressivo dei figli. Questi genitori vanno aiutati a chiedere aiuto a persone specializzate sia per  capire cosa c’è dietro il comportamento da bullo sia per imparare quali sono le strategie migliori da adottare per fronteggiare la situazione. Ci sono poi genitori che sottovalutano il problema, arrivando anche a giustificare il comportamento dei loro figli e questo atteggiamento non fa che peggiorare tutta la situazione a casa e a scuola. Dall’altra, come si deve comportare invece un genitore di un bambino vittima di bullismo?. Anche in questo caso i genitori vanno guidati, perché un atteggiamento iperprotettivo potrebbe essere nocivo e portare il bambino a sentirsi insicuro e debole ma anche un atteggiamento troppo duro portarlo a non sentirsi compreso e a sottovalutare la sua richiesta di aiuto.&lt;br /&gt;Le situazioni vanno valutate caso per caso, con particolare attenzione al bambino che sia il bullo  che sia la vittima, in relazione al contesto casa, scuola e al contesto socio-culturale. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4014006255374059856?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4014006255374059856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4014006255374059856' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4014006255374059856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4014006255374059856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/11/il-bambino-che-fa-il-bullo.html' title='Il bambino che fa il bullo'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-1617577686502946758</id><published>2009-09-26T18:18:00.001+02:00</published><updated>2009-09-26T18:20:12.530+02:00</updated><title type='text'>“Litighiamo per ogni sciocchezza e poi da una lite arriviamo a farci la guerra”.</title><content type='html'>Molto spesso sento dire dalle coppie in terapia che non si fa altro che litigare, litigare, litigare, arrivando ad esplosioni di rabbia enorme da entrambe le parti; “non siamo mai arrivati a tanto, non mi riconosco più”.&lt;br /&gt;Il più delle volte non è tanto quello che si dice a ferire ma il “come” vengono dette le cose. &lt;br /&gt;Faccio un esempio. L’uomo che durante un litigio si sente sfidato dalla compagna, non fa altro che dimostrare di aver ragione e con questo finisce di essere affettuoso, diventando ostile. È ciò che porta a ferire la compagna. &lt;br /&gt;Quando invece è la donna a sentirsi sfidata, ella adotta un atteggiamento verbale diffidente e improntato al rifiuto. È ciò che porta a ferire il compagno.&lt;br /&gt;Quasi sempre non ci si accorge, perché troppo presi a farsi la guerra, di quanto tale comportamento porti a ferire sia l’uno che l’altro. Utile in terapia è registrare le sedute e poi far riascoltare alla coppia la cassetta. Riascoltandosi mostrano sorpresa nel sentire certe espressioni e toni e modi di parlare all’altro/a.&lt;br /&gt;Durante un litigio l’uomo usa le armi del rimprovero, del giudizio e della critica, ha la tendenza ad urlare (e questo porta ad intimidire la compagna) e a dare libero sfogo alla rabbia. In questo modo la partner, intimidita,  si ritira e si chiude in se stessa arrivando a perdere la fiducia nel compagno che a sua volta si ammutolisce e perde via via la capacità di provare interesse e amore per lei. La conclusione è che forse è meglio non parlare di certi argomenti altrimenti si arriva di nuovo alla lite. Apparentemente le cose per un po’ sembrano andare bene ma è solo una illusione, perché non si fa altro che tenersi tutto dentro e aspettare il pretesto per “rinfacciare”.&lt;br /&gt;Di solito per dimenticare i sentimenti che fanno male e di cui è meglio non parlare, l’uomo si getta sul lavoro, sul cibo o cade in altre forme di dipendenza (ad esempio la dipendenza da gioco d’azzardo).&lt;br /&gt;Dall’altra la donna si stampa un sorriso sul viso, mostrando a se stessa e agli altri la soddisfazione di stare bene. Con il tempo però, il suo risentimento cresce, continua a dare al compagno ma senza ricevere nulla di cui ha bisogno. Questo succede perché lei ha difficoltà a chiedere per se stessa, non riconoscendo i suoi bisogni!. Allora prenderà su di sé la colpa e  la responsabilità di qualunque cosa stia turbando il partner, però senza andare mai a fondo al motivo dello stare male. Il loro principale obiettivo è quello di essere ammirate da tutti “sei veramente brava, se non fosse per te che pensi a tutto!”; ma così facendo rinunciano alla propria identità (le codipendenti). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-1617577686502946758?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/1617577686502946758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=1617577686502946758' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1617577686502946758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1617577686502946758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/09/litighiamo-per-ogni-sciocchezza-e-poi.html' title='“Litighiamo per ogni sciocchezza e poi da una lite arriviamo a farci la guerra”.'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-9035290874454834041</id><published>2009-08-30T10:49:00.002+02:00</published><updated>2009-08-30T10:50:38.057+02:00</updated><title type='text'>“Non mi sento capita”…. “Non mi sento accettato”.</title><content type='html'>In una coppia gli uomini e le donne hanno bisogni emotivi diversi, è un bagaglio che ognuno porta con sè e, nel momento della scelta del proprio partner, lo/la sceglie in base alla “soddisfazione” di quei bisogni. Spesso però, ognuno pensa che l’altro abbia i suoi stessi desideri e i suoi stessi bisogni  e questo da luogo a insoddisfazione e risentimenti. Faccio un esempio, a volte noi donne facciamo un sacco di domande al nostro partner e in questo modo esprimiamo interesse per lui e preoccupazione, pensiamo che facendolo parlare, dopo si sentirà meglio o che riusciremo a risolvere il suo problema (le solite “crocerossine”). Dall’altra il nostro partner non sente lo stesso bisogno della donna,  perché il suo di bisogno è quello di essere lasciato in pace per un po’ di tempo, lui sente la necessità di pensare tra se e se e di conseguenza percepisce come invadente le tante domande che le fa la compagna; inoltre sente che la sua compagna lo ritiene incapace di prendere la decisione giusta e non si sente accettato. L’uomo ha bisogno di apprezzamento e incoraggiamento. Ancora un altro esempio che riguarda invece quanto le donne non si sentano capite dal proprio compagno. Quando una donna è turbata, il suo compagno pensa di aiutarla facendo osservazioni che  minimizzano l’importanza dei suoi problemi e così la donna si sente dire “dai che non è poi così grave” oppure la ignora, pensando che lei ha bisogno di strare da sola. La donna invece vuole, desidera, essere “ascoltata” dal proprio partner senza essere giudicata, in questo modo si sente “capita” e sostenuta. Le donne hanno bisogno di essere rassicurate e comprese.&lt;br /&gt;Quanto spesso in terapia sento dire da un uomo “lei cerca di correggere il mio comportamento e mi tratta come se fossi un bambino dicendomi che cosa devo e non devo fare”; e da una donna “lui non mi ascolta, minimizza l’importanza dei miei sentimenti, non mi sento compresa, mi sento sola”.&lt;br /&gt;Questi momenti in terapia sono molto importanti, perché danno la possibilità ad ognuno di ascoltarsi con attenzione per la prima volta e di comprendere che, quello che sente uno o che desidera, non è identico a quello dell’altro; i bisogni tra un uomo e una donna sono diversi!. &lt;br /&gt;Da quel momento in poi, sicuramente ci saranno “ricadute” nei vecchi comportamenti ma saranno sempre di meno, perché ora c’è la  consapevolezza&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-9035290874454834041?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/9035290874454834041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=9035290874454834041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/9035290874454834041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/9035290874454834041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/08/non-mi-sento-capita-non-mi-sento.html' title='“Non mi sento capita”…. “Non mi sento accettato”.'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-8839795998291638698</id><published>2009-07-26T16:17:00.001+02:00</published><updated>2009-07-26T16:19:14.541+02:00</updated><title type='text'>Perché le differenze tra un uomo e una donna portano alla lite?</title><content type='html'>Esistono differenze tra un uomo e una donna, sono differenze che non vanno sottovalutate perché, se le si ignorano o non le si conoscono, spesso portano ad incomprensioni  e malesseri nella coppia. Gli uomini e le donne hanno diversi modi di pensare, di parlare, di amare e di agire.&lt;br /&gt;Gli uomini danno importanza soprattutto al potere, alla competenza, all’efficienza e ai risultati. Si definiscono in base alla loro capacità di raggiungere risultati. Raggiungere degli obiettivi è molto importante per un uomo, è un modo di dimostrare la propria capacità e quindi di stare bene con se stesso. Quando una donna dice ad un uomo “cosa fare”, offrendogli un consiglio, lui reagisce male perché ai suoi occhi significa che non sa fare quella cosa o che non è in grado di farlo da solo.&lt;br /&gt;Le donne invece danno importanza all’amore, ai sentimenti, alla bellezza e ai rapporti interpersonali. La comunicazione per loro è molto importante, come è importante per loro “essere ascoltate”. Le donne sono molto intuitive, sono ottime ascoltatrici e tendono spesso ad anticipare i bisogni degli altri. Per una donna non c’è nulla di offensivo nell’offrire un aiuto e nell’averne bisogno mentre per un uomo può significare segno di debolezza. Infatti spesso succede che, ad offrire assistenza ad un uomo, si rischia di farlo sentire incompetente, debole o addirittura menomato. Non di rado, durante le mie terapie di coppia, sento dire ad una donna che il loro tentativo è quello di voler “cambiare” il loro partner e questa è  una missione importante per loro “ci riuscirò prima o poi a farlo diventare come desidero”; “deve cambiare, così non va bene”. Pensate per un uomo quanto tutto ciò sia squalificante ed offensivo!.&lt;br /&gt;Le differenze tra un uomo e una donna derivano anche e soprattutto dal “parlare due lingue diverse” che spesso portano a fraintendimenti.&lt;br /&gt;Le donne hanno un modo diverso di esprimere i sentimenti: spesso sento dire da una donna “non mi sento ascoltata né capita da lui” e dall’altra l’uomo che risponde “ma io proprio non sono d’accordo con quello che dici”, perché lui è fermamente convinto di averla ascoltata sempre.&lt;br /&gt;Oppure, quando l’uomo sta in silenzio, lei fraintende e pensa  che non la ma più. Sono molte le ragioni per cui l’uomo tende a rinchiudersi in se stesso: magari ha bisogno di risolvere un problema e di trovare una soluzione pratica. Questo suo “chiudersi in se steso” viene visto dalla donna come un “vedi non vuole condividere con me quello che lo preoccupa e io non so come aiutarlo se lui non me lo dice”. Spesso noi donne sbagliamo il momento, perché è fondamentale aspettare un tempo e chiedere nel momento adatto, accettando anche periodi di chiusura da parte di lui. Quando invece una donna vuole a tutti i costi sapere che cosa turba un uomo per voler risolvere subito il problema, “io le chiamo le crocerossine ”, appare invadente ed è proprio quello il modo di far chiudere ancor di più l’altro. Può succedere che si sente soffocare quando lei cerca di confortarlo (che è una cosa che all’uomo non piace) o di aiutarlo a risolvere una difficoltà. Lui può avere la sensazione che lei non lo ritenga in grado di gestire i suoi problemi, che non lo ritenga abbastanza uomo. Può sentirsi controllato, trattato come un bambino o avere l’impressione che lei lo voglia cambiare. Quello che in genere io consiglio alle coppie che manifestano questo problema,  è quello di “lasciarsi” periodicamente degli “spazi reciproci”, senza aver paura che questi spazi possano invece far allontanare e di aspettare, nel caso dell’uomo che si chiude in se stesso, che sia lui a chiedere aiuto e non lei ad anticiparlo. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-8839795998291638698?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/8839795998291638698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=8839795998291638698' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8839795998291638698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8839795998291638698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/07/perche-le-differenze-tra-un-uomo-e-una.html' title='Perché le differenze tra un uomo e una donna portano alla lite?'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5466526041623216649</id><published>2009-06-15T10:34:00.002+02:00</published><updated>2009-06-16T11:06:32.588+02:00</updated><title type='text'>Quando un figlio sta male……….</title><content type='html'>L’invio.&lt;br /&gt;I genitori possono essere inviati da latri professionisti o presentarsi di propria iniziativa. È fondamentale rispondere prontamente all’invio, dal momento che il funzionamento relazionale di genitori e figli che vivono in condizione di costante tensione può deteriorarsi rapidamente. Inoltre una risposta fornita con il giusto tempismo permette al terapeuta di effettuare una prima valutazione dei rischi che il bambino corre nell’immediato. Il primo contatto con il terapeuta avviene telefonicamente, perché è questo il momento in cui una persona comincia ad interessarsi alle preoccupazioni per se stesso e per il bambino.&lt;br /&gt;La prima seduta.&lt;br /&gt;In questa fase è fondamentale per il terapeuta capire quali sono i veri motivi della richiesta di aiuto.&lt;br /&gt;a. Problemi del bambino: ci si riferisce a tutte le problematiche direttamente attribuibili al bambino (difficoltà di regolazione nell’alimentazione, difficoltà comportamentali, gli scoppi di rabbia, una eccessiva dipendenza etc…).&lt;br /&gt;b. Problemi del genitore: è frequente che una famiglia venga segnalata quando di ritiene che le problematiche legate alla salute del genitore e al suo stato mentale rappresentino un rischio potenziale per lo sviluppo del bambino. Un esempio è quando il genitore è troppo assorbito dai propri stati affettivi e non è in grado di riconoscere i bisogni del figlio né di rispondere ad essi. A questo comportamento del genitore, il bambino potrebbe rispondere imparando ad adattarsi alla mancanza di disponibilità del genitore ritirandosi dalla relazione e facendo ricorso all’autostimolazione e all’autoconsolazione.&lt;br /&gt;c. Problemi della relazione con il bambino: ci sono casi in cui la relazione con il bambino si presenta come problematica sin dall’inizio. Per esempio una madre potrebbe riferire di non aver stabilito un legame con il proprio figlio. Sono genitori che non sono in grado di creare nella propria mente lo spazio per preoccuparsi del figlio, spesso non riescono ad adattarsi ai suoi bisogni precoci e a farsi coinvolgere in una relazione connotata da un investimento emotivo molto forte. È molto importante che il bambino senta che qualcuno si occupa dei suoi stati fisici e mentali, comunicandogli la sensazione di essere al sicuro.&lt;br /&gt;d. Problemi della coppia genitoriale: la relazione di coppia può rappresentare la ragione iniziale per la consultazione, per esempio quando sia in corso una separazione. In altri casi dietro una qualche preoccupazione per il figlio, si nasconde una situazione problematica di coppia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fase intermedia della terapia.&lt;br /&gt;La chiave del cambiamento nella relazione genitori-bambino è racchiusa nella fase intermedia della terapia, quando tutti i pazienti sono sempre più coinvolti. Questa fase può aver inizio anche se non è ancora completamente consolidata l’alleanza terapeutica. Anche il bambino a sua volta assorbe le emozioni che circolano nella stanza di terapia, costruisce la sua relazione con il terapeuta e nutre un’aspettativa sull’aiuto che può riceverne.&lt;br /&gt;Una volta che il legame terapeutico si è stabilizzato, emergono con maggiore chiarezza gli “stili relazionali” di bambini e genitori. Compito del terapeuta è di “restituire”  ai pazienti le “interazioni” così come le osserva, come se fosse possibile vederle al rallentatore per esaminare i dettagli impercettibili ad un primo esame.&lt;br /&gt;La conclusione della terapia.&lt;br /&gt;La decisione di porre fine al trattamento attiva nella relazione tra terapeuta, genitori e bambino uno stadio caratterizzato molto spesso dall’improvvisa comparsa di sentimenti regressivi ed emozioni primitive, ad esempio l’ansia da separazione. Uno dei compiti evolutivi del bambino è quello di imparare a gestire le continue separazioni che affronta ogni giorno: deve accettare che i genitori lo possono lasciare anche da solo per un po’ di ore, imparare che arriva il momento di andare a dormire o sapere aspettare se non riceve una risposta immediata alle sue richieste. Durante la terapia i genitori e il bambino condividono le separazioni rappresentate dalla fine di ogni seduta  seguite dal ricongiungimento nella seduta successiva. L fase conclusiva permette di assimilare queste esperienze e prepara ad un ultimo saluto, a cui non seguirà un ritorno per la seduta successiva.&lt;br /&gt;Questa fase fornisce al bambino e al genitore la preziosa opportunità i percepire, comprendere e digerire i sentimenti di separazione e di perdita.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5466526041623216649?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5466526041623216649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5466526041623216649' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5466526041623216649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5466526041623216649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/06/quando-un-figlio-sta-male.html' title='Quando un figlio sta male……….'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-2907527899255508706</id><published>2009-05-14T18:01:00.001+02:00</published><updated>2009-05-14T18:03:18.579+02:00</updated><title type='text'>L'autonomia</title><content type='html'>L’autonomia di una persona non va considerata unicamente all’interno dei confini della forza dell’Io e delle risorse intrapsichiche. Il raggiungimento dell’autonomia è strettamente legato alla “lealtà” verso la famiglia di origine. “Gli impegni di lealtà” dei singoli membri della famiglia sono indicatori del bilancio della giustizia familiare: costituiscono una determinante invisibile, intrinseca di catene di azioni-reazioni tra i membri della famiglia attraverso le generazioni.&lt;br /&gt;Può succedere che il figlio per esempio, può rimanere indebitato verso i genitori che hanno fatto tanto per lui, e ripagarli attraverso forme patologiche di lealtà come il non riuscire a crescere emotivamente o a separarsi. In questo contesto qualsiasi psicopatologia e insuccesso di maturazione equivale ad un pagamento per la gratitudine e la lealtà dovute ai genitori (figli come oggetti sacrificali).&lt;br /&gt;Gli adulti che non hanno adeguatamente elaborato la loro separazione emotiva e il senso di colpa, posso rimanere inconsciamente troppo impegnati e leali verso le famiglie di origine. I loro figli possono allora essere usati come oggetto sostitutivo di gratificazione per la dipendenza non esaudita dei genitori. I genitori possono anche cercare di ripagare il loro debito verso i propri genitori con un atteggiamento oblativo verso i figli, atteggiandosi a martiri e generando sensi di colpa. Che succede allora? Quando ai bambini non è permesso di essere tali, di perseguire i propri interessi e bisogni, si sentono iper-responsabili e cercano di svolgere funzioni genitoriali: il figlio genitorializzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’individuo è membro di un sistema relazionale attraverso il suo impegno di lealtà. È impegnato verso la famiglia attraverso obblighi sia manifesti sia invisibili. È una tendenza umana attendersi una giusta ricompensa ai propri contributi “dopo tutto quello che ho fatto per te, questo è il ringraziamento, andartene, fregandotene della nostra famiglia” e dovere una giusta ricompensa per i benefici ricevuti dagli altri.&lt;br /&gt;L’unione tra due persone spesso provoca un confronto tra due sistemi di lealtà verso la famiglia  nucleare. L’obbligo “irrisolto” verso la famiglia di origine lo chiamiamo “lealtà originale”. Quando un uomo e una donna decidono di stare insieme, la loro lealtà verso la futura unità familiare nucleare deve raggiungere una tale importanza, da permettere loro di “superare” le lealtà originali”.&lt;br /&gt;Molto spesso nel mio lavoro con le coppie, ho potuto constatare che quasi sempre, quando ci sono conflitti coniugali, un sintomo scatenante (es. una dipendenza patologica) di uno dei coniugi o di un figlio, dietro al malessere che la famiglia o un membro porta in terapia, si nascondono “lealtà originali” congelate, ossia conflitti di lealtà che non permettono all’intero sistema familiare,  di raggiungere un equilibrio sano. La formazione di un capro espiatorio in una famiglia può servire ad evitare le lealtà familiari irrisolte. Allora se il “tempo” della famiglia è quello giusto, il terapeuta deve chiamare tutti i membri della famiglia nucleare per “scongelare” obblighi irrisolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-2907527899255508706?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/2907527899255508706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=2907527899255508706' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2907527899255508706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2907527899255508706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/05/lautonomia.html' title='L&apos;autonomia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6141202179884651923</id><published>2009-04-02T17:07:00.001+02:00</published><updated>2009-04-02T17:08:53.614+02:00</updated><title type='text'>La famiglia con un figlio adolescente</title><content type='html'>L’adolescenza è un evento critico di crescita e come tale mette alla prova la capacità di adattamento e flessibilità dell’intera organizzazione e struttura familiare. Si tratta di una sfida evolutiva che interessa sia l’adolescente che il genitore.&lt;br /&gt;Un compito di sviluppo di tale fase del ciclo vitale, è rappresentato dalla separazione dalle figure parentali con il parallelo raggiungimento dell’indipendenza.&lt;br /&gt;Al giorno d’oggi non è sempre facile compiere questo passo, perché è un passo che richiede molti sforzi a livello emotivo da parte sia dei genitori che dell’adolescente.&lt;br /&gt;Il percorso di transizione si realizza attraverso il processo di differenziazione reciproca tra le generazioni: differenziarsi vuole dire rispondere di sé in termini di pensieri, emozioni ed azioni a partire dalla comune appartenenza alla storia familiare. Ciò che nasce è la capacità di distinguere tra sé e l’altro da sé.&lt;br /&gt;L’adolescente ha bisogno di uscire da casa per confrontarsi con il mondo esterno, cercando attivamente un gruppo di riferimento che costituisce per lui un vero e proprio supporto identitario. Ma nello stesso tempo deve poter ritornare presso la sua famiglia d’origine, per introdurre le conquiste esterne e saggiare la capacità di accettazione e di integrazione del sistema familiare. Crescere vuole dire essere portatori di una differenza senza negare la matrice di appartenenza.&lt;br /&gt;Per i genitori si tratta di passare da una fase di generatività parentale ad una di generatività sociale. Il crescere dei figli rinvia al tema del distacco-perdita con il quale i genitori devono confrontasi. Ciò necessita di un’adeguata elaborazione del dolore connesso alla separazione dai figli e consente alla coppia genitoriale di reinvestire sulla coppia coniugale e di prepararsi al momento dell’uscita dei figli da casa. Inoltre alla base di una comunicazione adeguata tra genitori e figli adolescenti ci deve essere la capacità genitoriale di accettare gradualmente le opinioni dei ragazzi e il loro punto di vista durante i dialoghi e le discussioni in famiglia e di sostenere i loro sforzi verso l’autonomia.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6141202179884651923?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6141202179884651923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6141202179884651923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6141202179884651923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6141202179884651923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/04/la-famiglia-con-un-figlio-adolescente.html' title='La famiglia con un figlio adolescente'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4926747296835213325</id><published>2009-03-16T15:41:00.002+01:00</published><updated>2009-03-16T15:41:59.183+01:00</updated><title type='text'>Le emozioni nella prima infanzia</title><content type='html'>Verso i 2 anni molti bambini dispongono di un vocabolario con cui descrivere le emozioni fondamentali “Ti abbraccio. Bimbo contento”; “E’ buio. Ho paura”. Nell’età compresa tra i 2 e i 5 anni il bambino impara a riconoscere e a nominare situazioni ed espressioni del viso che denotano sentimenti diversi. La distinzione tra sentimenti positivi e negativi è la prima ad essere acquisita. Parallelamente allo sviluppo si osservano vari cambiamenti nella comprensione di diversi aspetti delle emozioni: il bambino per esempio arriva a capire sempre di più che la fonte delle emozioni può essere sia interna sia esterna, cioè legata alle situazioni. Prima dei 6-7 anni può essere in grado di nominare emozioni sia positive che negative; ma fino ai 9-10 anni non riesce a riconoscere con chiarezza l’ambivalenza o i sentimenti  costituiti da un misto di emozioni negative e positive. A mano a mano che il bambino cresce, capisce sempre meglio che i sentimenti reali possono essere diversi da quelli osservabili, impara che è possibile mascherare le proprie emozioni.&lt;br /&gt;Nel periodo compreso tra i 7 e i 12 mesi i bambini sviluppano nuove paure, probabilmente a causa dell’incremento della memoria di rievocazione (capacità di recuperare uno schema, e cioè la rappresentazione degli elementi salienti in un evento e le loro relazioni reciproche, in assenza di stimoli rilevanti) e delle memoria a breve termine (il processo tramite il quale l’esperienza presente viene messa in relazione con gli schemi immagazzinati per un periodo di 20-30 secondi).&lt;br /&gt;La paura degli estranei: una delle paure più frequenti nel secondo semestre di vita è l’angoscia di fronte agli estranei. I bambino di 8 mesi manifesta uno stato di angoscia quando corruga il volto all’avvicinarsi degli estranei, volge lo sguardo verso la madre e l’estraneo e dopo pochi secondi comincia a piangere. Dunque, il bambino di 8 mesi per diventare ansioso, non deve osservare la persona che gli è familiare, in quanto mette a confronto l’estraneo con gli schemi recuperati nella memoria, delle figure familiari e quando non riesce ad assimilare il primo al secondo, cade nell’incertezza e si mette a piangere.&lt;br /&gt;L’angoscia da separazione: la paura  di una separazione temporanea che si prende cura di lui si manifesta quando il bambino viene lasciato in una ambiente sconosciuto o in presenza di un estraneo, mentre è meno probabile se il bambino si trova in casa o con un familiare o con una baby-sitter. L’angoscia di separazione compare di solito tra i 7 e i 12 mesi, raggiunge il culmine tra i 15 e i 18 mesi e poi diminuisce gradualmente. L’intensità dell’angoscia per una temporanea separazione dalla madre può dipendere in parte dalla qualità della relazione emotiva che si è instaurata nella coppia madre-figlio.&lt;br /&gt;Le emozioni e le espressioni facciali: il sorriso.&lt;br /&gt;Anche il neonato sorride ma si tratta di una reazione riflessa, stimolata spesso da un colpetto sulle labbra o sulle guance, anche se nel primo mese comparirà in risposta a determinati suoni. A 2 mesi invece il sorriso è una risposta ad una più ampia gamma di stimoli, specialmente ai volti umani e alle voci. A 3 mesi il bambino può sorridere in risposta alla maggior parte dei volti umani perché riconosce  che il volto è simile ad un viso familiare, forse a quello del genitore. Nel corso del primo anno tendono a sorridere ad esempio alla madre che fa il cucù o al solletico. Ma già dall’inizio del secondo anno sorrideranno e rideranno in situazioni che hanno provocato essi stessi. La comparsa del sorriso e del riso è dunque il risultato di modificazioni cognitive.&lt;br /&gt;L’espressione delle emozioni  è influenzata sia dai fattori biologici che dall’apprendimento. Mano mano che procede il processo di maturazione, i bambini cominciano ad interpretare e ad etichettare le loro sensazioni e nel farlo usano spesso concetti appresi dagli altri. A seconda delle situazioni, i bambini imparano ad associare le loro sensazioni e la situazione, all’etichetta “rabbia”, “paura”, “vergogna”.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4926747296835213325?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4926747296835213325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4926747296835213325' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4926747296835213325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4926747296835213325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/03/le-emozioni-nella-prima-infanzia.html' title='Le emozioni nella prima infanzia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-8309178620694016686</id><published>2009-02-15T10:19:00.002+01:00</published><updated>2009-02-15T10:22:03.856+01:00</updated><title type='text'>Il gruppo</title><content type='html'>Il gruppo si identifica come una pluralità in interazione, con un valore di legame.&lt;br /&gt;Pluralità: il gruppo è un insieme numericamente ridotto di persone.&lt;br /&gt;Interazione: è l’azione reciproca tra gli individui del gruppo. Si definisce almeno a tre livelli: il primo è quello dell’influenzamento reciproco dell’individuo (agito), giocato tra l’adattarsi agli altri e ad adattare gli altri; il secondo è il fare insieme più o meno concertato (possibile); il terzo è quello dell’agire contingente caratterizzato da vincoli di tempo, spazio, imposti dal qui ed ora (necessitato).&lt;br /&gt;Legame: è il vincolo che si instaura tra gli individui che compongono un gruppo, definisce i sentimenti di appartenenza che si sviluppano tra chi si trova a condividere un campo di interazioni. Questo legame è segnato profondamente da fatti di ordine psicologico: bisogni, desideri, rappresentazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bisogni individuali e i bisogni del gruppo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo è il luogo nel quale si possono esprimer e soddisfare o veder frustrati l’intera  gamma dei bisogni individuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bisogni individuali: stima e autostima, identità, sicurezza e contribuzione.&lt;br /&gt;1) La stima e l’autostima sono correlate: tanto più ci si sente apprezzati e ben valutati dal proprio ambiente, tanto più alto sarà il livello di autostima, cioè l’apprezzamento che si ha di sé e il valore che si attribuisce. Il gruppo offre la possibilità di soddisfare questo bisogno, creando una situazione di “gruppalità” permanente.&lt;br /&gt;Nelle situazioni di gruppo è possibile sperimentare l’apprezzamento e riconoscimento degli altri per le proprie doti personali e professionali e gli individui mostrano questi valori per il bisogno di vederli confermati e vederli crescere dentro di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Il bisogno di stima e di autostima e correlato a quello di identità (  le proprie caratteristiche, idee, capacità, aspettative, dunque ciò che riguarda la consapevolezza di sé) e all’esigenza di vederla riconosciuta dagli altri. Più una persona ha una buona consapevolezza di sé, più sarà nella situazione di ricevere feedback dal gruppo, attraverso le opinioni e le percezioni che gli altri riferiscono e riflettono parlando di noi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Il bisogno di sicurezza: il gruppo protegge, copre dalle responsabilità individuali; è dunque un prendere da parte degli individui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Il bisogno di contribuzione : è rappresentato dalla spinta a fare, come la necessità di vedere le proprie realizzazioni e il proprio prodotto reso esplicito e pubblico, di svolgere un’attività il cui esito sia visibile e valorizzato dagli altri e nel quale si veda riflessa la propria personalità, capacità, competenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bisogni del gruppo: &lt;br /&gt;1) Il senso di appartenenza: è il sentimento comune dei membri del gruppo che si riconoscono come unità, in norme, valori, cultura che essi stessi hanno generato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Essere per: è la sicurezza di poter contare sulle risorse messe a disposizione dagli altri, di non essere soli nell’affrontare ed eseguire un compito, di condividere rischi e risultati.&lt;br /&gt;In un gruppo è importante che ci sia un giusto equilibrio tra i bisogni individuali e quelli di gruppo. Il gruppo diventa più efficace se possono essere presenti individualità e gruppo. È necessario che le tendenze alla conformità nel gruppo integrino la diversità individuale.&lt;br /&gt;Occorre sottolineare che spesso il gruppo sviluppa una pressione sugli individui che spinge verso il conformismo affinché essi giudichino, agiscano in accordo con l’opinione e l’azione del gruppo.&lt;br /&gt;L’altro estremo è occupato dall’anti-conformismo: cioè impossibilità dell’individuo di uniformarsi anche minimamente al gruppo e si manifesta come il rifiuto di accordare azioni e giudizi al gruppo.&lt;br /&gt;A metà si pone l’indipendenza in virtù della quale l’individuo esprime opinioni e proposte personali ma è in grado di negoziare all’interno del gruppo la sua posizione con quella del gruppo e degli altri gruppi.&lt;br /&gt;Individualità è sinonimo di utilizzo e valorizzazione delle differenze, arricchimento e creatività; tutto ciò contribuisce alla crescita del gruppo e al buon raggiungimento dell’obiettivo preposto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo funziona bene, se oltre al dare spazio alle differenze individuali, il gruppo è aperto e cioè se ogni membro si dà la possibilità di esprimere le proprie idee e opinioni liberamente, senza sentire di essere giudicati e di doversi di conseguenza difendere, difendere la propria individualità per paura che non venga accettata dagli altri.&lt;br /&gt;Una buona apertura all’interno del gruppo aumenta il disaccordo e il dissenso e  permette di gestire e impiegare costruttivamente il conflitto che spesso invece si tende a nascondere e a negare per paura che venga fori chissà che cosa ma anche per la caratteristica del gruppo di proteggere. Ma poi ci si chiede: perché il gruppo ha bisogno di proteggere?&lt;br /&gt;Per funzionare bene è inoltre fondamentale che, tra i membri di un gruppo, sia presente il feedback: è la percezione circa le informazioni di ritorno e il livello di ascolto per le opinioni espresse dagli altri. Conoscere se stessi nel contesto del gruppo significa conoscere come ci si mette in relazione con gli altri. La fonte più importante e significativa per questo apprendimento è il feedback fornito dagli altri membri.  Il feedback è una fonte di autoconoscenza alla condizione che il ricevente sia in grado di accettarlo e accoglierlo e che lo consideri un arricchimento per sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-8309178620694016686?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/8309178620694016686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=8309178620694016686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8309178620694016686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8309178620694016686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/02/il-gruppo.html' title='Il gruppo'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-1247607175562891376</id><published>2009-01-11T18:19:00.002+01:00</published><updated>2009-01-11T18:21:55.109+01:00</updated><title type='text'>Il Sistema di Attaccamento secondo la teoria di Bowlby</title><content type='html'>IL SISTEMA DI ATTACCAMENTO: BOWLBY&lt;br /&gt;L’attaccamento è quel legame fondamentale che lega un essere umano ad un altro. L’attaccamento è mediato dal guardare, dall’ascoltare e dal tenere. Sentire l’attaccamento vuole dire sentirsi sicuri e protetti.&lt;br /&gt;La base sicura è l’atmosfera creata dalla figura di attaccamento, essa crea quel trampolino per esprimere la curiosità e l’esplorazione.&lt;br /&gt;Caratteristiche del Sistema di Attaccamento:&lt;br /&gt; Ricerca di vicinanza a una figura preferita&lt;br /&gt; L’effetto “base sicura”&lt;br /&gt; Protesta per la separazione&lt;br /&gt;Solo dopo 6 mesi si sviluppa il sistema di attaccamento e il bambino ricerca la vicinanza, una base sicura e protesta per la separazione dalla figura di riferimento.&lt;br /&gt;Il comportamento di attaccamento si riferisce tanto a chi fornisce accadimento quanto a chi lo richiede. Infatti una madre che lascia il suo bambino/a con qualcuno che se ne occupa e sente terribilmente la sua mancanza, ne è un esempio.&lt;br /&gt;LO SVILUPPO DEL SISTEMA DI ATTACCAMENTO:&lt;br /&gt; 0-6 mesi:orientamento e pattern di riconoscimento.&lt;br /&gt; La vista del volto umano: l’attenzione della risposta del sorriso avviene intorno alla IV settimana; è l’inizio della relazione tra il bambino e chi se ne occupa. Il sorriso del bambino evoca un sorriso di rispecchiamento nella madre: quanto più lei risponde al sorriso tanto più il bambino continua a sorridere e così via.&lt;br /&gt; Lo sguardo reciproco.&lt;br /&gt; Il tenere (holding): riguarda non solo il sostegno fisico ma l’intero sistema psicofisiologico di protezione, sostegno, cura e contenimento.&lt;br /&gt; Nella seconda metà dei primi 6 mesi ci sono gli inizi di una relazione di attaccamento; il bambino diventa più discriminante nel suo guardare, ascolta e reagisce in maniera differente alla voce della madre. Si stabilisce un reciproco conoscersi l’un l’altro che è il perno centrale di una relazione madre – bambino sicura.&lt;br /&gt; 6 mesi-3 anni: verso i 7 mesi il bambino comincerà a mostrare ansia per l’estraneo, facendosi silenzioso e aggrappandosi alla madre.&lt;br /&gt;Questi cambiamenti nel bambino coincidono con l’attivazione della locomozione. Il bambino immobile è costretto a rimanere dove si trova invece la madre del bambino mobile deve sapere che il bambino si muoverà verso di lei nei momenti di pericolo e quando è necessario, il bambino ha bisogno di mandare segnali di protesta o di angoscia a sua madre.&lt;br /&gt;Il comportamento di attaccamento è una relazione reciproca.&lt;br /&gt;È definito come “ogni forma di comportamento che appare in una persona che riesce ad ottenere o a mantenere la vicinanza a qualche altro individuo differenziato e preferito”.&lt;br /&gt;Il genitore offre un comportamento di cura che è o dovrebbe essere simmetrico a quello del bambino. Ad esempio in una situazione nuova il bambino ricercherà il contatto visivo con la madre, alla ricerca di suggerimenti che spingono verso l’esplorazione o il ritiro.&lt;br /&gt;Il genitore iperansioso può inibire il comportamento esplorativo del bambino facendolo sentire represso e soffocato.&lt;br /&gt;Il genitore trascurante può inibire l’esplorazione perché non fornisce una base sicura e porta ad un sentimento di angoscia e di abbandono.&lt;br /&gt; Dai 3 anni in poi: si stabilisce il sistema di attaccamento. &lt;br /&gt;Con l’avvento del linguaggio e l’espandersi della complessità psicologica del bambino, dai 3 ai 4 anni, il bambino può cominciare a pensare ai genitori come persone separate con propri scopi e progetti ed escogitare modi per influenzarli.&lt;br /&gt;Mary Ainsworth “La Strange Situation”:&lt;br /&gt;La Strange Situation è una seduta di 20 minuti in cui la madre e il bambino si trovano in una stanza da gioco con uno sperimentatore. La madre lascia la stanza per 3 minuti, lasciando il bambino con l’estraneo. Poi si riuniscono madre e bambino.&lt;br /&gt;In un momento successivo lasciano la stanza la madre e lo sperimentatore per 3 minuti, lasciando il bambino da solo e poi si riuniscono madre e bambino.&lt;br /&gt;1. Attaccamento sicuro: sono bambini angosciati dalla separazione. Al momento della riunione salutano il loro genitore, ricevono conforto, se ce ne è bisogno e poi tornano a giocare felici e soddisfatti.&lt;br /&gt;2. Attaccamento insicuro-evitante: pochi segni di angoscia e ignorano la madre al momento della riunione, specialmente nella seconda occasione quando lo stress è maggiore. Rimangono guardinghi nei confronti della madre e inibiti nel gioco.&lt;br /&gt;3. Attaccamento insicuro-ambivalente: sono fortemente angosciati dalla separazione e ignorano la madre al momento della riunione. Cercano fortemente il contatto ma resistono scalciando, scalciando e buttando via i giocattoli che gli si danno. Continuano ad alternare stati di rabbia e momenti in cui si stringono violentemente alla madre; il gioco esplorativo è inibito.&lt;br /&gt;4. Attaccamento insicuro-disorganizzato: i comportamenti del bambino sono confusi come per esempio il restare paralizzati o fare movimenti stereotipati quando vengono riuniti ai loro genitori.&lt;br /&gt;Le radici dell’Attaccamento Sicuro e di quello Insicuro:&lt;br /&gt;Bowlby considerava lo sviluppo della personalità essenzialmente in termini di influenza ambientale: le relazioni sono primarie, piuttosto che l’istinto o il patrimonio genetico.&lt;br /&gt;La chiave dell’attaccamento sicuro è un’interazione attiva e reciproca.&lt;br /&gt;L’attaccamento insicuro è il risultato di insufficienti risposte sensibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-1247607175562891376?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/1247607175562891376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=1247607175562891376' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1247607175562891376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1247607175562891376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2009/01/il-sistema-di-attaccamento-secondo-la.html' title='Il Sistema di Attaccamento secondo la teoria di Bowlby'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6386864275354349342</id><published>2008-11-24T15:58:00.002+01:00</published><updated>2008-11-24T16:00:30.128+01:00</updated><title type='text'>La comorbidità del gioco d'azzardo patologico</title><content type='html'>Comorbidità del gioco d’azzardo patologico&lt;br /&gt;Il gioco d’azzardo patologico è un disturbo psichico a se stante con un alta comorbidità per altre patologie psichiche e si instaura su una personalità disturbata, con possibilità di presenza di disturbi relazionali e sociali. Il funzionamento globale del soggetto può diventare progressivamente disfunzionale, fino ad essere del tutto compromesso. &lt;br /&gt;L’alta comorbidità del gioco d’azzardo patologico riguarda l’alcolismo, l’abuso di sostanze, il disturbo di personalità antisociale, il disturbo di personalità narcisistico-borderline, la depressione, il disturbo bipolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comorbidità depressiva&lt;br /&gt;Per  quanto riguarda la comorbidità psichiatrica, è stata  segnalata l’elevata incidenza di          sintomi depressivi  in soggetti che presentano una dipendenza da gioco d’azzardo. &lt;br /&gt;Una buona percentuale di soggetti con gioco d’azzardo patologico riporta una ideazione suicidaria e si ritiene che alcuni di essi abbia tentato almeno una volta il suicidio. Non è ancora del tutto chiaro se la depressione sia una conseguenza della dipendenza da gioco d’azzardo o se il giocatore patologico soffra di un disturbo depressivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comorbidità con gli stati di dipendenza da sostanza&lt;br /&gt;Il gioco d’azzardo patologico e la dipendenza da sostanze presentano nella loro sintomatologia numerose analogie. I criteri di inclusione previsti dal DSM-IV per i due disturbi sono in effetti abbastanza simili: presentano entrambi fenomeni di tolleranza, dipendenza, craving, astinenza, oltre ad un rilevante impatto sulla vita personale, familiare, sociale, finanziaria e legale del soggetto coinvolto. La perdita di controllo è inoltre esperienza comune sia ai soggetti tossicodipendenti sia ai giocatori problematici.&lt;br /&gt;Il craving indica la brama irrefrenabile verso un oggetto o l’impulso di svolgere un comportamento. Esso viene inizialmente vissuto come un impulso che fornisce effetti altamente benefici al soggetto. In una fase successiva il soggetto è assorto sempre più ripetutamente dall’azione compulsiva: il craving è sempre più intenso sia per la mera ricerca di piacere sia per allontanare stati disforici (noia, ansia, depressione, ecc.). I ritmi di abuso si fanno poi serrati e compaiono i primi sintomi da sindrome da astinenza dovuti ai tentativi di esercitare l’autocontrollo. Nel tentativo di resistere al craving si nota l’incapacità dell’individuo di controllare l’impulso. Il dipendente riuscirà a frenarsi solo per breve tempo e tornerà repentinamente ad indulgere nel comportamento distruttivo. L’illusione di potere, l’esaltazione iniziale cede il passo alla constatazione dell’incapacità di controllarsi. In questi momenti sono presenti tutti i sintomi tipici della crisi d’astinenza quali irritabilità, ansietà, insonnia, sudorazione, tremori ecc.&lt;br /&gt;Il concetto di tolerance (tolleranza) descrive la reazione psico-fisica che impone l’aumento delle dosi dell’oggetto della dipendenza o del comportamento. Essa non è sempre presente con continuità ma può andare a sbalzi alternando momenti di maggior controllo e aumentando improvvisamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comorbidità con gli stati di dipendenza da alcol&lt;br /&gt;Molti studi riportano un incidenza di gioco d’azzardo patologico da otto a dieci volte maggiore in pazienti alcol -dipendenti rispetto alla popolazione generale.&lt;br /&gt;Tra il gioco d’azzardo e l’alcolismo esistono molte affinità. Spesso il bere e l’assunzione di droghe accompagna il gioco d’azzardo.&lt;br /&gt;La presenza di patologie relative al gioco d’azzardo, pone questi pazienti ad un maggior rischio di ricadute nell’alcol (in molti casinò le bevande alcoliche sono distribuite gratuitamente), così come li espone al pericolo di un mutamento di dipendenza: è possibile, infatti, che i giocatori sostituiscano lo “stato” che deriva dall’assunzione di alcol, con quello provocato dall’azione del gioco d’azzardo.&lt;br /&gt;Somiglianze forti tra l’alcol-dipendenza e il gioco d’azzardo patologico riguardano la progressività del disturbo, la perdita del controllo, che può essere periodica o continua, la continuazione del comportamento di dipendenza nonostante le conseguenze negative e spesso disastrose sulla qualità della vita. I giocatori d’azzardo associano più facilmente l’uso di alcol alla vincita piuttosto che alla perdita; le vincite al gioco sembrano rafforzare l’uso di bevande alcoliche e ciò spiega perché gioco d’azzardo e alcolismo spesso sembrano andare di pari passo.&lt;br /&gt;Chi beve anche moderate quantità di alcol mentre gioca d’azzardo, tende a giocare più a lungo, spendere più soldi e correre maggiori rischi rispetto a chi non beve. Le ricerche affermano che l’uso di alcol diminuisce la percezione della soglia di rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ff3300;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;a &lt;br /&gt;href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;color: &lt;br /&gt;#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 1.2em;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia &lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6386864275354349342?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6386864275354349342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6386864275354349342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6386864275354349342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6386864275354349342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/11/la-comorbidit-del-gioco-dazzardo.html' title='La comorbidità del gioco d&apos;azzardo patologico'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-2077195972787788267</id><published>2008-10-21T12:49:00.003+02:00</published><updated>2008-11-19T19:56:07.316+01:00</updated><title type='text'>Le interazioni triadiche</title><content type='html'>Le interazioni triadiche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unità di base in cui sviluppiamo le nostre relazioni intime è il triangolo primario che è costituito dalla madre, dal padre e dal bambino. Così i bambini interiorizzano le relazioni che stabiliscono con i genitori, soprattutto con la madre, creando nelle loro menti dei modelli di tali relazioni.&lt;br /&gt;I triangoli sono in costante movimento e cambiano di minuto in minuto, di ora in ora. I genitori ed il bambino imparano a muoversi all’interno di questo triangolo dove si fonderanno comportamenti individuali e diadici in varie combinazioni triangolari.&lt;br /&gt;Quando è che  nasce la “patologia” o si manifesta il sintomo del bambino?&lt;br /&gt;I disturbi psicosomatici di un bambino o disturbi funzionali possono nascere per esempio in un matrimonio di una coppia  che non è accettato dalla famiglia di origine di uno dei due, che a sua volta si viene a trovare  in una situazione di conflitto di lealtà tra la sua famiglia nucleare e quella di origine. Allora il bambino con il suo disturbo può dirigere l’attenzioni della coppia coniugale che si deve attivare per risolvere la situazione ed evitare così il conflitto.&lt;br /&gt;La letteratura sulla terapia familiare parla di “triangoli perversi” (Haley, 1971) e “triangoli rigidi” ( Minuchin, 1975), situazioni in cui le risorse del bambino sono utilizzate per regolare il conflitto coniugale. Facciamo alcuni esempi: il bambino viene preso in una disputa tra i genitori, incoraggiato velatamente a prendere le parti e a colludere con uno dei genitori contro l’altro, finendo in una posizione di ruolo che non è la sua e cioè in una posizione generazionale invertita, come la direbbe BoszormenyiNagy (1973), di “parentificazione”. Un altro esempio è quando il bambino può essere spinto ad assumere una posizione di “capro espiatorio” o di persona malata o vulnerabile, per evitare il conflitto coniugale.&lt;br /&gt;I bambini imparano molto presto a muoversi all’interno delle relazioni con i genitori e percepiscono anche molto presto quando c’è bisogno di lui, di lui che si trova a “sacrificare” il suo ruolo pur di tenere uniti mamma e papà.&lt;br /&gt;Si sente molto spesso dire “ma è ancora troppo piccolo per accorgersi che tra me e mio marito non scorre buon sangue……”; ma non è assolutamente vero, anche il bambino molto piccolo è in grado di percepire quando c’è qualcosa di “strano” ed è in grado, attraverso le sue risorse, di prendersi la briga di sistemare la situazione. E da qui nasce il sintomo!.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Byng-Hall, J. (1995). Le trame della famiglia. Attaccamento sicuro e cambiamento sistemico. Raffaello Cortina Editore, Milano 1998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Fivaz-Depeursinge, E., Corboz-Warnery, A. Il triangolo primario. Le prime interazioni triadiche tra padre, madre e bambino. Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Minuchin, S. (1978). Famiglie psicosomatiche. Astrolabio, Roma 1980.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Norsa, D., Zavattini, G.C., (1997). Intimità e collusione. Teoria e tecnica della psicoterapia psicoanalitica di coppia. Raffaello Cortina Editore, Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-2077195972787788267?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/2077195972787788267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=2077195972787788267' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2077195972787788267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/2077195972787788267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/10/le-interazioni-triadiche.html' title='Le interazioni triadiche'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-3495902776737587030</id><published>2008-08-16T19:54:00.002+02:00</published><updated>2008-11-19T19:54:31.664+01:00</updated><title type='text'>Il Disturbo ossessivo-compulsivo</title><content type='html'>Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In psicopatologia il termine “ossessione” indica la condizione di essere “sotto assedio” contro la propria volontà e al tempo stesso quella di essere posseduti da un’entità estranea.&lt;br /&gt;Nel linguaggio psicopatologico l’ossessione è definita come una “rappresentazione mentale” che irrompe ed è contro la volontà del soggetto.&lt;br /&gt;Si può parlare di ossessione se si presentano le seguenti caratteristiche:&lt;br /&gt;1. presentarsi continuamente e in modo invasivo nella mente del soggetto, disturbando il corso normale dei suoi pensieri e limitando le sue normali attività. L’impulso si può definire ossessivo se si presenta nei pensieri più volte al giorno (iterazione);&lt;br /&gt;2. essere vissuta dal soggetto come estranea ai suoi pensieri e sentimenti, inaccettabile e incompatibile (estraneità);&lt;br /&gt;3. essere incoercibile, cioè il soggetto è incapace di allontanare o contrastare il pensiero ossessivo (incoercibilità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il termine “compulsione” implica il concetto di essere costretti a mettere in atto dei comportamenti contro la propria volontà.&lt;br /&gt;Secondo il DSM-IV la compulsione è definita dalle seguenti caratteristiche:&lt;br /&gt;1. sono comportamenti ripetitivi in risposta ad una ossessione o secondo determinate regole;&lt;br /&gt;2. l’azione serve a contrastare eventi temuti o a neutralizzare una situazione di disagio del soggetto;&lt;br /&gt;3. la persona riconosce che il suo comportamento è eccessivo o irragionevole;&lt;br /&gt;4. pur sperimentando una diminuzione della tensione, il soggetto non prova alcun piacere nella messa in atto del comportamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vella, Siracusano 1991, distinguono tre gruppi di sintomi che definiscono il disturbo ossessivo compulsivo:&lt;br /&gt;1. il soggetto è invaso da idee ossessive che si impongono alla sua mente malgrado egli cerchi di opporsi. Sono rappresentazioni mentali che si intromettono nella coscienza, contro la volontà dell’individuo e che persistono tenacemente, tanto che risulta impossibile scacciarle o modificarle con il ragionamento. Spesso vi è un intenso senso di colpa;&lt;br /&gt;2. il contenuto di coscienza intrusivo e persistente (il dubbio, l’ordine, la pulizia) genera una esistenza oppositiva e la messa in atto di strategie di controllo che si esprimono attraverso le compulsioni (atti ripetitivi finalizzati a ridurre l’ansia e a far persistere l’ossessione);&lt;br /&gt;3. sul piano affettivo il soggetto sperimenta sentimenti di depressione. Negli ossessivi appare alterato il senso del reale, si manifesta un’assenza di decisione, di risoluzione volontaria, di fiducia e di attenzione, l’incapacità di provare un sentimento adeguato in rapporto alla situazione  il ritorno verso l’immaginario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i disturbi correlati al disturbo ossessivo compulsivo troviamo il disturbo del controllo degli impulsi (cleptomania, tricotillomania, piromania, gioco d’azzardo patologico), i disturbi sessuali (parafilie: esibizionismo, voyeurismo, feticismo), i disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia), i disturbi da tic, i disturbi dissociativi. Le forme patologiche caratterizzate da un discontrollo degli impulsi hanno come caratteristica che gli impulsi sono egosintonici e la loro messa in atto, oltre a ridurre lo stato di tensione, produce nel soggetto un senso di soddisfazione e piacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trattameno psicoterapico: un approccio integrato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Terapia cognitivo comportamentale&lt;br /&gt;2. Terapia sistemico relazionale&lt;br /&gt;3. Terapia farmacologia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. In base alla mia esperienza con soggetti affetti da DOC, la terapia cognitivo-comportamentale aiuta a ridurre la frequenza di pensieri ossessivi e di conseguenza di compulsioni, sviluppando strategie e tecniche che individuano e mettono alla prova le “distorsioni cognitive” del soggetto.&lt;br /&gt;I pensieri automatici dei paziento ossessivo-compulsivi hanno alla base determinate convinzioni o credenze su se stessi e sul mondo:&lt;br /&gt;- esistono comportamenti, decisioni od emozioni giusti e sbagliati&lt;br /&gt;- commettere un errore significa aver fallito, meritare le critiche&lt;br /&gt;- il fallimento è intollerabile&lt;br /&gt;- devo avere il totale controllo del mio ambiente e di me stesso&lt;br /&gt;- la perdita di controllo è intollerabile e pericolosa&lt;br /&gt;- Sono così potente da innescare o prevenire venti catastrofici mediante rituali magici o   &lt;br /&gt;ruminazioni ossessive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Dopo aver lavorato sul sintomo, la compulsione, si ricorre al lavoro sul contesto familiare del soggetto. L’obiettivo è quello di lavorare sulle dinamiche relazionali disfunzionali che possono aver dato origine o aver alimentato il sintomo. Come, quando il DOC di un membro della famiglia si è manifestato e in che modo influisce sulla stessa e sui singoli? Questo ci aiuta a capire le origini e la natura del sintomo. Se non cambiano le “regole” della famiglia di un soggetto portatore di una patologia, il lavoro psicoterapico non è completo.&lt;br /&gt;    Le reazioni dei membri della famiglia possono essere svariate:&lt;br /&gt;- i genitori si irrigidiscono in un ruolo oppositivo verso i sintomi con richieste molto elevate e con scarsa tolleranza;&lt;br /&gt;- i genitori colludono con i sintomi ossessivo-compulsivo. Sono famiglie “invischiate”, con difficoltà a mettere confini e sono caratterizzate da evitamento del conflitto;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    3. Infine la valutazione diagnostica  da parte di uno psichiatra, si decide se iniziare un     &lt;br /&gt;        trattamento  farmacologico.&lt;br /&gt;       Attualmente sono considerati farmaci di prima scelta nella cura del DOC:&lt;br /&gt;- gli antidepressivitriciclici&lt;br /&gt;- gli antidepressivi serotoninergici (inibitori selettivi della serotonina)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso di un trattamento farmacologico è necessario:&lt;br /&gt;- formulare un diagnosi precisa&lt;br /&gt;- valutare l’eventuale comorbilità con altri disturbi psichiatrici&lt;br /&gt;- scegliere il dosaggio più idoneo&lt;br /&gt;- programmare la durata del trattamento e monitorare la corretta esecuzione della terapia mediante controlli periodici&lt;br /&gt;- programmare la sospensione graduale della terapia&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-3495902776737587030?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/3495902776737587030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=3495902776737587030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3495902776737587030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3495902776737587030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/08/il-disturbo-ossessivo-compulsivo.html' title='Il Disturbo ossessivo-compulsivo'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-3178330074021998608</id><published>2008-07-09T09:05:00.003+02:00</published><updated>2008-11-19T19:55:21.261+01:00</updated><title type='text'>La Co-dipendenza</title><content type='html'>La co-dipendenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una particolare forma di “dipendenza affettiva” è quella che è stata definita “co-dipendenza” e che è stata inizialmente osservata nei contesti relazionali legati alla vita di coppia di alcolisti o tossicodipendenti. Tale problematica coincide con una condizione multidimensionale che comprende varie forme di sofferenza o annullamento di sé, associati alla focalizzazione delle proprie attenzioni ed energie sui bisogni e comportamenti di un partner dipendente da sostanze o da comportamento (es. gioco d’azzardo patologico). Il motivo per cui questa forma di dipendenza affettiva è stata inizialmente osservata, paradossalmente non riguardava il benessere di chi ne fosse affetto, bensì l’osservazione della capacità che la co-dipendenza ha di mantenere nello stato patologico quello che viene definito il “paziente designato”, ossia colui che sembra, ma non è, l’unico paziente bisognoso di aiuto in quanto affetto da tossicodipendenza, alcolismo o da altre forme di dipendenza (Norwood R.; 1985).&lt;br /&gt;La co-dipendenza , in realtà, ha in comune con le altre dipendenze affettive quella tendenza a rinunciare a tutti i propri bisogni e desideri, disconoscendoli e negandoli, fino a portare nel partner di alcuni dipendenti, alla strutturazione di un “falso Sé” e quindi di una “falsa vita”, una realtà fatta di scelte che non rispondono ai propri bisogni interiori e che corrisponde ad una condizione denominata “malattia del Sé perduto” (Whitfield, 1997). La conseguenza di tutto ciò spesso è il raggiungimento di una debolezza dell’Io nella persona che manifesta co-dipendenza, un Io che diviene vulnerabile e che sopravvive attraverso la tendenza progressiva a cercare di dimostrare la sua forza e a nutrire l’autostima attraverso il “controllo” del partner dipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso della mia esperienza con pazienti affetti da dipendenza da gioco d’azzardo, ho avuto modo di conoscere il co-dipendente. La maggior parte è di sesso femminile e sono le mogli, compagne, mamme e figlie delle persone con dipendenza da gioco d’azzardo.&lt;br /&gt;Perché co-dipendenti; lo dice la parola stessa e cioè “dipendono” da chi a sua volta dipende (nel caso specifico dal gioco). Dipendono nel senso che, come il giocatore patologico è “ossessionato” dal gioco e non vede niente altro intorno a sé, compresa la vita affettiva, lavorativa e sociale, così la persona co-dipendente è “ossessionata” dal comportamento della persona che gioca.&lt;br /&gt;Il co-dipendente è apparentemente molto forte, ha un ruolo importante e centrale nella famiglia d’origine e in quella attuale (nel passato e nel presente); si mostra sempre dedito agli altri, volto a “sacrificare” la propria vita per il genitore, il figlio, il marito. Sa essere molto attento al comportamento dell’altro, tanto da mostrarsi invadente e controllante. Tende a farsi carico di tutta la responsabilità della famiglia, appropriandosi di ruoli che non sono i propri. Per esempio: una donna che fa da mamma ai propri genitori e al proprio compagno, sacrifica  il suo ruolo di figlia e di moglie. Se inizialmente tutto ciò gratifica il co-dipendente che si sente in una posizione di prestigio,  a lungo andare sperimenta  la sofferenza per il  “a me chi ci pensa” o “chi si prende cura di me”. Ma questa consapevolezza verrà raggiunta con l’ausilio di un percorso individuale.&lt;br /&gt;Nel corso della psicoterapia con pazienti che presentano dipendenza da gioco patologico, è fondamentale coinvolgere la famiglia e soprattutto coinvolgere la persona “co-dipendente”. Il coinvolgimento comprende un percorso individuale che ha come obiettivo primario, quello di riappropriarsi di se stessi in modo “sano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;-----------------------&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-3178330074021998608?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/3178330074021998608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=3178330074021998608' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3178330074021998608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3178330074021998608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/07/la-co-dipendenza.html' title='La Co-dipendenza'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6570359854603499956</id><published>2008-06-24T10:34:00.000+02:00</published><updated>2008-06-24T10:35:35.451+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="deleteBody"&gt;&lt;h2 class="postTitle" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;La famiglia del tossicodipendente&lt;/h2&gt; &lt;p class="postBody" style="color: rgb(119, 119, 119);"&gt;La famiglia del tossicodipendente secondo un’ottica relazionale.&lt;br /&gt;Il disagio psichico di uno dei membri costituisce il segnale di un malessere più esteso che riguarda il gruppo familiare rispetto ai compiti evolutivi del ciclo vitale.&lt;br /&gt;In questa prospettiva il fenomeno della tossicodipendenza è visto come un modo per perpetuare la storia familiare in maniera ripetitiva e stereotipata, per cristallizzare le posizioni dei singoli membri in una configurazione relazionale immobile e coartata.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i ruoli all’interno di queste famiglie, si può parlare di “delega accuditiva”. È quel fenomeno secondo cui i soggetti, ad un certo punto della loro infanzia, vengono affidati a parenti più o meno prossimi che li prendono in carico sia sotto l’ aspetto delle cure materiali che di quelle affettive ed educative.&lt;br /&gt;Allora cosa succede: di solito la madre, essendo impegnata su un fronte emotivo diverso da quello con il figlio, segue le mansioni accuditive in modo apparentemente ineccepibile ma in realtà più funzionali ai propri desideri di adeguatezza sociale e di ricerca di conferme da parte dei propri genitori (non è avvenuto lo svincolo dalle famiglie d’origine, indispensabile per la costruzione di un altro sé familiare). Dunque l’effetto immediato di questo “stallo emotivo” ha favorito una ripetizione di situazioni simili vissute sia nella famiglia d’origine che in quella di elezione.&lt;br /&gt;La figura paterna sembrerebbe quasi impotente rispetto al proprio ruolo ed estromesso all’interno del rapporto coniugale.&lt;br /&gt;Nei genitori è emersa una scarsa interiorizzazione di quei ruoli necessari ad accogliere i propri figli come altri da sé. Il rapporto genitori-figli è basato su una confusione di confini generazionali che ha impedito ai genitori di portare a termine il loro mandato generazionale e ai figli di vivesi come persone con una propria identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il figlio tossicomane&lt;br /&gt;La condizione di immobilità e di resistenza al cambiamento tipica di queste famiglie, si innesca in uno specifico stadio della storia della famiglia, ovvero nel momento in cui il figlio comincia a richiedere maggiori spazi di autonomia, in corrispondenza della fase adolescenziale.&lt;br /&gt;Il drogarsi assume una duplice funzione relazionale: da una parte permette al tossicomane di essere distante, indipendente ed individuato, dall'altra lo rende dipendente in termini di danaro, di mantenimento e fedele alla famiglia.&lt;br /&gt;Malgrado quindi una dichiarata ansia di indipendenza resta pur sempre assodato che la maggioranza dei tossicomani tende a mantenere stabili legami con l'ambiente familiare restandovi a vivere a lungo nel tempo o comunque mantenendo contatti più di quanto non facciano coetanei non tossicodipendenti. Nella fase in cui si dovrebbe attuare lo svincolo adolescenziale, l’esterno viene avvertito come minaccioso e si ha la percezione della casa come microcosmo sociale in cui rinchiudersi. Il male è nel sociale e la casa rappresenta una gabbia dorata, che da un lato è un contenitore rassicurante, dall’altro però è altamente asfissiante.&lt;br /&gt;Per il tossicodipendente l’uso coatto della sostanza, con le sue qualità anestetizzanti, può forse rappresentare il ritorno ad uno stato in cui le differenziazioni me-non me, interno ed esterno, non hanno alcun significato e quindi non possono essere pensate. La tossicodipendenza va dunque a rappresentare uno spazio altro rispetto a questo microcosmo saturo che è la casa, in cui poter immaginare di esperire una qualche forma di pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I processi di triangolazione e le tipologie&lt;br /&gt;L’abuso di droga può servire a mantenere insieme i genitori o a raggiungere l’obiettivo di far interrompere un litigio tra loro.&lt;br /&gt;Si può parlare di una frequente triangolazione del paziente in un rapporto preferenziale col genitore che sente più in difficoltà in una coppia in stallo. Egli ha il ruolo, emotivamente difficile, di mediare la tensione latente tra i genitori e di colmare artificialmente un vuoto affettivo. In questi giochi di triangolazione il figlio svolgerebbe la funzione di contenimento e di mascheramento di conflitti genitoriali latenti.&lt;br /&gt;Si tratta di una situazione emotiva di estrema ambivalenza: da un lato può sentirsi al centro di gratificazione e privilegi, dall’altro stabilisce un vincolo rigido di dipendenza dalle figure genitoriali che, durante la crisi adolescenziale, entra drammaticamente in collisione con i nuovi emergenti bisogni di autonomia e di individuazione. Naturalmente l’insorgere della malattia risolve il problema perché il paziente continua ad assolvere il compito assegnatole e i genitori, impegnati nella cura, rimandano la ricerca di nuove soluzioni per superare i motivi di insoddisfazione reciproca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Legami familiari tra delega e lealtà familiari&lt;br /&gt;Il paziente sembra accentrare su di sé le tensioni familiari poiché è demandato a lui di rappresentare un centro focale intorno a cui la famiglia si aggrega. Il tentativo del paziente di contenere le tensioni familiari trova significato nel mantenere la coesione della famiglia a tutti i costi, esorcizzando le minacce di rottura dei legami, cioè i timori della disgregazione dell’unità familiare in caso di esplicitazioni del conflitto o aumento delle distanze.&lt;br /&gt;Il tossicomane e la famiglia hanno difficoltà a trattenere i contenuti mentali “emozionanti” che anzi vengono trasformati in agiti. Le emozioni appaiono sotto forma di aggressività fisica o verbale oppure come vere e proprie angosce nei confronti della vicinanza fisica, vissuta nei rapporti con i propri familiari.&lt;br /&gt;Tutto il sistema familiare sembra vivere sotto l’ombra di una minaccia costante e incombente di un’improvvisa catastrofe che può disintegrare il mondo: l’irruzione dell’emozione profonda.&lt;br /&gt;Se si sta dentro la famiglia e si sente, si pensa, allora vengono fuori dolori così grandi che c’è bisogno di morfina “stare dentro ma non pensare; stare dentro ma non affrontare i problemi che sonno molto dolorosi”.&lt;br /&gt;La matrice mentale sembra essere e segregamente viversi, come molto carente, molto poco attrezzata a pensare le emozioni e gli affetti. A ciò naturalmente si contrappone una struttura di pensiero che può soltanto tentare di esercitare un rigido controllo su tutti gli accadimenti.&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6570359854603499956?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6570359854603499956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6570359854603499956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6570359854603499956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6570359854603499956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/06/la-famiglia-del-tossicodipendente-la.html' title=''/><author><name>Dr. Massimiliano Zisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08637443253755951339</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_C54hKpEZvgA/TDH7tS7yg1I/AAAAAAAAAAk/j3a8x_DaF6U/s1600-R/zisaN1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-7410684459739382720</id><published>2008-06-05T12:26:00.002+02:00</published><updated>2008-06-24T10:31:39.330+02:00</updated><title type='text'>La coppia. la scelta del partner</title><content type='html'>La coppia. La scelta del partner&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condizione della vita di una coppia è quella, per ciascuno dei due partner, di riaffermare e ridefinire le differenze e cioè la necessità da parte di ciascuno dei due  di mantenere la propria specificità differenziata dall’altro. Questa è la condizione affinché l’incontro tra due persone possa fornire sufficienti motivi di interesse e di stimolo.&lt;br /&gt;Lo stato interno di una persona è regolato tramite il rapporto con l’altro, e tale stato dovrà essere negoziato e rinegoziato attraverso le varie vicende del ciclo vitale. Con il tempo si vengono a stabilire, nella relazione, un insieme di regole e di abitudini condivise, una rete di emozioni, desideri, bisogni e aspettative con cui ciascuno dei due partner alimenta il legame di intimità con l’altro; si verrà a sviluppare così quel senso del noi che non è altro che l’espressione di un sentimento di reciprocità condivisa.&lt;br /&gt;L’intensità di attaccamento negli adulti o in una coppia dipende dal gioco della reciproca interazione tra i vari modelli operativi interni dei due partner. Tali modelli corrispondono alla rappresentazione di un evento o di storie, intese come espressione delle varie relazioni interne e del loro portato affettivo. Le relazioni interne all’individuo si vengono a proporre in diversi momenti del ciclo vitale. Per esempio l’inizio della vita di coppia ci mette a confronto con le dinamiche della coppia interiorizzata dei genitori e cioè di quella relazione reale tra i genitori cui il bambino assiste. Tale relazione comprende le fantasie e le attese su di essa e sarà facilitante o non facilitante la capacità di instaurare rapporti futuri di coppia.&lt;br /&gt;Può succedere che la relazione interna contenga  aspetti negativi e che quindi la scelta dell’altro sia dettata dalla ricerca di “riparare” a quegli aspetti con la relazione reale (quella con il partner). Parliamo di un tentativo riparativo di una ferita affettiva.&lt;br /&gt;L’altro, dunque, può funzionare o da aspetto collusivo, mantenendo la rigidità di un sistema, di un equilibrio che può far paura se non lo si mantiene tale (tutto ciò porta ad una mancanza di benessere sia sul piano individuale che su quello della coppia, con una relazione all’insegna dell’infelicità e della ripetitività) o da aspetto di riparazione e di disconferma delle proprie aspettative di un modello operativo interno disadattivo (ciò è indice di cambiamento di una condizione stagnante).&lt;br /&gt;Se prevale l’aspetto collusivo, si attiva quel meccanismo di difesa intorno a temi traumatici del passato e si proteggono gli aspetti di fragilità della persona.&lt;br /&gt;Lo scopo di una terapia di coppia prevede un processo di elaborazione legato ad un intervento interpretativo che porta, sia ad una differenziazione tra una rappresentazione di coppia nella realtà e una interna, sia alla comprensione di atteggiamenti ripetitivi ad usare i rapporti reali come conferma di un’aspettativa.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-7410684459739382720?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/7410684459739382720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=7410684459739382720' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7410684459739382720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7410684459739382720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/06/la-coppia-la-scelta-del-partner.html' title='La coppia. la scelta del partner'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-348740124688526647</id><published>2008-04-01T14:54:00.003+02:00</published><updated>2008-06-24T10:33:01.001+02:00</updated><title type='text'>La dipendenza da Internet</title><content type='html'>Dipendenza da Internet&lt;br /&gt;L’incremento dell’accesso a questa tecnologia ha comportato l’insorgere e il proliferare di disturbi del comportamento.&lt;br /&gt;La persona viene assorbita totalmente dall’esperienza virtuale, arrivando a sviluppare una vera e propria dipendenza.&lt;br /&gt;L’Internet Addiction Disorder (IAD) rappresenta una modalità di espressione di disagio attraverso un prodotto tecnologico. La persona che ha sviluppato una dipendenza da Internet rimane collegata per ore ed ore, con una perdita totale della cognizione del tempo.&lt;br /&gt;Goldberg nel 1995 propone la prima definizione dei Disturbi legati all’uso di Internet, come una “dipendenza da comportamento”, prendendo in prestito i criteri del DSM IV inerenti la categoria delle dipendenze da sostanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Criteri diagnostici DSM IV&lt;br /&gt;Tolleranza:&lt;br /&gt;1. Bisogno di aumentare la quantità di tempo di collegamento ad Internet per raggiungere l’eccitazione desiderata&lt;br /&gt;2. Un effetto marcatamente diminuito con l’uso continuato dello stesso tempo in Internet&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Astinenza:&lt;br /&gt;1. Interruzione o riduzione dell’uso prolungato e pesante di Internet. Due o più dei seguenti sintomi conseguenti l’interruzione del comportamento:&lt;br /&gt; Agitazione psicomotoria&lt;br /&gt; Ansia&lt;br /&gt; Pensiero ossessivo a Internet&lt;br /&gt; Fantasie o sogni su Internet&lt;br /&gt; Movimenti volontari o involontari di battitura a macchina con le dita&lt;br /&gt; L’uso di Internet o di simili servizi in rete viene impiegato per alleviare o evitare sintomi di astinenza&lt;br /&gt; Si accede spesso ad Internet con più frequenza e per periodi più lunghi di quanto era stato preventivato&lt;br /&gt; Persistente desiderio e tentativi falliti di cessare o controllare l’uso di Internet&lt;br /&gt; Una grande quantità di tempo spesa in attività legate all’uso di Internet (prenotazioni online, downloads di materiale etc…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Young (1998), mostra come esista una relazione significativa da dipendenza da Internet e depressione: alti livelli di depressione sono associati all’abuso della Rete. L’autore sostiene che alcune caratteristiche dei soggetti come bassa autostima, scarsa motivazione, paura di essere rifiutati e il bisogno di approvazione, possano contribuire all’incremento nell’uso di Internet. È possibile che i soggetti depressi si rifugino nella realtà virtuale per scappare dalle difficoltà della rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forme di dipendenza da Internet&lt;br /&gt;1. Cybersex addiction&lt;br /&gt;2. Cyber relational addiction&lt;br /&gt;3. Net compulsino&lt;br /&gt;4. Information overload&lt;br /&gt;5. Computer addiction&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.Cybersex addiction&lt;br /&gt;Il sesso virtuale comprende tutte quelle attività che si possono svolgere i Rete e che provocano un’eccitazione sessuale, come la fruizione di materiale pornografico etc.&lt;br /&gt;Secondo le ricerche della Young, la dipendenza da sesso virtuale è uno dei disturbi più diffusi tra coloro che presentano una dipendenza da Internet.&lt;br /&gt;Il rapporto di uomini dipendenti rispetto alle donne è di 5 a 1 ma il coinvolgimento delle donne è in crescita.&lt;br /&gt;Gli uomini si collegano alla Rete soprattutto per guardare foto pornografiche mentre le donne sono più interessate alle chat erotiche, amano parlare di sesso e cercano qualche sorta di interazione. Ciò consentirebbe loro di nascondere il proprio aspetto fisico, di sentirsi più disinibite e libere di manifestare il proprio piacere nel fare sesso. Gli uomini non sperimenterebbero ansia da prestazione, evitando così la ieaculazione precoce o l’impotenza.&lt;br /&gt;Le caratteristiche di Internet per il coinvolgimento sessuale sono:&lt;br /&gt;• Anonimità: protegge l’utente e gli permette di esprimersi liberamente&lt;br /&gt;• Convenienza: si riferisce alla disponibilità dei siti e chat room a contenuto pornografico. La Rete è uno strumento molto comodo perché permette di collegarsi tranquillamente da casa, mantenendo una certa privacy.&lt;br /&gt;• Evasione: l’eccitazione che si sperimenta, provoca una sorta di fuga mentale, un’evasione dai problemi della vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Cyber relational addiction&lt;br /&gt;La dipendenza da relazioni virtuali si può definire come il bisogno di istaurare relazioni amicali o amorose con le persone incontrate online.&lt;br /&gt;La dipendenza affettiva si manifesta nel bisogno i creare una relazione affettiva molto intima, in cui il soggetto divine dipendente da una persona significativa che lo protegge e si prende cura di lui.&lt;br /&gt;Vengono utilizzate email, le chat room (sono stanze senza confini reali, il linguaggio e i personaggi sono le uniche entità che costituiscono lo spazio virtuale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Net compulsion&lt;br /&gt;La Rete è un mezzo attraverso il quale si possono mettere in atto diversi tipi di comportamenti compulsivi:&lt;br /&gt;• Gioco d’azzardo&lt;br /&gt;• Partecipazione ad aste ondine&lt;br /&gt;• Commercio in Rete&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Queste attività hanno diverse caratteristiche in comune quali la competizione, il rischio, l’eccitazione immediata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Information overload&lt;br /&gt;Il termine significa letteralmente “sovraccarico cognitivo”. È un bisogno incontrollato di reperire informazioni sulla Rete. I soggetti sperimentano un senso di eccitazione quando riescono a trovare le informazioni che cercavano.&lt;br /&gt;Criteri per riconoscere l’ Information overload (Cantelmi e D’Andrea 2000):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Hanno bisogno di passare molto tempo in Rete per trovare notizie, aggiornamenti o qualsiasi alt informazione&lt;br /&gt;• Ha ripetutamente tentato ma senza successo di controllare, ridurre o interrompere l’attività di ricerca&lt;br /&gt;• Perdura in questa attività nonostante incorra in problemi sociali, familiari etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Computer addiction&lt;br /&gt;Si riferisce alla pratica dei giochi interattivi virtuali (MUD’s), nei quali i partecipanti giocano contemporaneamente ed interagiscono tra di loro. Essi sono molto coinvolgenti perché consentono di nascondere la propria vera identità e costruirsene un’altra. Il personaggio virtuale viene investito dai desideri e dalle illusioni del soggetto che lo sceglie.&lt;br /&gt;La Rete da la possibilità di essere ciò che si desidera, soprattutto per le persone timide che vorrebbero cambiare la loro identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dipendenza da Internet si instaura soprattutto negli adolescenti. Molti ragazzi oggi come oggi preferiscono trascorrere la maggior parte del loro tempo sulla rete con le chat, i giochi di ruolo etc. Il rischio è che passando troppo tempo su Internet, arrivano a trascurare le uscite con gli amici, con i partner, gli hobbies, si perde sempre di più la comunicazione con i familiari, insomma si rischia di rimanere “intrappolati” in un mondo che non è reale, si esce dalla realtà quotidiana.&lt;br /&gt;Agli occhi di un adolescente questo mondo però è più leggero, meno pesante, lontano dalle responsabilità quotidiane, dalle sofferenze di una vita ingiusta e allora perché no?&lt;br /&gt;Penso che per il trattamento di questa dipendenza la prevenzione e l’informazione siano di fondamentale importanza  ma penso anche che la famiglia sia una grossa risorsa e che vada anche educata a riconoscere i segnali di disagio che manda un figlio adolescente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-348740124688526647?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/348740124688526647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=348740124688526647' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/348740124688526647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/348740124688526647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/04/la-dipendenza-da-internet.html' title='La dipendenza da Internet'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5802875516531306112</id><published>2008-04-01T14:52:00.003+02:00</published><updated>2008-06-24T10:33:08.904+02:00</updated><title type='text'>Adolescenti e Gioco</title><content type='html'>Adolescenti e gioco d’azzardo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gioco è un’attività che fin dalla nascita si vede praticare dai bambini. &lt;br /&gt;Si gioca per il piacere di farlo, senza che per altro questo comportamento venga indotto o forzato dall’esterno. &lt;br /&gt;In condizioni ambientali favorevoli, il gioco produce eccitazione e stimola la fantasia e la creatività.&lt;br /&gt;Grazie al gioco tutti noi abbiamo imparato a rispettare le prime regole (regole di gioco) che abbiamo in seguito generalizzato nella vita sociale, con gli altri; abbiamo appreso i diversi ruoli e giocato al “far finta di”. &lt;br /&gt;Fin qui abbiamo parlato di gioco sano e giusto ma quando non si gioca più per il piacere di farlo o per il piacere del divertimento o per quello di passare un momento per stare in compagnia dell’ altro e cioè quando si supera la soglia della normalità, in quel momento dobbiamo cominciare a preoccuparci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli adolescenti chi sono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti noi siamo stati adolescenti e sappiamo benissimo che è stato un periodo non facile a causa di quei cambiamenti che si mettono in moto dal punto di vista fisiologico, affettivo, relazionale con le figure più importanti quali i familiari, il gruppo dei pari etc. E poi l’adolescenza segna quel passaggio, quella porta di ingresso al  mondo degli adulti!&lt;br /&gt;L’adolescenza è intesa come fase evolutiva con lo scopo dell’adempimento di compiti evolutivi, quali il raggiungimento dell’autonomia e dell’identità adulta, della piena socializzazione lavorativa e familiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rischio in  adolescenza&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;“Il rischio è parte integrante della vita dell’uomo e sottende ogni tendenza evolutiva verso il raggiungimento di nuovi traguardi di sviluppo… &lt;br /&gt;…La curiosità esplorativa, la sperimentazione, il cimentarsi e il mettersi alla prova, il piacere di riuscire ad avere controllo sulla realtà, come anche la sensazione di eccitazione e di brivido, sono per così dire comportamenti rischiosi normali, ossia che accompagnano l’uomo nella sua crescita ed evoluzione...&lt;br /&gt;È noto il ruolo del narcisismo negli adolescenti, di quell’egocentrismo che spesso sfocia nell’illusione di essere invulnerabili: l’idea di essere al centro del mondo, di avere una “favola personale” ,distoglie l’attenzione dalla concretezza, misconoscendo i limiti, in quanto soffocanti.&lt;br /&gt;Il bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione può trovare nei comportamenti rischiosi eclatanti il suo mezzo di realizzazione, specialmente là dove vi siano insicurezze, fragilità e confusione.&lt;br /&gt;Rischiare significa intraprendere un’azione che potrebbe, con una certa probabilità, avere conseguenze negative.&lt;br /&gt;Il rischio assume così un valore compensatorio di lacune narcisistiche e relazionali; è un atto illusoriamente magico per risolvere le proprie debolezze e frustrazioni che inquinano la quotidianità. &lt;br /&gt;Questo vale soprattutto per gli adolescenti cosiddetti vulnerabili, ossia particolarmente sensibili ai vissuti di incertezza, alle conferme da parte del contesto, che collezionano stati di sofferenza come vergogna, timore, rabbia.  È a questo  punto che l’azione rischiosa rappresenta una via di fuga, per riscattarsi dallo smacco, per rivalutarsi di fronte a sé e agli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA PARTICOLARE CONDOTTA RISCHIOSA: IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO NEGLI ADOLESCENTI&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Da alcuni anni, anche nel nostro paese, le macchinette (slot machine) rappresentano la forma di gioco predominante tra i giovani. &lt;br /&gt;Alla presenza massiccia di tale gioco sul territorio si aggiunge il sentimento di noia di molti giovani, la necessità di ammazzare il tempo, il voler non essere da meno dei compagni, il desiderio di vincere qualche soldo. &lt;br /&gt;Negli ultimi anni c’è stato un aumento del gioco d’azzardo negli adolescenti, probabilmente alcuni fattori hanno contribuito all’aumentare del fenomeno come:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• la crescente liberalizzazione, la maggiore tolleranza se non addirittura l’incoraggiamento verso il gioco d’azzardo come attività innocua;&lt;br /&gt;•  la ritardata presa di coscienza del problema;&lt;br /&gt;•  la scarsa attenzione nei confronti di programmi di informazione per la creazione di una consapevolezza collettiva dei problemi legati al gioco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mia esperienza con gli adolescenti attraverso progetti di prevenzione in ambito scolastico, posso dire che è molto difficile entrare nel loro mondo ed è altrettanto difficile utilizzare il loro linguaggio. Ritengo che la prevenzione sia uno strumento importante soprattutto in questa fase critica ma penso anche che non è per niente facile lavorare con questa fascia di età.&lt;br /&gt;Per gli adolescenti è difficile ammettere di avere un problema o di vedere il problema, figuriamoci, è già difficile per un adulto prendere la consapevolezza e ammettere di avere un problema di gioco!. È per tale ragione che ritengo fondamentale imparare a calarsi nei panni di un adolescente, entrare a conoscere quel loro mondo, avvicinarsi a loro, ancor prima di iniziare nel volerli coinvolgere in un programma di prevenzione che quasi sempre risulta loro noioso o rappresenta il modo di non fare lezione in quella ora. A volte ho sentito dire loro “e quanto siete esagerati, ora anche giocare è un problema; che volete che sia farsi una partita alle macchinette!!”.&lt;br /&gt;Penso che non dobbiamo mai smettere di “fare prevenzione”, di informare, di far conoscere e penso anche che non dobbiamo arrenderci di fronte alle difficoltà che incontriamo con gli adolescenti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5802875516531306112?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5802875516531306112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5802875516531306112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5802875516531306112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5802875516531306112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/04/adolescenti-e-gioco.html' title='Adolescenti e Gioco'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5052336081388380483</id><published>2008-04-01T14:49:00.002+02:00</published><updated>2008-06-24T10:33:16.791+02:00</updated><title type='text'>La famiglia del tossicodipendente</title><content type='html'>La famiglia del tossicodipendente secondo un’ottica relazionale.&lt;br /&gt;Il disagio psichico di uno dei membri costituisce il segnale di un malessere più esteso che riguarda il gruppo familiare rispetto ai compiti evolutivi del ciclo vitale.&lt;br /&gt;In questa prospettiva il fenomeno della tossicodipendenza è visto come un modo per perpetuare la storia familiare in maniera ripetitiva e stereotipata, per cristallizzare le posizioni dei singoli membri in una configurazione relazionale immobile e coartata.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i ruoli all’interno di queste famiglie, si può parlare di “delega accuditiva”. È quel fenomeno secondo cui i soggetti, ad un certo punto della loro infanzia, vengono affidati a parenti più o meno prossimi che li prendono in carico sia sotto l’ aspetto delle cure materiali che di quelle affettive ed educative.&lt;br /&gt;Allora cosa succede: di solito la madre, essendo impegnata su un fronte emotivo diverso da quello con il figlio, segue le mansioni accuditive in modo apparentemente ineccepibile ma in realtà più funzionali ai propri desideri di adeguatezza sociale e di ricerca di conferme da parte dei propri genitori (non è avvenuto lo svincolo dalle famiglie d’origine, indispensabile per la costruzione di un altro sé familiare). Dunque l’effetto immediato di questo “stallo emotivo” ha favorito una ripetizione di situazioni simili vissute sia nella famiglia d’origine che in quella di elezione.&lt;br /&gt;La figura paterna sembrerebbe quasi impotente rispetto al proprio ruolo ed estromesso all’interno del rapporto coniugale.&lt;br /&gt;Nei genitori è emersa una scarsa interiorizzazione di quei ruoli necessari ad accogliere i propri figli come altri da sé. Il rapporto genitori-figli è basato su una confusione di confini generazionali che ha impedito ai genitori di portare a termine il loro mandato generazionale e ai figli di vivesi come persone con una propria identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il figlio tossicomane&lt;br /&gt;La condizione di immobilità e di resistenza al cambiamento tipica di queste famiglie, si innesca in uno specifico stadio della storia della famiglia, ovvero nel momento in cui il figlio comincia a richiedere maggiori spazi di autonomia, in corrispondenza della fase adolescenziale.&lt;br /&gt;Il drogarsi assume una duplice funzione relazionale: da una parte permette al tossicomane di essere distante, indipendente ed individuato, dall'altra lo rende dipendente in termini di danaro, di mantenimento e fedele alla famiglia.&lt;br /&gt;Malgrado quindi una dichiarata ansia di indipendenza resta pur sempre assodato che la maggioranza dei tossicomani tende a mantenere stabili legami con l'ambiente familiare restandovi a vivere a lungo nel tempo o comunque mantenendo contatti più di quanto non facciano coetanei non tossicodipendenti. Nella fase in cui si dovrebbe attuare lo svincolo adolescenziale, l’esterno viene avvertito come minaccioso e si ha la percezione della casa come microcosmo sociale in cui rinchiudersi. Il male è nel sociale e la casa rappresenta una gabbia dorata, che da un lato è un contenitore rassicurante, dall’altro però è altamente asfissiante.&lt;br /&gt;Per il tossicodipendente l’uso coatto della sostanza, con le sue qualità anestetizzanti, può forse rappresentare il ritorno ad uno stato in cui le differenziazioni me-non me, interno ed esterno, non hanno alcun significato e quindi non possono essere pensate. La tossicodipendenza va dunque a rappresentare uno spazio altro rispetto a questo microcosmo saturo che è la casa, in cui poter immaginare di esperire una qualche forma di pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I processi di triangolazione e le tipologie &lt;br /&gt;L’abuso di droga può servire a mantenere insieme i genitori o a raggiungere l’obiettivo di far interrompere un litigio tra loro.&lt;br /&gt;Si può parlare di una frequente triangolazione del paziente in un rapporto preferenziale col genitore che sente più in difficoltà in una coppia in stallo. Egli  ha il ruolo, emotivamente difficile, di mediare la tensione latente tra i genitori e di colmare artificialmente un vuoto affettivo. In questi giochi di triangolazione il figlio svolgerebbe la funzione di contenimento e di mascheramento di conflitti genitoriali latenti.&lt;br /&gt;Si tratta di una situazione emotiva di estrema ambivalenza: da un lato può sentirsi al centro di gratificazione e privilegi, dall’altro stabilisce un vincolo rigido di dipendenza dalle figure genitoriali che, durante la crisi adolescenziale, entra drammaticamente in collisione con i nuovi emergenti bisogni di autonomia e di individuazione. Naturalmente l’insorgere della malattia risolve il problema perché il paziente continua ad assolvere il compito assegnatole e i genitori, impegnati nella cura, rimandano la ricerca di nuove soluzioni per superare i motivi di insoddisfazione reciproca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Legami familiari tra delega e lealtà familiari&lt;br /&gt;Il paziente sembra accentrare su di sé le tensioni familiari poiché è demandato a lui di rappresentare un centro focale intorno a cui la famiglia si aggrega. Il tentativo del paziente di contenere le tensioni familiari trova significato nel mantenere la coesione della famiglia a tutti i costi, esorcizzando le minacce di rottura dei legami, cioè i timori della disgregazione dell’unità familiare in caso di esplicitazioni del conflitto o aumento delle distanze.&lt;br /&gt;Il tossicomane e la famiglia hanno difficoltà a trattenere i contenuti mentali “emozionanti” che anzi vengono trasformati in agiti. Le emozioni appaiono sotto forma di aggressività fisica  o verbale oppure come vere e proprie angosce nei confronti della vicinanza fisica, vissuta nei rapporti con i propri familiari.&lt;br /&gt;Tutto il sistema familiare sembra vivere sotto l’ombra di una minaccia costante e incombente di un’improvvisa catastrofe che può disintegrare il mondo: l’irruzione dell’emozione profonda.&lt;br /&gt;Se si sta dentro la famiglia e si sente, si pensa, allora vengono fuori dolori così grandi che c’è bisogno di morfina “stare dentro ma non pensare; stare dentro ma non  affrontare i problemi che sonno molto dolorosi”.&lt;br /&gt;La matrice mentale sembra essere e segregamente viversi, come molto carente, molto poco attrezzata a pensare le emozioni e gli affetti. A ciò naturalmente si contrappone una struttura di pensiero che può soltanto tentare di esercitare  un rigido controllo su tutti gli accadimenti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5052336081388380483?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5052336081388380483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5052336081388380483' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5052336081388380483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5052336081388380483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/04/la-famiglia-del-tossicodipendente.html' title='La famiglia del tossicodipendente'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5167637885296656494</id><published>2008-03-27T11:50:00.002+01:00</published><updated>2008-06-24T10:33:27.044+02:00</updated><title type='text'>La dipendenza affettiva</title><content type='html'>Dipendenza affettiva&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attaccamento è alla base di ogni legame affettivo incentrato sulla ricerca di sicurezza fisica e psichica, di stabilità e di benessere in presenza dell’altro. Nel corso della vita diventa un elemento essenziale e si ritrova, ovviamente, nelle relazioni amorose, accanto a due altre componenti ugualmente importanti: la cura e la sessualità, che intervengono in maniera differente a seconda della coppia e delle storie.&lt;br /&gt;Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” in cui si altera stabilmente quel necessario equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali.&lt;br /&gt;Il termine “dipendenza”, se riferito a sostanze, indica uno stato di bisogno fisico e psicologico indotto da quella sostanza sull’organismo; l’individuo dipendente per evitare una crisi di astinenza e le conseguenze spiacevoli che questa comporta, si trova costretto ad assumere la sostanza in modo continuativo e costante. Nelle dipendenze affettive è l’altro a svolgere la funzione di “sostanza”, per cui la sua presenza nella nostra vita diviene un bisogno, una necessità, un vincolo indissolubile, pena la perdita della nostra stessa identità.&lt;br /&gt;Non sempre è il proprio partner l’oggetto d’amore, in alcuni casi può trattarsi del gruppo familiare, dei figli o di una qualunque altra persona con cui si vive una relazione ritenuta indispensabile. Spesso sono i genitori che scambiano un attaccamento morboso e soffocante verso i propri figli con un legame profondo e significativo; sono madri o padri che rinunciano completamente alla loro identità, senza più una vita di coppia ed esistono unicamente in funzione dei figli. Il pericolo in questi casi non è solo l’annullamento della propria identità, ma anche di quella dei figli che, troppo impegnati a realizzare i desideri e le aspirazioni dei genitori, si vedono costretti a rinunciare a quelli che sarebbero stati i loro obiettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manaham: “una persona che soffre di dipendenza affettiva manifesta un’insana dipendenza da un’altra persona tale da essere completamente coinvolto dall’altro e poco attento a se stesso, con la perdita di potere e di equilibrio personale, identità confusa e confini poco chiari nella relazione con gli altri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Melody Beattie: “la persona che soffre di dipendenza affettiva è un individuo che ha permesso al comportamento dell’altro di coinvolgerlo ed è ossessionato dal controllo del comportamento di tale persona”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniel Piétro: “la dipendenza affettiva è una turba della personalità, acquisita durante l’infanzia e perpetuata nell’età adulta, che si caratterizza nel modo seguente: non avendo acquisito un’autonomia durante l’infanzia, l’individuo ricerca nell’età adulta, l’approvazione e la valorizzazione per fondare la stima di sé;           &lt;br /&gt;incapace di stabilire da solo relazioni interpersonali stimolanti a partire dalle proprie risorse, l’individuo spera che un legame affettivo con un’altra persona gli permetterà di svelare le proprie qualità e le proprie risorse nascoste; non riuscendo a realizzarsi, l’individuo troverà rifugio o compensazione per esprimere o anestetizzare la propria sofferenza nell’alcol, nella droga, nel consumo eccessivo di farmaci o di cibo e a volte anche nel suicidio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva?  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prima caratteristica della dipendenza affettiva è la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro. &lt;br /&gt;L’amare l’altro diventa spesso una forma di sofferenza; il benessere emotivo, a volte anche la salute e la sicurezza, vengono messi a repentaglio per il benessere dell’altro. &lt;br /&gt;Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese, in quel momento, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale. &lt;br /&gt;La seconda caratteristica è un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli” (M. Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Selvini, A. M. Sorrentino, 1998). &lt;br /&gt;Queste persone soffrono di un profondo senso di inadeguatezza. &lt;br /&gt;Sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Anche quando questo vuol dire farsi male. &lt;br /&gt;Chi soffre di dipendenza affettiva è ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Infatti, la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di Sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro risolvibilità. &lt;br /&gt;Quello che incatena nella dipendenza affettiva è l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dipendenza affettiva colpisce, sopratutto il sesso femminile, in tutte le fasce d'età . Sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate. Sono donne che hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme. Nelle relazioni affettive, queste persone elemosinano attenzioni e continue conferme poiché tutto ciò aiuta a sentirsi sicuri e forti, contrastando così l'impotenza, il disagio, il vuoto affettivo che percepiscono a livello personale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pensieri e i vissuti emotivi nella “dipendenza dall’amore” sono principalmente connotati da:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico; &lt;br /&gt;-terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione; &lt;br /&gt;-tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia; &lt;br /&gt;-autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità; &lt;br /&gt;-tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale; &lt;br /&gt;-propensione a provare attrazione verso persone con problemi e contemporaneo disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Castaldi I. (2001), Meglio sole. Perché è importante bastare a se stesse. Milano, Feltrinelli.&lt;br /&gt;Francois-Xavier Poudat (2006), La Dipendenza Amorosa. Isola del Liri (FR),Castelvecchi&lt;br /&gt;Grad M. (1998), La Principessa che credeva nelle favole, Come liberarsi del proprio principe azzurro. Casale Monferrato, Piemme.&lt;br /&gt;Gray J. (1992), Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. Milano, Sonzogno.&lt;br /&gt;Norwood R. (1994), Guarire coi perché. Milano, Freltrinelli.&lt;br /&gt;Norwood R. (1989), Donne che amano troppo. Milano, Freltrinelli.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5167637885296656494?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5167637885296656494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5167637885296656494' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5167637885296656494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5167637885296656494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2008/03/la-dipendenza-affettiva.html' title='La dipendenza affettiva'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5777571380587990302</id><published>2007-11-02T12:46:00.001+01:00</published><updated>2008-03-26T23:24:00.999+01:00</updated><title type='text'>Il ciclo di vita della famiglia</title><content type='html'>La famiglia è un sistema vivente, il cui sviluppo avviene per “stadi” all’interno della dimensione tempo: essa passa attraverso una serie di “epoche” , ognuna consiste in un “periodo di transizione”.&lt;br /&gt;Durante le transizioni si verificano profonde trasformazioni psicologiche e a livello strutturale.&lt;br /&gt;Nel corso del suo ciclo di vita, ogni gruppo familiare passa attraverso una serie di stadi che richiedono dei cambiamenti di ruolo intrafamiliari, dall’altra parte il coinvolgimento dei singoli membri in altri sistemi sociali (scuola, mondo del lavoro etc..) fa si che ogni soggetto, di fronte a determinati “passaggi” debba affrontare dei cambiamenti del proprio ruolo, proprio perché tale fase lo richiede.&lt;br /&gt;Le sei fasi del ciclo vitale secondo Carter e Mc Goldrick sono:&lt;br /&gt;1. la fase antecedente la formazione della famiglia&lt;br /&gt;2. la fase iniziale di formazione della famiglia (il momento di formazione della coppia per Minuchin)&lt;br /&gt;3. lo stadio con bambini in giovane età&lt;br /&gt;4. lo stadio in cui i figli hanno lasciato la scuola e sono adolescenti, alcuni lavorano e altri no&lt;br /&gt;5. uno stadio più avanzato della vita della famiglia in cui i figli sono adulti e si distaccano&lt;br /&gt;6. la famiglia nella fase terminale, quella del pensionamento e della vecchiaia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Nella fase precedente la formazione della famiglia, è indispensabile il “distacco emotivo” del giovane dal gruppo di origine e ciò si concretizzerà attraverso la differenziazione e definizione del proprio sé rispetto ai familiari, nell’ambito del lavoro e delle relazioni con i pari.&lt;br /&gt;2. Nel secondo momento, quello della coppia da poco sposata, un lavoro positivo di ristrutturazione, deve portare all’organizzazione del sistema coniugale e si devono “ridefinire” le relazioni con le famiglie estese e con i gruppi di appartenenza dei coniugi.&lt;br /&gt;Si può verificare che in alcune famiglie, uno o entrambe i membri della coppia  non hanno rielaborato in modo costruttivo, il distacco dalla propria famiglia di origine  (scarsa differenziazione), per cui risulta limitata la capacità di realizzare un efficace coinvolgimento nel nuovo gruppo familiare, e da qui possono sorgere problemi all’interno della nuova coppia.&lt;br /&gt;3. Nel terzo stadio, quello della famiglia con bambini piccoli, il processo emozionale centrale è l’accettazione di questi come nuovi membri del sistema. In altri termini, vuole dire: la formazione del sottosistema genitoriale, il riassestamento di quello coniugale per fare spazio ai figli e la riformulazione con la famiglia trigenerazionale, entro la quale andranno “rinegoziati” i ruoli dei genitori e nonni.&lt;br /&gt;4. Nella famiglia con adolescenti, deve essere aumentata la flessibilità dei confini all’interno della famiglia, per permettere l’indipendenza dei giovani. Se ciò avviene, l’adolescente si sentirà libero di entrare e uscire dal sistema famiglia senza nessun tipo di condizionamento o di costrizione.&lt;br /&gt;5. Nel quinto stadio, quello dei figli adulti, il processo emozionale centrale sarà l’accettazione di un numero sempre maggiore di movimenti in uscita da e di entrata nel sistema: in pratica ciò comporterà nuovi interessi entro il sottosistema coniugale degli adulti, lo sviluppo di relazioni alla pari tra genitori e figli adulti e la ridefinizione di relazioni per includere nipoti e generi/nuore.&lt;br /&gt;6. Il sesto momento, quello dello slittamento dei ruoli generazionali, del mantenimento del funzionamento di coppia, del riconoscimento di un ruolo più centrale alle generazioni di mezzo, i figli, da parte dei quali ci sarà supporto delle generazioni più anziane senza però invadere i loro spazi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che intendo sottolineare, riguardo le fasi di vita di ogni famiglia, è che è indispensabile avere la flessibilità di cambiare i ruoli dei singoli membri e la flessibilità di cambiare la “struttura” della famiglia per arrivare ad un nuovo equilibrio che sappia fare fronte davanti al “cambiamento” (Minuchin S., 1976, Famiglie e Terapia della Famiglia) .&lt;br /&gt;In tutto ciò però è fondamentale che ogni singolo membro abbia superato con successo la fase della “differenziazione” dalla famiglia di origine. Differenziazione nel senso di “distacco emotivo”, il che non vuole dire “taglio”  ma la consapevolezza che posso formare una nuova famiglia o coppia senza sentirmi limitato o costretto nei confronti della mia famiglia di origine.  Senza provare sensi di colpa o sentire che sono in “debito” ( Boszormenyi-Nagy  Lealtà Invisibili,1988) nei loro confronti, perché ciò non mi permetterebbe di essere libero, nel senso di “differenziato” ( Bowen M., 1979, Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare intergenerazionale).&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);font-size:78%;" &gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; &lt;br /&gt;   &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5777571380587990302?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5777571380587990302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5777571380587990302' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5777571380587990302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5777571380587990302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/11/il-ciclo-di-vita-della-famiglia.html' title='Il ciclo di vita della famiglia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-742222496541877687</id><published>2007-10-07T12:47:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:31:53.261+02:00</updated><title type='text'>Lo Shopping Compulsivo</title><content type='html'>Lo shopping compulsivo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo shopping è un’attività che tutti noi pratichiamo, spesso anche per concedersi un momento di autogratificazione. E’ normale chiedersi, a questo punto, quando tale comportamento arriva ad assumere caratteristiche patologiche. Black, professore di psichiatria alla Scuola di Medicina di Iowa, sostiene che lo shopping diventa problematico quando invalida la vita sociale, relazionale, il matrimonio ed il benessere finanziario del soggetto (Ethridge, 2002).&lt;br /&gt;Una delle caratteristiche più importanti della sindrome da shopping è quella di comprendere diverse forme di disagio in un disturbo complesso, che è sempre stato difficile classificare nell’ambito dei disagi della mente.&lt;br /&gt;Lo shopping compulsivo rappresenta, infatti, un disturbo che implica tre caratteristiche psicopatologiche distinte, presenti spesso contemporaneamente:&lt;br /&gt;1. controllo deficitario dell’impulso&lt;br /&gt;2. ideazione ossessiva&lt;br /&gt;3. dipendenza da un’attività&lt;br /&gt;L’esistenza di un deficit nel controllo è testimoniata dall’impulso a comprare  vissuto in modo dirompente ed irresistibile. Questa incontrollabile spinta all’acquisto, presente negli shopper compulsivi, è stata definita “buying impulse" e viene descritta come una pervasiva tendenza distruttiva ed eccessiva, che crea un bisogno urgente che preme per essere soddisfatto. Tale caratteristica rende questo comportamento per alcuni aspetti simile ad altre manifestazioni di scarso controllo dei propri istinti, come il gioco d’azzardo patologico e la cleptomania. La ripetitività dei comportamenti di acquisto e la ciclicità delle crisi hanno portato in risalto anche il carattere ossessivo del disturbo che sembra aumentare, come accade per altre problematiche di tipo ossessivo, in corrispondenza delle situazioni di stress. Ma  la caratteristica che senza dubbio appare spesso più difficile da sradicare concerne la dipendenza dall’attività di acquisto che si instaura in questo tipo di comportamento e che ha portato a parlare anche di "addictive buying” ovvero di  dipendenza dagli acquisti. In proposito in letteratura sono state descritte delle vere e proprie "crisi di astinenza" concomitanti alla sospensione temporanea dell’attività di acquisto.&lt;br /&gt;Lo shopping compulsivo, in effetti, presenta molte caratteristiche simili alla dipendenza da sostanze: la tolleranza porta i soggetti ad incrementare progressivamente tempo e denaro speso negli acquisti, così come i tossicodipendenti devono aumentare la dose di assunzione della sostanza per ottenere gli effetti desiderati. Il craving, l’incapacità di controllare l’impulso a mettere in atto il comportamento è presente in entrambe le patologie, in particolare nella dipendenza dagli acquisti esso assume le caratteristiche della compulsione, intesa come alleviazione di un sentimento spiacevole. L’astinenza produce un grande malessere nello shopper compulsivo che, per qualche motivo, si trovi impossibilitato a fare acquisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;McElroy (1994) è stata una delle prime autrici ad occuparsi dei criteri diagnostici dello shopping compulsivo e ha indicato i seguenti criteri per effettuare tale diagnosi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A.  La preoccupazione, l’impulso o il comportamento del comprare non adattivi come indicato da uno dei seguenti elementi:&lt;br /&gt;1.         frequente preoccupazione o impulso a comprare, esperiti come irresistibili, intrusivi o insensati;&lt;br /&gt;2.         comprare frequentemente al di sopra delle proprie possibilità, spesso oggetti inutili (o di cui non si ha bisogno), per un periodo di tempo più lungo di quello stabilito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B. La preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare causano stress marcato, fanno consumare tempo, interferiscono significativamente con il funzionamento sociale e lavorativo o determinano problemi finanziari (indebitamento o bancarotta).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C. Il comprare in maniera eccessiva non si presenta esclusivamente durante i periodi di mania o ipomania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prevalenza di questo disturbo viene stimata all’80% nel sesso femminile, specialmente di giovane età. Prima del comportamento compulsivo è frequente la presenza di stati d’ira, frustrazione, tristezza e solitudine che vengono sostituiti da una sensazione di onnipotenza, euforia e persino eccitazione sessuale durante l’acquisto. Dopo di esso si avverte un forte calo di tensione e una sensazione di forte gratificazione, anche se di breve durata in quanto repentinamente sopraggiungono profondi sensi di colpa e l’intensa vergogna per il proprio comportamento che provocano profonde sofferenze e notevoli danni all’autostima.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la tipologia dei prodotti prediletti dai “compulsive shoppers” le donne sembrano più predisposte all’acquisto di oggetti che aumentino e migliorino il loro aspetto fisico e, quindi, il loro potere seduttivo quali: scarpe, vestiti, borse, profumi e gioielli. Come si può notare gli oggetti summenzionati sono tutti strumenti che rientrano nell’immaginario collettivo di bellezza o cura dell’aspetto. Questo dato è di fondamentale importanza perché fornisce indicazioni molto utili sulle cause ipotetiche dello shopping compulsivo. Una delle cause riscontrate da tutti gli autori che hanno trattato lo shopping compulsivo è il basso livello di autostima che queste persone cercano di colmare fagocitando oggetti come per riempire il vuoto esperito. L’attrazione per questo genere di articoli da parte delle donne può essere correlato al tentativo di migliorare il proprio livello di autostima attraverso un miglioramento della propria immagine ma, chiaramente, le cause sottostanti la dipendenza da shopping hanno radici più profonde che esulano dal semplice aspetto esteriore. Per esemplificare questo concetto riportiamo un caso clinico.&lt;br /&gt;Gli uomini, invece, prediligono simboli di potere e prestigio, come telefonini, computer, attrezzi sportivi, etc. Gli oggetti acquistati sono in ogni caso inutili e spesso vengono regalati o buttati via, o addirittura nascosti in un angolo della casa, lontano dalla vista del soggetto e soprattutto dei familiari, che in genere sono all’oscuro del problema. Anche nel caso degli uomini affetti da dipendenza da shopping uno dei problemi e delle cause più frequenti risiede nel basso livello di autostima riferito dai soggetti ma, come si nota dalla tipologia di oggetti diversa, rispetto a quella delle donne, il tentativo di apparire migliori ai propri e altrui occhi sfocia nell’acquisto di status simbol che rappresentino il potere e il progresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-742222496541877687?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/742222496541877687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=742222496541877687' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/742222496541877687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/742222496541877687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/10/lo-shopping-compulsivo.html' title='Lo Shopping Compulsivo'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-7956303093106176658</id><published>2007-09-04T15:21:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:32:41.515+02:00</updated><title type='text'>Il Gioco d'Azzardo Patologico</title><content type='html'>Il  Gioco d’Azzardo Patologico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il DSM già dal 1980 riconosce il gambling compulsivo come patologia psichiatrica, includendolo nella categoria dei “disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove”. Questi che seguono sono i criteri diagnostici revisionati nell’edizione IV del DSM del 1996:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Persistente e ricorrente comportamento  di gioco d’azzardo maladattivo, come indicato da cinque (o più) dei seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. è eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per es., è eccessivamente assorbito  &lt;br /&gt;           nel rivivere  esperienze passate di gioco d’azzardo,nel soppesare o programmare la &lt;br /&gt;          successiva avventura,o nel pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare)&lt;br /&gt;a. ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata&lt;br /&gt;b. ha ripetutamente tentato senza successo di controllare,ridurre,o interrompere il gioco d’azzardo&lt;br /&gt;c. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo&lt;br /&gt;d. gioca d’azzardo per sfuggire i problemi o per alleviare un umore disforico (per es. sentimenti di onnipotenza,colpa,ansia,depressione)&lt;br /&gt;e. dopo aver perso al gioco,spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)&lt;br /&gt;f. mente ai membri della propria famiglia ,al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo&lt;br /&gt;g. ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa,il lavoro oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo&lt;br /&gt;h. fa affidamento su altri per reperire  il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo&lt;br /&gt;i.    il comportamento di gioco d’azzardo non è meglio attribuibile ad un Episodio &lt;br /&gt;     Maniacale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La carriera del giocatore&lt;br /&gt;Custer ha condotto delle ricerche sul tema e avvalendosi del contributo dei G.A. ha messo a punto uno schema estremamente esemplificativo in cui si sottolinea la progressività della dipendenza dal gioco; vi è un processo costituito da tre fasi discendenti che culminano nella fase della perdita della speranza, e da tre fasi ascendenti che riguardano la riabilitazione terapeutica :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A)Fase vincente:&lt;br /&gt;1) gioco occasionale. Si gioca soprattutto per divertirsi e passare il tempo;&lt;br /&gt;2) vincite frequenti;&lt;br /&gt;3) eccitazione legata al gioco;&lt;br /&gt;4) gioco sempre più frequente;&lt;br /&gt;5) aumenta l’ammontare delle scommesse;&lt;br /&gt;6) avviene una grossa vincita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B) Fase perdente :&lt;br /&gt;1) gioco solitario;&lt;br /&gt;2) episodi di perdite solitarie;&lt;br /&gt;3) pensieri costanti relativi al gioco;&lt;br /&gt;4) vi sono le prime coperture e menzogne;&lt;br /&gt;5) non si riesce a smettere di giocare;&lt;br /&gt;6) il giocatore diventa irritabile, agitato e si chiude in se stesso;&lt;br /&gt;7) la vita familiare è infelice;&lt;br /&gt;8) richiesta di forti prestiti&lt;br /&gt;9) incapacità di risarcire i debiti contratti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C) Fase della disperazione :&lt;br /&gt;1) marcato aumento di tempo e denaro dedicati al gioco;&lt;br /&gt;2) alienazione dalla famiglia e dagli amici;&lt;br /&gt;3) panico;&lt;br /&gt;4) azioni illegali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D) Perdita della speranza (fase cruciale)&lt;br /&gt;1) pensieri e tentativi di suicidio;&lt;br /&gt;2) arresto;&lt;br /&gt;3) divorzio;&lt;br /&gt;4) alcool;&lt;br /&gt;5) crollo emotivo;&lt;br /&gt;6) sintomi di ritiro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E) La fase critica&lt;br /&gt;1) sincero desiderio di aiuto;&lt;br /&gt;2) speranza;&lt;br /&gt;3) interruzione del gioco;&lt;br /&gt;4) si prendono decisioni;&lt;br /&gt;5) si chiariscono le idee;&lt;br /&gt;6) ripresa dell’attività lavorativa;&lt;br /&gt;7) soluzione dei problemi;&lt;br /&gt;8) programmi di risarcimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F) Fase della ricostruzione :&lt;br /&gt;1) migliorano i rapporti familiari;&lt;br /&gt;2) si sviluppano delle mete;&lt;br /&gt;3) viene trascorso più tempo con la famiglia;&lt;br /&gt;4) si impara ad avere più pazienza;&lt;br /&gt;5) si sviluppa una maggiore rilassatezza.&lt;br /&gt;G) Fase della crescita&lt;br /&gt;1) diminuzione della preoccupazione legata al gioco;&lt;br /&gt;2) comprensione per gli altri;&lt;br /&gt;3) dare affetto agli altri;&lt;br /&gt;4) introspezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il trattamento di giocatori d’azzardo patologici&lt;br /&gt;Le tecniche utilizzate nella terapia del gioco d’azzardo coinvolgono la psico-educazione, le terapie individuali, di gruppo e familiari. Molta attenzione va posta, soprattutto all’inizio del programma, al superare il diniego del paziente e allo sviluppo della motivazione all’astinenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-7956303093106176658?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/7956303093106176658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=7956303093106176658' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7956303093106176658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/7956303093106176658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/09/il-gioco-dazzardo-patologico.html' title='Il Gioco d&apos;Azzardo Patologico'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4826848998070218421</id><published>2007-07-26T13:15:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:32:50.289+02:00</updated><title type='text'>gioco d'azzardo e famiglia</title><content type='html'>GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO E FAMIGLIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Definizione del gioco d’azzardo&lt;br /&gt;Il gioco d’azzardo è caratterizzato da tre criteri:&lt;br /&gt;1. La presenza di un montepremi in denaro o un altro oggetto di valore&lt;br /&gt;2. L’irreversibilità di tale messa in palio&lt;br /&gt;3. Il risultato del gioco è dovuto principalmente al caso&lt;br /&gt;Secondo il manuale DSM-IV il gioco d’azzardo patologico è caratterizzato da un comportamento ricorrente e maladattivo tale da compromettere le attività personali, familiari e lavorative del soggetto. Il gioco d’azzardo patologico è una vera e propria “dipendenza”, come la dipendenza da sostanze quali la droga, l’alcol. È una vera e propria “malattia” che va curata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioco e famiglia&lt;br /&gt;Il gioco è il sintomo, il giocatore è il paziente “designato”di una disfunzione nel sistema. Il sintomo ha un significato ambivalente, da un lato manovra per mettere in discussione le regole del sistema familiare, dall’altro può fungere da elemento stabilizzante dell’omeostasi  sistemica (equilibrio famigliare).&lt;br /&gt;In alcuni casi avviene che il sintomo diventa il “prezzo” che il sistema è disposto a pagare pur di mantenere immodificate le proprie regole e conservare la rigidità della propria omeostasi.&lt;br /&gt;Il paziente “designato”è il portatore del sintomo, ma in realtà è tutto il sistema famiglia ad essere ammalato.&lt;br /&gt;Il gioco patologico di un membro è un sintomo di qualche cosa che non funziona a livello di comunicazioni e relazioni nel sistema famiglia.&lt;br /&gt;Pur costituendo il gioco patologico di un membro della famiglia un problema grave, la famiglia attraversa le fasi che la portano ad un equilibrio attorno al gioco patologico e dopo aver attraversato un periodo di disorientamento  giunge  a riorganizzarsi attorno al sintomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE FASI DELLA RIORGANIZZAZIONE&lt;br /&gt; Negoziazione più o meno solidale del problema&lt;br /&gt; Tentativi di eliminare il problema&lt;br /&gt; Famiglia disorganizzata, i membri non sanno come affrontare il problema del gioco&lt;br /&gt; Esclusione del giocatore quale “capro espiatorio”&lt;br /&gt; Nuovo assetto organizzativo della famiglia sotto la conduzione dei membri non giocatori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo momento il sistema famiglia si è organizzato, si dà nuove regole e stabilisce nuove relazioni attorno al “gioco patologico”. Difficilmente i membri non giocatori saranno disposti al cambiamento, nemmeno di fronte alla riconquista  della sobrietà.&lt;br /&gt;Anche qualora il membro giocatore decidesse di curarsi, e di fatto mantiene l’astinenza, non è detto che da quel momento le cose cambino in meglio.&lt;br /&gt;Allora cosa accade a questo punto?&lt;br /&gt;Se il sistema famiglia ha stabilito con il giocatore patologico regole molto rigide, non è disposto al cambiamento e mantiene la sua omeostasi a tutti i costi.&lt;br /&gt;L’astinenza dal gioco non vuol dire risanamento familiare a tutti i costi, in molti casi coincide con un peggioramento in quanto può smascherare dei problemi più profondi non legati al gioco (problemi di coppia, di ruoli e funzioni etc.).&lt;br /&gt;Per potersi rinnovare la famiglia deve imparare nuovamente a organizzarsi con l’astinenza, dato che è un sistema dinamico ed aperto, può trovare un  nuovo equilibrio “un nuovo modo di stare insieme” senza il gioco patologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4826848998070218421?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4826848998070218421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4826848998070218421' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4826848998070218421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4826848998070218421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/07/gioco-dazzardo-e-famiglia.html' title='gioco d&apos;azzardo e famiglia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6781753179306027841</id><published>2007-07-18T18:59:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:33:24.023+02:00</updated><title type='text'>La struttura della famiglia</title><content type='html'>La struttura della famiglia: modelli transazionali, sottosistemi, confini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La struttura familiare è l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono. Una famiglia è un sistema che opera tramite modelli transazionali che regolano il comportamento dei membri di una famiglia. Esempio di modello è quando una madre dice al figlio di mangiare la pasta e lui obbedisce, questa interazione definisce chi è lei rispetto a lui e viceversa, in quello specifico momento e contesto. Operazioni ripetute costituiscono un modello transazionale.&lt;br /&gt;La struttura della famiglia deve essere capace di adattarsi se le situazioni cambiano (ad esempio durante le fasi del ciclo vitale in cui viene richiesto alla famiglia di adattarsi al cambiamento richiesto dalla fase stessa). La sopravvivenza della famiglia come sistema dipende da una gamma sufficiente di modelli, dalla disponibilità di modelli transazionali alternativi e dalla flessibilità di mobilitarli quando è necessario. La famiglia entra in “crisi” quando i modelli transazionali non mostrano una “flessibilità” tale da adeguarsi alla situazione nuova che la famiglia si trova ad affrontare.&lt;br /&gt;Il sistema familiare differenzia e svolge le sue funzioni per mezzo di sottosistemi. Gli individui sono sottosistemi in una famiglia. Ogni individuo appartiene a diversi sottosistemi, in cui ha diversi gradi di potere e capacità differenziate.&lt;br /&gt;I confini di un sottosistema sono le regole che definiscono chi partecipa e come.&lt;br /&gt;Perché la famiglia funzioni bene, i confini tra i sottosistemi devono essere “chiari” e sufficientemente “flessibili”, in modo da permettere l’assestamento quando le situazioni interne ed esterne alla famiglia cambiano.&lt;br /&gt;Famiglie disimpegnate: quando i confini sono eccessivamente rigidi tanto da compromettere la comunicazione tra i sottosistemi;&lt;br /&gt;famiglie con confini chiari;&lt;br /&gt;Famiglie invischiate: quando la distanza diminuisce e i confini si confondono; la differenziazione del sistema familiare si indebolisce.&lt;br /&gt;Nel funzionamento dei confini questi due estremi sono appunto chiamati, invischiamento e disimpegno ed ogni famiglia può essere collocata lungo un continuum che sta tra i due poli rappresentati rispettivamente tra i due estremi: confini diffusi o eccessivamente rigidi.&lt;br /&gt;Un esempio: il sottosistema madre-figli può tendere verso l’invischiamento e il padre può prendere una posizione disimpegnata riguardo ad essi, diventando così una figura periferica.. Tale situazione può avere conseguenze negative sull’autonomia dei figli, sul loro svincolo dalla famiglia d’origine, con il possibile sviluppo del “sintomo”.&lt;br /&gt;Compito del terapeuta della famiglia sarà quello di fungere da costruttore di confini, chiarificando i confini invischiati e sciogliendo quelli eccessivamente rigidi. La sua valutazione dei sottosistemi familiari e dell’appropriato funzionamento dei confini, fornisce un quadro diagnostico della famiglia e serve ad orientare i suoi interventi terapeutici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riferimento bibliografico&lt;br /&gt;Minuchin S., Famiglie e Terapia della Famiglia, Astrolabio1976, Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6781753179306027841?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6781753179306027841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6781753179306027841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6781753179306027841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6781753179306027841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/07/la-struttura-della-famiglia.html' title='La struttura della famiglia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-3476807254865312803</id><published>2007-07-06T17:47:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:33:07.067+02:00</updated><title type='text'>Sessualità e Intimità nella coppia</title><content type='html'>Sessualità e Intimità di coppia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sessualità&lt;br /&gt;Nella relazione sessuale vanno considerati due termini: assenso e consenso.&lt;br /&gt;Assenso nei termini di un’approvazione liberamente espressa o apertamente concessa;&lt;br /&gt;Consenso che implica una conformità di intenti, di voleri; dal latino consensum derivato di consentire, sentire insieme.&lt;br /&gt;Perché si giunga ad una relazione sessuale è necessario che i due partner maturino almeno due convinzioni: a) che esso possieda le caratteristiche ritenute necessarie alla realizzazione del proprio obiettivo, sia essa un’avventura occasionale, una relazione più stabile o la realizzazione delle mitiche aspettative fusive nel matrimonio; b) che sia pronto a mettere a disposizione le sue desiderate differenze.&lt;br /&gt;Uno degli aspetti fondamentali nel rapporto intimo tra due persone è la fiducia, quell’atteggiamento cioè per il quale si vive un senso di affidamento e di sicurezza, che origina dalla speranza o dalla stima fondata su qualcuno. Non  è un caso che per indicare la capacità di vivere un’esperienza sessuale, si possa usare il termine abbandonarsi.&lt;br /&gt;Ma che cosa significa “di te mi fido?”.&lt;br /&gt;La fiducia è la certezza di non essere traditi. Fidarsi, affidarsi e confidarsi provengono dalla stessa natura, quasi a significare che c’è una comunicazione confidenziale solo quando si sperimenta un’atmosfera di rispetto e di sicurezza. Per un rapporto di intimità e confidenza è necessario che la persona possa permettersi di essere se stessa, senza indossare maschere, senza recitare parti, senza dovere necessariamente soddisfare le aspettative altrui.&lt;br /&gt;Ma siamo disposti a correre il rischio della vulnerabilità?.&lt;br /&gt;La fiducia è un atteggiamento orientato al futuro: si fonda sull’aspettativa che l’altro metterà a mia disposizione la sua desiderata differenza, senza riserve e senza condizioni, capaci di indurmi frustrazione e sofferenza. In una relazione questo atteggiamento di fiducia non rimane circoscritto all’area sessuale: ciascuno dei due partner tende a cogliere nell’altro, ciò che più corrisponde alle sue attese e ad escludere quello che non si accorda con esse.&lt;br /&gt;Un latro aspetto importante della sessualità è il gioco di potere.&lt;br /&gt;Ad esempio, manifestare il desiderio significa mostrare la propria dipendenza dall’altro, significa riconoscere all’altro un potere su di noi; ma quanto siamo disposti ad accettare di lasciarci andare al potere dell’altro? Molto spesso dietro alle accuse sessuali, emerge il conflitto di potere che ha inquinato l’area sessuale: chi ha il diritto di dire quando e come si fa l’amore?. Ed è così che la lotta di potere può investire la sessualità determinando disfunzioni anche gravi tra la coppia.&lt;br /&gt;Un altro esempio: una componente importante del piacere nella relazione sessuale è la constatazione del piacere che si procura all’altro. In questa circostanza sia ha la percezione che il piacere dell’altro costituisce una retroazione che aumenta il proprio coinvolgimento ed il proprio piacere personale ed inoltre si percepisce il potere che si ha sull’altro, dalla capacità che si ha di sconvolgerlo.&lt;br /&gt;Se la relazione di coppia tende a divenire una relazione di potere, le sue caratteristiche fondamentali, reciprocità e pari titolarità, risultano minate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sessualità e intimità&lt;br /&gt;Il sesso può fornire un linguaggio molto chiaro all’interno del quale possono trovare posto molti altri aspetti  della vita della coppia, come il piacere, l’eccitazione, la paura,il potere sull’altro, l’essere usati dall’altro, la giocosità, l’avventura, l’intimità, la libertà, il legame……&lt;br /&gt;Quando è che si parla di intimità di coppia:&lt;br /&gt;1. non significa sentire allo stesso modo ma significa poter potenziare e dispiegare le proprie capacità individuali per arricchire la relazione di due differenti sensibilità (in altre parole, intimità e condivisione sono raggiungibili accettando e rispettando se stessi e l’unicità dell’altro);&lt;br /&gt;2. lasciare che l’altro ci veda per quello che siamo, evitando di cadere nella tentazione di voler sempre apparire adeguati o perfetti e sopportando di sentirci vulnerabili ed esposti alla possibilità di un rifiuto;&lt;br /&gt;3. capacità di condividere i dolori e il timore di essere feriti;&lt;br /&gt;4. tollerare che quanto più un legame è stretto, tanto più alta è la possibilità di ferire ed essere feriti;&lt;br /&gt;5. è importante la libera espressione dei sentimenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che ostacola l’intimità di una coppia è: la paura di dipendere dall’altro, il bisogno di indipendenza e il timore di esprimere i sentimenti o la propria debolezza. In questa situazione il soggetto non si riesce ad “abbandonarsi” all’altro e questo crea isolamento nella coppia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-3476807254865312803?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/3476807254865312803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=3476807254865312803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3476807254865312803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/3476807254865312803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/07/sessualit-e-intimit-nella-coppia.html' title='Sessualità e Intimità nella coppia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-4692230733934993180</id><published>2007-06-24T13:33:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T16:33:15.943+02:00</updated><title type='text'>La famiglia d'origine in terapia</title><content type='html'>La famiglia d’origine in terapia&lt;br /&gt;Perché volgersi alla famiglia d’origine? È un’occasione per cercare e ri-trovare noi stessi.&lt;br /&gt;Riguardare alla famiglia d’origine come matrice costitutiva dell’identità personale e come risorsa per affrontare i problemi relazionali attuali.&lt;br /&gt;Un viaggio alle origini che porta il futuro terapeuta a fare i conti con la storia intergenerazionale, con i tagli emotivi, con le lealtà visibili e invisibili, con i miti familiari e individuali, con i capi espiatori, con gli scambi di doni e debiti tra le generazioni.&lt;br /&gt;Nella famiglia di origine apprendiamo il nostro modello di famiglia: cosa significa essere figlio, fratello, cosa significa essere madre o padre e poi essere coniuge o genitore; apprendiamo il modo di porci in relazione con l’esterno; viviamo l’appartenenza e sperimentiamo la separazione; ed infine è nella famiglia di origine che si costruisce il nostro modello emozionale.&lt;br /&gt;Tutto ciò porta alla costruzione della propria identità.&lt;br /&gt;Il viaggio nella nostra famiglia è un’opportunità da non lasciarsi scappare.&lt;br /&gt;È sicuramente un viaggio doloroso, difficile e pieno di ansia ma è un viaggio che ti permette di “rileggere” qualcosa che tu pensavi fosse in quel modo o qualcosa che tu non riuscivi a vedere bene.&lt;br /&gt;Nel momento in cui si rappresentata la propria storia familiare, inizia il viaggio verso la “consapevolezza”.&lt;br /&gt;È attraverso un lavoro attivo di recupero della storia, di studio dei miti e dei processi evolutivi della famiglia che si possono ricostruire e connettere modelli relazionali del passato con quelli attuali, per poter identificare le “risorse disponibili” che scaturiscono dal riconoscimento di valori trasmessi alle nuove generazioni.&lt;br /&gt;Tale lavoro permette inoltre il riconoscimento e l’accettazione dei limiti e delle carenze originarie, in modo che i vuoti di prima possono essere riempiti con i pieni della vita e dei passaggi di sviluppo, anziché irrigidirsi e tramutarsi in buchi di conoscenza ed in aree di vulnerabilità affettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riferimenti bibliografici&lt;br /&gt;Andolfi M., 1977, La terapia con la famiglia. Astrolabio. Roma.&lt;br /&gt;Andolfi M., 1988, La famiglia trigenerazionale, Bulzoni , Roma.&lt;br /&gt;Andolfi M., Angelo C., 1987, Tempo e mito nella psicoterapia familiare, Bollati Boringhieri, Torino.&lt;br /&gt;Andolfi M., Cigoli V., 2003, La famiglia d’origine. Angeli, Milano.&lt;br /&gt;Boszormenyi-Nagy I.,Spark Geraldine M.,1988, Lealtà Invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;Byng-Hall J., 1998, Le trame della famiglia. Cortina Editore. Milano.&lt;br /&gt;Framo James L., 1996, Terapia intergenerazionale. Un modello di lavoro con la famiglia d’origine. Cortina Editore. Milano.&lt;br /&gt;Minuchin S., 1976, Famiglie e terapia della famiglia. Astrolabio. Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 204, 51);"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia&lt;br /&gt;a Firenze e Roma&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-4692230733934993180?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/4692230733934993180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=4692230733934993180' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4692230733934993180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/4692230733934993180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/la-famiglia-dorigine-in-terapia.html' title='La famiglia d&apos;origine in terapia'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-6666992721347976251</id><published>2007-06-16T10:50:00.001+02:00</published><updated>2007-06-21T22:32:39.745+02:00</updated><title type='text'>La Famiglia dell'Anoressica</title><content type='html'>L’anoressia è un disturbo tipico dell’adolescenza. L’adolescenza è una fase del ciclo vitale denominata “fase del trampolino” (Walsh,993) o fase dello “svincolo” (Haley,983) in cui sia l’adolescente che i membri della sua famiglia sperimentano una nuova organizzazione di ruoli e di funzioni che caratterizzano una nuova identità del “familiare” e dell’”individuale”.&lt;br /&gt;L’adolescenza è un periodo di transizione, un periodo delicato in cui si può assistere all’insorgenza di sintomi che comunicano la difficoltà di separarsi dalla famiglia. In alcune famiglie tale processo di riorganizzazione si ferma, comportando rigidità di ruoli, di aspettative e regressioni psicologiche importanti. Da ciò il comportamento alimentare insieme ad altri disturbi tipici dell’adolescente, possono essere riconosciuti come un vero e proprio sciopero della crescita.&lt;br /&gt;Ma cosa succede nelle famiglie degli adolescenti con disturbi del comportamento alimentare?&lt;br /&gt;Intanto i genitori di adolescenti si trovano, mediamente, in un periodo della vita in cui cominciano a fare i conti con l’età che avanza. Questo può spingere i genitori a mettere in atto un tentativo illusorio di allentare o fermare il corso del tempo; non riconoscendo lo stato di crescita dei loro figli adolescenti, è come se rimanessero emotivamente nella condizione con bambini piccoli e quindi con genitori giovani.&lt;br /&gt;Un altro fatto da tener presente è quello in cui è possibile che in quella famiglia si possono scorgere “fantasmi di rottura” (Onnis, 1990) che portano ogni membro della famiglia a spingere verso la fusione.&lt;br /&gt;Aggiungiamo inoltre i casi in cui due coniugi non vanno d’accordo, ci sono tensioni latenti e conflitti e conflitti che non vengono affrontati grazie alla presenza di un terzo (il figlio), con conseguente coinvolgimento di quest’ ultimo in ruoli e funzioni inadeguate. Può succedere così che i genitori invece di continuare a mantenere il loro ruolo con le responsabilità educative connesse, cercano di trovare un sodalizio con i figli che dall’altra parte vorrebbero invece trovare un “genitore avversario” per potersi opporre e differenziare. L’adolescente in tale situazione, può sentirsi valorizzato dalla considerazione del genitore che dall’altra si sente insoddisfatto, trascurato e incompreso dal coniuge e che vede nel figlio adolescente un sostituto, un adulto. In questo clima affettivo, i figli tendono quindi ad assumere posizioni, ruoli e atteggiamenti incongrui o accettando triangolazioni del tutto improprie. Ed è proprio in questa fitta e intricata trama di ruoli, funzioni, mandati e miti familiari, che trova luogo un disturbo del comportamento alimentare che si manifesta soprattutto come paura di crescere e di separarsi dai genitori.&lt;br /&gt;Per leggere il sintomo all’interno di un contesto familiare, è necessario analizzare i “modelli di interazione familiare”. Don Jackson, uno dei pionieri della psicoterapia familiare scriveva che “la famiglia è un sistema interpersonale governato da regole di relazione (Don Jackson, 1965). L’autore intendeva dire che gli elementi costitutivi di una famiglia sono i membri con le loro relazioni e che tra queste relazioni alcune tendono a ripetersi nel tempo ed assumere una particolare stabilità nel tempo; sono queste che vengono indicate come “regole” di relazione. Tali regole devo essere flessibili per permettere processi di cambiamento, specialmente durante le fase di transazione del ciclo vitale, fase che necessitano di trasformazioni evolutive. Quando invece le regole di relazione sono eccessivamente rigide, ciò provoca una cristallizzazione dell’equilibrio che si è formato con conseguente arresto nel processo evolutivo. Ed è proprio dentro questo equilibro cristallizzato che la sofferenza familiare può tradursi nel comportamento sintomatico di un membro.&lt;br /&gt;Il sintomo viene ad assumere una doppia valenza: da un lato serve per comunicare un disagio all’interno del sistema familiare, un disagio che necessita di cambiamento, dall’altra ha la funzione di mantenere un equilibrio di un sistema disfunzionale o patologico. Il metodo più semplice per mantenere inalterata una situazione familiare inadeguata, rigida, è scegliere una persona e farla diventare il problema.&lt;br /&gt;Quando parliamo di organizzazione familiare, non possiamo non parlare Minuchin (1976).&lt;br /&gt;Uno dei concetti della teoria di Minuchin è quello di struttura della famiglia. “La struttura familiare è l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono una famiglia è un sistema che opera tramite modelli transazionali. Transazioni ripetute stabiliscono modelli su come, quanto e con chi stare in relazione. Questi modelli definiscono il sistema”.&lt;br /&gt;La struttura della famiglia deve essere capace di adattarsi se le situazioni cambiano. Secondo Minuchin la sopravvivenza della famiglia come sistema dipende da una gamma sufficienti di modelli, dalla disponibilità dei modelli transazionali alternativi e dalla flessibilità di mobilitarli quando si è necessario.&lt;br /&gt;Il sistema familiare differenzia e svolte le sue funzioni per mezzo di sottosistemi. Gli individui sono sottosistemi in una famiglia.&lt;br /&gt;Un altro concetto fondamentale della teoria di Minuchin è il confine. I confine del sottosistema sono le regole che definiscono chi partecipa e come. Perché la famiglia funzioni bene, i confini tra i sottosistemi devono essere chiari. Nel funzionamento dei confini ci sono due estremi: invischiamento e disimpegno. La famiglia può essere collocata in una posizione secondo un continuum che sta tra due poli:&lt;br /&gt;1. famiglie disimpegnate (confini eccessivamente rigidi)&lt;br /&gt;2. famiglie normali (confini chiari)&lt;br /&gt;3. famiglie invischiate (confini diffusi, dove ogni processo di differenziazione è bloccato e dove ogni separazione è vista come tradimento. In queste famiglie il senso di appartenenza predomina su quello di identità).&lt;br /&gt;Le ricerche pionieristiche condotte da Mnuchin (1980) alla Philadelphia Child Guidance Clinic, avevano evidenziato la presenza nelle famiglie con problemi di anoressia, di quattro modelli di interazione disfunzionale che Minuchin aveva individuato come: invischiamento, ipreprotettività, evitamento del conflitto e rigidità.&lt;br /&gt;• Invischiamento: consiste nella tendenza dei membri della famiglia a manifestare intrusioni nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni e nella comunicazione degli altri. In queste famiglie c’è una labilità dei confini tra gli individui e i sottosistemi generazionali con conseguente confusione delle funzioni e dei ruoli. Non c’è autonomia né spazi personali; Minuchin definì queste famiglie come “famiglie con le porte aperte”. È evidente che queste caratteristiche della struttura familiare, limitano e rendono impossibile lo sviluppo dei processi di autonomizzazione e di individuazione.&lt;br /&gt;• Iperprotettività: è una tendenza alla preoccupazione, alla sollecitudine e all’interesse reciproco che i membri della famiglia manifestano specialmente per quel che riguarda il benessere fisico. In particolare, di fronte al sintomo dell’anoressia, si attiva la mobilitazione di tutta la famiglia. tale preoccupazione e atteggiamento protettivo in queste famiglie, ha la funzione di nascondere ogni altro problema, difficoltà,dolori, conflitti che sente troppo pericoloso e difficile da affrontare.&lt;br /&gt;• Esitamento del conflitto: si manifesta con la tendenza dei membri della famiglia ad adoperarsi per evitare che la conflittualità o il disaccordo venga fuori. È per questo che ogni volta che la tensione della famiglia diviene minacciosa, uno dei membri, spesso il paziente, interviene richiamando su di sé e sul problema l’attenzione di tutti. Il conflitto in questo modo rimane coperto e l’intera famiglia si focalizza sulle difficoltà alimentari della paziente. È evidente come il sintomo della paziente, diventa il catalizzatore principale attorno a cui si modulano le relazioni della famiglia.&lt;br /&gt;• Rigidità: consiste nella ripetizione delle stesse regole di relazione, nella difficoltà ad accettare processi di trasformazione, nel tutelare un equilibrio che si è cristallizzato e che è troppo fragile per poter accedere al rischio dei cambiamenti. L’immagine delle famiglie rigide delle anoressiche è quella di famiglie armoniose e unite, in cui l’unico problema è la malattia della paziente. Se emerge qualche contrasto tra i genitori, esso riguarda la gestione delle difficoltà alimentari della paziente. Caratteristica di queste famiglie è l’inibizione dell’espressione delle emozioni soprattutto quelle legate ad eventi troppo dolorosi per i membri della famiglia. andando a guardare la relazione di coppia dei genitori, vediamo che essa presenta problemi di comunicazione relative ad arre latenti di conflittualità nascosta e irrisolta. Questa insoddisfazione nasce da aspettative deluse che non possono essere esplicitate per paura della rottura del rapporto e che viene visto come un rischio che non può essere emotivamente affrontato (evitamento del conflitto). In queste situazioni può verificarsi il coinvolgimento della paziente in un rapporto preferenziale con l’uno o con l’altro dei genitori, solitamente con chi si sente più in difficoltà nella coppia. La figlia così viene triangolata e si troverà ad affrontare una situazione di ambivalenza: da un lato la ragazza ha la sensazione di avere un rapporto preferenziale con uno dei due genitori e si sente al centro di gratificazione e privilegi; dall’altro stabilisce un vincolo rigido di dipendenza dalle figure genitoriali che durante la crisi adolescenziale, entra in conflitto con i bisogni di autonomia e di individuazione propri di questa fase. Questa costellazione interattiva caratterizzata da relazioni invischiate, occultamento dei conflitti, immagine di armonia e coesione, nasconde spesso vissuti di solitudine, di isolamento, di carenza di scambi affettivi nella paziente.&lt;br /&gt;Non solo i modelli comportamentali e di pensiero, i ruoli e le modalità di espressione nei legami affettivi ma anche i vincoli, il rispetto delle dimensioni mitiche, la lealtà ai mandati, sono fondamentali in una famiglia. La lealtà in una famiglia dipenderà dalla posizione di ciascun membro all’interno della giustizia del suo mondo umano, il che a sua volta costituisce parte del computo familiare intergenerazionale dei meriti.&lt;br /&gt;A volte ci possiamo trovare di fronte a pretese eccessive, a conflitti di mandato e di lealtà che costituiscono fonte di disagio. I mandati familiari in questi casi sono tali da non accordarsi con i bisogni corrispondenti all’età del delegato che a sua volta ne viene oppresso. E questo spesso succede nelle famiglie con disturbo del comportamento alimentare.&lt;br /&gt;In queste famiglie i pazienti si trovano nell’impossibilità di crescere. Missioni in cui la richiesta implicita è proprio quella di non crescere, portano il tempo familiare ad arrestarsi.&lt;br /&gt;È implicita nella delega la presenza di un legame, che dovrà essere tanto più intenso e tanto più stabile, quanto i mandati saranno importanti e relativi a temi vitali. Ella famiglia i legami possono avvicinare, delimitare, abbracciare, sovrapporsi, andare incontro, cambiare forma e direzione, spezzarsi, unire più generazioni.&lt;br /&gt;Nelle famiglie delle pazienti con disturbi del comportamento alimentare i legami sono “congelati”. In questo quadro il sintomo acquista un significato protettivo, rappresenta un rifugio e il disagio favorisce la possibilità di contatto che permette di preservare l’unità familiare e gli equilibri. Il sintomo acquista un significato “affettivo”, rinforza i legami che pur esistendo, vengono riconosciuti con difficoltà.&lt;br /&gt;Quando viene chiesto alle ragazze anoressiche di rappresentare graficamente i legami della famiglia, esse sembrano rappresentare i familiari in zone del disegno ben definite e che difficilmente toccano le aree delimitate dagli altri membri, mentre il fuori rimane deserto. La misurazione, il controllo e l’immobilità delle distanze sono gli aspetti più importanti.&lt;br /&gt;I membri delle famiglia si controllano reciprocamente, ognuno è immobilizzato nella propria posizione, irrigidito nel proprio ruolo. Prevale la paura che i legami non possono avvicinare di più senza esplodere e distanze maggiori vengono vissute come minacce per l’unità familiare. Non ci si può avvicinare o allontanare senza rimanere soli. Il controllo reciproco rappresenta l’impegno di ognuno nel mantenere una rigidità di distanze che assicura l’equilibrio necessario alla sopravvivenza della famiglia. il luogo di maggior tensione è il “centro”, il centro dello spazio familiare che rimane libero, quasi deserto, perché è un centro che spaventa e che non può neanche essere guardato. Ed è questo luogo che spesso viene occupato dalla paziente. La possibilità di definire un “centro emotivo” delle tensioni familiari viene vista come una minaccia all’unità affettiva della famiglia. il ruolo della paziente sarà quello di mascherare un “centro” che viene vissuto come pericoloso e si adopera per distogliere l’attenzione dei componenti della famiglia dal nucleo delle tensioni, pagando tutto ciò con il suo sintomo. Il tentativo della paziente di contenere le tensioni familiari, focalizzandole su di sé, trova quindi significato nel mantenere la coesione della famiglia a tutti i costi, con attenzione assoluta alla minaccia di rottura dei legami, cioè timore della disgregazione dell’unità familiare in caso di esplicazione di conflitti o aumento delle distanze tra i membri.&lt;br /&gt;“Sono i vincoli di lealtà con debiti e crediti correlati, che spesso fanno prevalere gli aspetti protettivi, rivolti a mantenere l’unità familiare, con una “trama affettiva” che però invischia, trattiene, lega e sospende in un tempo che sembra fermo” (Onnis, 2000).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Andolfi M., Angelo C. (1981), Tempo e mito nella psicoterapia familiare, Bollati Boringhieri, Torino.&lt;br /&gt;2. Boszormeny- Nagy I., Spark G.M. (1988), Lealtà invisibili, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;3. Bowen M. (1979), Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;4. Cancrini L., La Rosa, C. (1994), Il Vasi di Pandora, Nis, Roma.&lt;br /&gt;5. Minuchin S. (1980), Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;6. Onnis L. (2000), Il tempo sospeso, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;7. Scabini E., Cigoli V. (2000), Il Famigliare: legami, simboli e transizioni, Raffaello Cortina, Milano.&lt;br /&gt;8. Watzlawick P., Beavin J., Jackson D. (1971), La pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff3300;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-6666992721347976251?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/6666992721347976251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=6666992721347976251' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6666992721347976251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/6666992721347976251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/lanoressia-un-disturbo-tipico.html' title='La Famiglia dell&apos;Anoressica'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-8306299876098865289</id><published>2007-06-16T10:50:00.000+02:00</published><updated>2007-06-21T22:33:31.860+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’anoressia è un disturbo tipico dell’adolescenza. L’adolescenza è una fase del ciclo vitale denominata “fase del trampolino” (Walsh,993) o fase dello “svincolo” (Haley,983) in cui sia l’adolescente che i membri della sua famiglia sperimentano una nuova organizzazione di ruoli e di funzioni che caratterizzano una nuova identità del “familiare” e dell’”individuale”.&lt;br /&gt;L’adolescenza è un periodo di transizione, un periodo delicato in cui si può assistere all’insorgenza di sintomi che comunicano la difficoltà di separarsi dalla famiglia. In alcune famiglie tale processo di riorganizzazione si ferma, comportando rigidità di ruoli, di aspettative e regressioni psicologiche importanti. Da ciò il comportamento alimentare insieme ad altri disturbi tipici dell’adolescente, possono essere riconosciuti come un vero e proprio sciopero della crescita.&lt;br /&gt;Ma cosa succede nelle famiglie degli adolescenti con disturbi del comportamento alimentare?&lt;br /&gt;Intanto i genitori di adolescenti si trovano, mediamente, in un periodo della vita in cui cominciano a fare i conti con l’età che avanza. Questo può spingere i genitori a mettere in atto un tentativo illusorio di allentare o fermare il corso del tempo; non riconoscendo lo stato di crescita dei loro figli adolescenti, è come se rimanessero emotivamente nella condizione con bambini piccoli e quindi con genitori giovani. &lt;br /&gt;Un altro fatto da tener presente è quello in cui è possibile che in quella famiglia si possono scorgere “fantasmi di rottura” (Onnis, 1990) che portano ogni membro della famiglia a spingere verso la fusione.&lt;br /&gt;Aggiungiamo inoltre i casi in cui due coniugi non vanno d’accordo, ci sono tensioni latenti e conflitti e conflitti che non vengono affrontati grazie alla presenza di un terzo (il figlio), con conseguente coinvolgimento di quest’ ultimo in ruoli e funzioni inadeguate. Può succedere così che i genitori invece di continuare a mantenere il loro ruolo con le responsabilità educative connesse, cercano di trovare un sodalizio con i figli che dall’altra parte vorrebbero invece trovare un “genitore avversario” per potersi opporre e differenziare. L’adolescente in tale situazione, può sentirsi valorizzato dalla considerazione del genitore che dall’altra si sente insoddisfatto, trascurato e incompreso dal coniuge e che vede nel figlio adolescente un sostituto, un adulto. In questo clima affettivo, i figli tendono quindi ad assumere posizioni, ruoli e atteggiamenti incongrui o accettando triangolazioni del tutto improprie. Ed è proprio in questa fitta e intricata trama di ruoli, funzioni, mandati e miti familiari, che trova luogo un disturbo del comportamento alimentare che si manifesta soprattutto come paura di crescere e di separarsi dai genitori.&lt;br /&gt;Per leggere il sintomo all’interno di un contesto familiare, è necessario analizzare i “modelli di interazione familiare”. Don Jackson, uno dei pionieri della psicoterapia familiare scriveva che “la famiglia è un sistema interpersonale governato da regole di relazione (Don Jackson, 1965).  L’autore intendeva dire che gli elementi costitutivi di una famiglia sono i membri con le loro relazioni e che tra queste relazioni alcune tendono a ripetersi nel tempo ed assumere una particolare stabilità nel tempo; sono queste che vengono indicate come “regole” di relazione. Tali regole devo essere flessibili per permettere processi di cambiamento, specialmente durante le fase di transazione del ciclo vitale, fase che necessitano di trasformazioni evolutive. Quando invece le regole di relazione sono eccessivamente rigide, ciò provoca una cristallizzazione dell’equilibrio che si è formato con conseguente arresto nel processo evolutivo. Ed è proprio dentro questo equilibro cristallizzato che la sofferenza familiare può tradursi nel comportamento sintomatico di un membro. &lt;br /&gt;Il sintomo viene ad assumere una doppia valenza: da un lato serve per comunicare un disagio all’interno del sistema familiare, un disagio che necessita di cambiamento, dall’altra ha la funzione di mantenere un equilibrio di un sistema disfunzionale o patologico. Il metodo più semplice per mantenere inalterata una situazione familiare inadeguata, rigida, è scegliere una persona e farla diventare il problema.&lt;br /&gt;Quando parliamo di organizzazione familiare, non possiamo non parlare Minuchin (1976).&lt;br /&gt;Uno dei concetti della teoria di Minuchin è quello di struttura della famiglia. “La struttura familiare è l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono una famiglia è un sistema che opera tramite modelli transazionali. Transazioni ripetute stabiliscono modelli su come, quanto e con chi stare in relazione. Questi modelli definiscono il sistema”.&lt;br /&gt;La struttura della famiglia deve essere capace di adattarsi se le situazioni cambiano. Secondo Minuchin la sopravvivenza della famiglia come sistema dipende da una gamma sufficienti di modelli, dalla disponibilità dei modelli transazionali alternativi e dalla flessibilità di mobilitarli quando si è necessario.&lt;br /&gt;Il sistema familiare differenzia e svolte le sue funzioni per mezzo di sottosistemi. Gli individui sono sottosistemi in una famiglia.&lt;br /&gt;Un altro concetto fondamentale della teoria di Minuchin è il confine. I confine del sottosistema sono le regole che definiscono chi partecipa e come. Perché la famiglia funzioni bene, i confini tra i sottosistemi devono essere chiari. Nel funzionamento dei confini ci sono due estremi: invischiamento e disimpegno. La famiglia può essere collocata in una posizione secondo un continuum che sta tra due poli:&lt;br /&gt;1. famiglie disimpegnate (confini eccessivamente rigidi)&lt;br /&gt;2. famiglie normali (confini chiari)&lt;br /&gt;3. famiglie invischiate (confini diffusi, dove ogni processo di differenziazione è bloccato e dove ogni separazione è vista come tradimento. In queste famiglie il senso di appartenenza predomina su quello di identità).&lt;br /&gt;Le ricerche pionieristiche condotte da Mnuchin (1980) alla Philadelphia Child Guidance Clinic, avevano evidenziato la presenza nelle famiglie con problemi di anoressia, di quattro modelli di interazione disfunzionale che Minuchin aveva individuato come: invischiamento, ipreprotettività, evitamento del conflitto e rigidità.&lt;br /&gt;• Invischiamento: consiste nella tendenza dei membri della famiglia a manifestare intrusioni nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni e nella comunicazione degli altri. In queste famiglie c’è una labilità dei confini tra gli individui e i sottosistemi generazionali con conseguente confusione delle funzioni e dei ruoli. Non c’è autonomia né spazi personali; Minuchin definì queste famiglie come “famiglie con le porte aperte”. È evidente che queste caratteristiche della struttura familiare, limitano e rendono impossibile lo sviluppo dei processi di autonomizzazione e di individuazione.&lt;br /&gt;• Iperprotettività: è una tendenza alla preoccupazione, alla sollecitudine e all’interesse reciproco che i membri della famiglia manifestano specialmente per quel che riguarda il benessere fisico. In particolare, di fronte al sintomo dell’anoressia, si attiva la mobilitazione di tutta la famiglia. tale preoccupazione e atteggiamento protettivo in queste famiglie, ha la funzione di nascondere ogni altro problema, difficoltà,dolori, conflitti che sente troppo pericoloso e difficile da affrontare.&lt;br /&gt;• Esitamento del conflitto: si manifesta con la tendenza dei membri della famiglia ad adoperarsi per evitare che la conflittualità o il disaccordo venga fuori. È per questo che ogni volta che la tensione della famiglia diviene minacciosa, uno dei membri, spesso il paziente, interviene richiamando su di sé e sul problema l’attenzione di tutti. Il conflitto in questo modo rimane coperto e l’intera famiglia si focalizza sulle difficoltà alimentari della paziente. È evidente come il sintomo della paziente, diventa il catalizzatore principale attorno a cui si modulano le relazioni della famiglia.&lt;br /&gt;• Rigidità: consiste nella ripetizione delle stesse regole di relazione, nella difficoltà ad accettare processi di trasformazione, nel tutelare un equilibrio che si è cristallizzato e che è troppo fragile per poter accedere al rischio dei cambiamenti. L’immagine delle famiglie rigide delle anoressiche è quella di famiglie armoniose e unite, in cui l’unico problema è la malattia della paziente. Se emerge qualche contrasto tra i genitori, esso riguarda la gestione delle difficoltà alimentari della paziente. Caratteristica di queste famiglie è l’inibizione dell’espressione delle emozioni soprattutto quelle legate ad eventi troppo dolorosi per i membri della famiglia. andando a guardare la relazione di coppia dei genitori, vediamo che essa presenta problemi di comunicazione relative ad arre latenti di conflittualità nascosta e irrisolta. Questa insoddisfazione nasce da aspettative deluse che non possono essere  esplicitate per paura della rottura del rapporto e che viene visto come un rischio che non può essere emotivamente affrontato (evitamento del conflitto). In queste situazioni può verificarsi il coinvolgimento della paziente in un rapporto preferenziale con l’uno o con l’altro dei genitori, solitamente con chi si sente più in difficoltà nella coppia. La figlia così viene triangolata e si troverà ad affrontare una situazione di ambivalenza: da un lato la ragazza ha la sensazione di avere un rapporto preferenziale con uno dei due genitori e si sente al centro di gratificazione e privilegi; dall’altro stabilisce un vincolo rigido di dipendenza dalle figure genitoriali che durante la crisi adolescenziale, entra in conflitto con i bisogni di autonomia e di individuazione propri di questa fase. Questa costellazione interattiva caratterizzata da relazioni invischiate, occultamento dei conflitti, immagine di armonia e coesione, nasconde spesso vissuti di solitudine, di isolamento, di carenza di scambi affettivi nella paziente.&lt;br /&gt;Non solo i modelli comportamentali e di pensiero, i ruoli e le modalità di espressione nei legami affettivi ma anche i vincoli, il rispetto delle dimensioni mitiche, la lealtà ai mandati, sono fondamentali in una famiglia. La lealtà in una famiglia dipenderà dalla posizione di ciascun membro all’interno della giustizia del suo mondo umano, il che a sua volta costituisce parte del computo familiare intergenerazionale dei meriti.&lt;br /&gt;A volte ci possiamo trovare di fronte a pretese eccessive, a conflitti di mandato e di lealtà che costituiscono fonte di disagio. I mandati familiari in questi casi sono tali da non accordarsi con i bisogni corrispondenti all’età del delegato che a sua volta ne viene oppresso. E questo spesso succede nelle famiglie con disturbo del comportamento alimentare.&lt;br /&gt;In queste famiglie i pazienti si trovano nell’impossibilità di crescere. Missioni in cui la richiesta implicita è proprio quella di non crescere, portano il tempo familiare ad arrestarsi.&lt;br /&gt;È implicita nella delega la presenza di un legame, che dovrà essere tanto più intenso e tanto più stabile, quanto i mandati saranno importanti e relativi a temi vitali. Ella famiglia i legami possono avvicinare, delimitare, abbracciare, sovrapporsi, andare incontro, cambiare forma e direzione, spezzarsi, unire più generazioni.&lt;br /&gt;Nelle famiglie delle pazienti con disturbi del comportamento alimentare i legami sono “congelati”. In questo quadro il sintomo acquista  un significato protettivo, rappresenta un rifugio e il disagio favorisce la possibilità di contatto che permette di preservare l’unità familiare e gli equilibri. Il sintomo acquista un significato “affettivo”, rinforza i legami che pur esistendo, vengono riconosciuti con difficoltà.&lt;br /&gt;Quando viene chiesto alle ragazze anoressiche di rappresentare graficamente i legami della famiglia, esse sembrano rappresentare i familiari in zone del disegno ben definite e che difficilmente toccano le aree delimitate dagli altri membri, mentre il fuori rimane deserto. La misurazione, il controllo e l’immobilità delle distanze sono gli aspetti più importanti.&lt;br /&gt;I membri delle famiglia si controllano reciprocamente, ognuno è immobilizzato nella propria posizione, irrigidito nel proprio ruolo. Prevale la paura che i legami non possono avvicinare di più senza esplodere e distanze maggiori vengono vissute come minacce per l’unità familiare. Non ci si può avvicinare o allontanare senza rimanere soli. Il controllo reciproco rappresenta l’impegno di ognuno nel mantenere una rigidità di distanze che assicura l’equilibrio necessario alla sopravvivenza della famiglia. il luogo di maggior tensione è il “centro”, il centro dello spazio familiare che rimane libero, quasi deserto, perché è un centro che spaventa e che non può neanche essere guardato. Ed è questo luogo che spesso viene occupato dalla paziente. La possibilità di definire un “centro emotivo” delle tensioni familiari viene vista come una minaccia all’unità affettiva della famiglia. il ruolo della paziente sarà quello di mascherare un “centro” che viene vissuto come pericoloso e si adopera per distogliere l’attenzione dei componenti della famiglia dal nucleo delle tensioni, pagando tutto ciò con il suo sintomo. Il tentativo della paziente di contenere le tensioni familiari, focalizzandole su di sé, trova quindi significato nel mantenere la coesione della famiglia a tutti i costi, con attenzione assoluta alla minaccia di rottura dei legami, cioè timore della disgregazione dell’unità familiare in caso di esplicazione di conflitti o aumento delle distanze tra i membri.&lt;br /&gt;“Sono i vincoli di lealtà con debiti e crediti correlati, che spesso fanno prevalere gli aspetti protettivi, rivolti a mantenere l’unità familiare, con una “trama affettiva” che però invischia, trattiene, lega e sospende in un tempo che sembra fermo” (Onnis, 2000).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Andolfi M., Angelo C. (1981), Tempo e mito nella psicoterapia familiare, Bollati Boringhieri, Torino.&lt;br /&gt;2. Boszormeny- Nagy I., Spark G.M. (1988), Lealtà invisibili, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;3. Bowen M. (1979), Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;4. Cancrini L., La Rosa, C. (1994), Il Vasi di Pandora, Nis, Roma.&lt;br /&gt;5. Minuchin S. (1980), Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;6. Onnis L. (2000), Il tempo sospeso, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;7. Scabini E., Cigoli V. (2000), Il Famigliare: legami, simboli e transizioni, Raffaello Cortina, Milano.&lt;br /&gt;8. Watzlawick P., Beavin J., Jackson D. (1971), La pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff3300;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-8306299876098865289?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/8306299876098865289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=8306299876098865289' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8306299876098865289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/8306299876098865289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/lanoressia-un-disturbo-tipico_16.html' title=''/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-1564441161975840325</id><published>2007-06-10T15:14:00.000+02:00</published><updated>2007-06-21T22:34:24.713+02:00</updated><title type='text'>separazione e divorzio</title><content type='html'>Perché si decide di sposarsi&lt;br /&gt;L’amore romantico?&lt;br /&gt;I sociologi rilevano che sposarsi per amore è un fenomeno piuttosto recente. Prima dell’ ottocento ci si sposava soprattutto per interesse, il matrimonio doveva essere un buon affare. Ci si sposava per fronteggiare insieme la necessità dell’esistenza e per garantirsi la sopravvivenza.  In effetti ancora oggi, ci si separa più difficilmente se sei un coltivatore diretto, un esercente, un artigiano o perché sei una coppia che lavora insieme o perché si ha un capitale in comune.&lt;br /&gt;Attualmente gli individui si ritengono liberi di sposarsi o di convivere a seconda delle preferenze personali ma non è così semplice la cosa perché dietro tale scelta, ci sono i condizionamenti prevalenti della cultura e quelli di generazioni di famiglie.&lt;br /&gt;“Ci si incontra per caso, ci si sposa per amore e per amore si rimane sposati”. Secondo il mio punto di vista, stanno diventando sempre di meno le coppie che si scelgono per amore. Ci si scegli per interesse, per comodità, per solitudine o per imposizione di altri. È bello pensare ad un “amore romantico” ma oggi come oggi in una società che ci chiede molto spesso di “apparire” (vestire in un certo modo, guadagnare un certo stipendio, rivestire un certo ruolo…..) non è più tanto facile. Per non parlare poi delle imposizioni che derivano dalle generazioni “sposa tizio perché è ricco e ti permetterà di fare la vita da signora, come io ho fatto scegliendo tuo padre”. E poi magari è una famiglia infelice o che si sta per separare .&lt;br /&gt;Viviamo in una società consumistica che è alimentata da individui socializzati in modo da divenire consumatori ossessivi, sempre alla ricerca di un prodotto che soddisfi un desiderio insaziabile. L’etica consumistica si basa sulla “libertà di scelta” dell’individuo, come la libertà di scegliere tra i vari prodotti sul mercato. Questa mentalità si traduce sul piano delle relazioni umane in un sistema che colloca le persone a diversi livelli di desiderabilità come partner  a seconda dei criteri ritenuti più validi nella società in cui si vive: ricchezza, successo, intelligenza e potere per gli uomini, bellezza e sex appeal e gioventù per le donne.&lt;br /&gt;Secondo una ricerca condotta da Macklin  ( Nontraditional family forms) il 70% degli intervistati ritiene che sposarsi rappresenta una promozione a livello sociale, confermando l’ipotesi del matrimonio come rito di passaggio verso l’età adulta e come modalità socialmente accettata di emancipazione dalla famiglia di origine. Per il 54% il matrimonio dà uno scopo alla vita e fa vivere meglio per il 5%. Altre ricerche mostrano come la scelta del matrimonio sia per: come sbocco naturale di una convivenza, perché era una cosa che facevano tutti gli amici, per legalizzare la nascita dei figli o per gravidanze in atto, per lasciare la famiglia di origine, per dare una prova d’amore all’altro e per renderlo felice, per rispetto delle convenzioni sociali e religiose, per fare piacere ai propri genitori, per portare il nome dell’altro o per ragioni fiscali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il matrimonio&lt;br /&gt;Nonostante la progressiva diminuzione del numero dei matrimoni in Italia  negli ultimi anni, il matrimonio rimane la forma di vita familiare preferita dalla maggior parte degli italiani. La Sabbadini (Immagine Sociale del Matrimonio pp. 93-18) ha individuato diverse tipologie nel vedere il matrimonio: i tradizionalisti, i moderati, i romantici, i moderni e gli antimatrimonio.&lt;br /&gt;I tradizionalisti (32%) ritengono che l matrimonio sia la forma preferenziale di vita familiare, hanno un’opinione negativa della convivenza, approvano il divorzio solo per casi gravi, ritengono che il matrimonio garantisca il rapporto e che esso sia l’unica forma di convivenza moralmente accettabile.&lt;br /&gt;I moderati (20%) preferiscono il matrimonio ma non stigmatizzano la convivenza. La divisione dei ruoli è in egual percentuale simmetrica e asimmetrica e soltanto per metà il matrimonio è l’unica forma di convivenza moralmente accettabile.&lt;br /&gt;I romantici (11%) esaltano ancora più degli altri l’amore quale essenza fondamentale del matrimonio. La finalità procreativa è assente, il benessere e la felicità della coppia sono il fine del matrimonio, questo può realizzarsi con o senza figli.&lt;br /&gt;I moderni (24%) concepiscono il matrimonio in parte come i romantici ma danno meno importanza al matrimonio come garante della continuità del rapporto, l’amore ha un peso determinante (83%) e rimane l’unica garanzia per la durata dell’unione che infatti può essere sciolta con un semplice accordo tra i pater.&lt;br /&gt;Gli antimatrimonio (3%) rifiutano il matrimonio come istituzione, utile tuttalpiù per convenienza sociale. La convivenza è la forma preferita di unione, la stabilità dipende solo dal consenso dei partner.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta del partner&lt;br /&gt;La scelta del partner è una mescolanza tra mito familiare, mandato inerente ad esso (per mandato familiare  si intende il compito più o meno esplicito assegnato a ciascun membro della famiglia riguardo ad una serie di ruoli da ricoprire e di scelta da fare, derivante dal mito e dalla storia della famiglia) e ricerca di soddisfacimento di bisogni più strettamente personali. Poi il prevalere dell’uno o dell’altro dipende e dalla forza relativa di ciascuno di essi ma anche dal tipo di relazione esistente con la famiglia di origine. Si ritiene che  la scelta del partner sia espressione di un gioco sottile in cui vi è l’attenzione indotta dalla storia familiare e dall’ambiente esterno e una disattenzione selettiva per tutti gli elementi del carattere di una persona e del rapporto con essa che potrebbero rendere problematica la relazione o contrastare con il mandato familiare.&lt;br /&gt;Dunque nelle fasi iniziali di costruzione di un legame, il partner diventa il mezzo principale di trasmissione e di elaborazione del mito e della storia familiare. Tale legame sembra collocarsi nei problemi non risolti di perdita, separazione, abbandono, individuazione, nutrizione e deprivazione. Mentre la trama sembra seguire quei debiti e crediti intra e intergenerazionali che stabiliscono quali ruoli le persone devono ricoprire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il patto coniugale&lt;br /&gt;Patto dichiarato e patto segreto: il loro sviluppo e la fine del patto&lt;br /&gt;La relazione coniugale si fonda su un patto fiduciario che nel matrimonio ha il suo atto esplicito.&lt;br /&gt;Il patto matrimoniale non si esaurisce nella dichiarazione di impegno formulata esplicitamente e pubblicamente (patto dichiarato che richiama la valenza etica di vincolo reciproco) ma esso è sorretto anche dal patto segreto che rappresenta l’intreccio inconsapevole, su base affettiva, della scelta reciproca: “io sposo in te questo e tu sposi in me quest’altro”. Indipendenti tra loro, il patto dichiarato e il patto segreto, incontrandosi danno luogo a forme specifiche di relazione di coppia.&lt;br /&gt;Cigoli nel libro Il Famigliare  descrive le forme della fine del patto.&lt;br /&gt;Il fallimento dell’incastro si caratterizza per la contraddittorietà tra il patto consapevole e quello segreto e cioè quando le persone danno per scontato il patto dichiarato ma non riescono a far incontrare  e a mettere insieme il patto segreto. Avviene quando ognuno cerca di imporre i propri bisogni all’altro, quindi  l’altro è tale solo se viene incontro e soddisfa le proprie necessità affettive.&lt;br /&gt;L’esaurimento del compito assegnato al legame  dove l’incastro tra patto dichiarato e patto segreto è riuscito ma vi è l’impossibilità di rilanciare il patto segreto, vale a dire che i partner non sono in grado di fare il passaggio da “sposo questo in te a sposo quest’altro in te” e perciò esaurita la soddisfazione di quella particolare forma di incastro iniziale tra i bisogni, il legame viene meno.&lt;br /&gt;L’avvenimento sconcertante può essere la nascita di un figlio oppure l’incontro inatteso con un’ altra persona che sollecita il nuovo legame. Tali eventi sono critici perché inattesi, imprevisti, sconcertanti. Nel caso della nascita di un figlio, la trasformazione della relazione che il figlio comporta, in quanto terzo, è in grado di far saltare la coppia. Qualcuno, specie il maschio, sente rompersi l’equilibrio che lo vede al centro della cura mentre la femmina, cerca di impossessarsi del figlio e di ristabilire la “mitica” relazione a due ( non di rado con il supporto della famiglia di origine).&lt;br /&gt;L’avvenimento sconcertante riguarda però anche l’incontro con una terza persona con la quale viene stipulato un altro tipo di patto segreto. Tale patto entra in conflitto con quello precedente, reclama il suo soddisfacimento e vuole imporsi come esclusivo.&lt;br /&gt;A questi eventi che possono portare alla fine del patto vorrei introdurre anche il tema della differenziazione.&lt;br /&gt;Per molti studiosi la capacità di iniziare e fa durare un rapporto sembra legata al grado di differenziazione e di individuazione raggiunto dai due partner e dal modo in cui hanno affrontato e risolto le esperienze di separazione e attaccamento nel corso del loro sviluppo individuale. Per Andolfi non ci si può unire in modo soddisfacente se prima ciascuno non è in grado di riconoscere il proprio spazio personale. Molte scelte di coppia sono dovute ad un basso livello di differenziazione del sé (sono individui il cui Io è fuso nella massa indifferenziata dell’Io della famiglia). La scelta del partner in tali persone è influenzata da meccanismi non soddisfatti all’interno di questa massa indifferenziata.&lt;br /&gt;Per Whitaker solo se due partner riescono a differenziarsi, possono essere intimi. Se al contrario non possono sviluppare la propria individualità, non possono costruire il loro stare insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La separazione&lt;br /&gt;L’atto di separazione non sancisce di per sé la fine vera e propria di un rapporto di coppia, in quanto i tempi del distacco emotivo e affettivo sono diversi da quelli del rito giudiziario. Il provvedimento assunto dal tribunale spesso non coincide con la fine della coppia e del suo conflitto, in quanto anche le vie legali spesso diventano le modalità attraverso cui gli e coniugi continuano a tenersi a contatto e a esercitare pressioni l’uno sull’altro.&lt;br /&gt;Bohannan (985) ha descritto il processo di separazione attraverso una serie di tappe successive che non possono essere superate se non si è conclusa positivamente quella precedente:&lt;br /&gt;Separazione emotiva: quando la coppia si sente sempre più insoddisfatta e sente che il rapporto si sta deteriorando e che non vale la pena di continuare a vivere insieme.&lt;br /&gt;Separazione legale e economica: gli ex coniugi rendono pubblico il loro conflitto al tribunale per sancire la fine del rapporto.&lt;br /&gt;Separazione genitoriale: la coppia si definisce divisa nella relazione coniugale ma unita per quanto riguarda il ruolo genitoriale.&lt;br /&gt;Separazione psichica: ogni membro della coppia arriva ad accettare il nuovo stato sociale e ad accettare la lontananza dell’ex partner con conseguente reinvestimento emotivo del mondo esterno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono due tipi di separazione: quella consensuale e quella giudiziale.&lt;br /&gt;La separazione consensuale è l'istituto mediante il quale marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi.&lt;br /&gt;In caso di separazione consensuale il sistema con cui si confronta il giudice è costituito da un numero minimo di attori. Gli accordi sono presi dalle parti in causa che possono essere supportati dai rispettivi avvocati ma i coniugi possono anche decidere per un avvocato che li rappresenti entrambi. I figli spesso non vengono neanche informati preventivamente o hanno inizialmente informazioni solo parziali da parte dei genitori.&lt;br /&gt;Il ruolo del tribunale è quello di limitarsi ad un controllo sociale esterno, ogni decisione, anche relativa ai minori è assunta dai coniugi. Il giudice assume una funzione notarile e cioè prendere atto per conto della società della modifica del contratto matrimoniale tra le parti.&lt;br /&gt;La separazione giudiziale è la forma di separazione che viene presa in considerazione nel momento in cui non può esserci accordo tra i coniugi.&lt;br /&gt;La separazione giudiziale iniziano con “addebito” ovvero con un “contenzioso” giuridico.&lt;br /&gt;In una ricerca (Dell’Antonio, Vincenti Amato,1992) sulle sentenze emesse nel 1986 gli autori osservano che la maggior parte delle relazioni giudiziali, vede la contesa sul piano economico come molto più frequente (76%) di quella relativa ai figli.&lt;br /&gt;Nelle separazioni giudiziali si possono distinguere tre fasi: presidenziale, istruttoria, decisoria. In ognuno di questi momenti il giudice assolve a compiti finalizzati ad un accordo tra le parti e a tutelare l’interesse del minore.&lt;br /&gt;Il “contenzioso” tra i coniugi caratterizza la separazione giudiziale. Il sistema è costituito dal giudice, dagli avvocati, dalle parti in causa e a differenza della separazione consensuale cominciano ad avere un peso maggiore le famiglie di origine e gli eventuali partner.&lt;br /&gt;Sono prese una serie di decisioni riguardanti i beni mobili e immobili, i figli e avviene la definizione delle nuove regole secondo cui gli ex coniugi struttureranno nel futuro la loro relazione.&lt;br /&gt;Il giudice decide sull’affidamento dei minori valutando l’idoneità genitoriale di entrambi in rapporto ad una serie di elementi di prova portati a sua conoscenza.&lt;br /&gt;Questo tipo di separazione già connota il disaccordo tra gli ex coniugi dentro una cornice di maggior giuridificazione del conflitto (diventa necessaria la presenza di due avvocati rappresentanti le parti in causa e che tutelano le “ragioni” dell’uno contro l’altro) e di delega genitoriale. L’intervento del giudice sui diversi aspetti del contendere (aspetti economici, affidamento del minore, valutazione di idoneità genotoriale, modalità di frequentazione con il genitore non affidatario) aliena il potere decisionale degli ex coniugi, soprattutto rispetto al ruolo genitoriale e là dove si evidenziano contrasti o sull’affidamento dei minori o sulle modalità di incontro con il genitore non affidatario, il giudice in fase istruttoria può far ricorso ad una consulenza tecnica. L’obiettivo della consulenza sarà quello di avere un “tecnico”  (psicologo, psichiatra, neuropsichiatria infantile) che dia informazioni specifiche sull’idoneità genitoriale ma anche sui bisogni, le motivazioni e i desideri del minore.&lt;br /&gt;Del tutto insufficiente risulta la consulenza tecnica nel risolvere i problemi legati alla conflittualità tra gli ex coniugi.&lt;br /&gt;L’alta conflittualità spesso corrisponde ad una separazione non portata a termine sul piano affettivo ed emotivo (divorzio psichico) per cui, permanendo l’ambivalenza nei confronti della separazione coniugale, si intensificano gli elementi di ambiguità, di confusione e mancanza di chiarezza nelle comunicazioni con conseguenti sentimenti di rabbia tra gli ex coniugi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla separazione giuridica a quella psicologica&lt;br /&gt;La separazione è un processo complesso che evidenzia  un’area disfunzionale nelle relazioni tanto più grande e intensa è l' incongruità tra separazione formale e separazione psicologica.&lt;br /&gt;Il conflitto è anche esso un legame che soddisfa bisogni profondi che la separazione fisica non può colmare infatti spesso con coppie che si separano, si assiste ad una sorta di “necessità” del conflitto che sembra emergere in particolari momenti delle fasi della separazione nella famiglia, come ad esempio la richiesta di divorzio, nuove nascite o crisi depressive di uno dei due coniugi.&lt;br /&gt;I diversi interventi come la consulenza tecnica, la mediazione familiare, la psicoterapia, non sono sostituibili l’uno con l’altro ma rappresentano livelli di intervento diversi nel lungo processo  della separazione.&lt;br /&gt;La consulenza in fase di separazione  non può  essere sostituita da una perizia che pure ha il compito di aiutare i genitori a trovare dei modi di relazionarsi per rispettare il bisogno dei figli di accedere ad ambedue i genitori e di sapere che entrambi si occuperanno di loro, così come la separazione può comportare l’inizio di una terapia di coppia con la motivazione e la speranza di riuscire a differenziarsi e a distanziarsi da un rapporto non più funzionale al sistema familiare.&lt;br /&gt;È di fondamentale importanza secondo il mio punto di vista accompagnare la separazione che sia consensuale o giudiziale, ad un percorso di terapia di coppia e o familiare. I libri sostengono che occorre separare e distinguere fra divorzio e responsabilità genitoriale preservando la continuità delle relazioni parentali ma pensiamo a due persone che si separano, là dove c’è soprattutto  conflitto, rabbia, dolore! Come si può non pensare ad un percorso terapeutico che includa anche i figli. Molto spesso i figli vengono tagliati fuori per paura di non farli soffrire ma ci hanno sempre detto che i figli hanno delle “antenne speciali”  nel captare ogni dolore, ogni sofferenza nel conflitto tra i genitori; o molto spesso possono diventare lo strumento inadeguato della contesa coniugale o possono farsi carico emotivamente dei problemi dei genitori oppure possono essere chiamati a scegliere l’uno o l’altro genitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modello trigenerazionale come modalità di intervento nel conflitto di coppia&lt;br /&gt;Proprio nella conflittualità coniugale, il modello trigenerazionale diventa utile per approfondire le qualità dei legami familiari passati e il loro peso nelle conflittualità presenti che possono portare ad una separazione e per tener conto di quanto questi legami passati elaborati o meno entrino nel rapporto con i figli che, dopo la separazione, possono essere inseriti nella famiglia di origine di una dei due coniugi.&lt;br /&gt;L’importanza della famiglia di origine in terapia segue teorie fondamentali: il pensiero di Bowen, di Framo e di Boszormeny-Nagy.&lt;br /&gt;Per Bowen è importante il processo di differenziazione del proprio sé dalla famiglia di origine; non di rado si osserva che il legame emotivo tra due coniugi era identico a quello che ciascuno di loro aveva avuto nella propria famiglia. Il concetto fondamentale della teoria di  Boewn è quello di “massa indifferenziata dell’io della famiglia”. Si tratta di una identità emotiva conglomerata che esiste ad ogni livello di intensità sia nelle famiglie in cui è più evidente sia in quelle in cui è quasi impercettibile. Il compito del terapeuta sarà quello di aiutare ciascun componente della famiglia a raggiungere un livello più alto di differenziazione del sé. Un sistema emotivo funziona per mezzo di un equilibrio delicatamente bilanciato in cui ciascuno dedica una certa quantità del suo essere e del suo sé al benessere degli altri. In uno stato di squilibrio, il sistema familiare agisce automaticamente per ristabilire l’equilibrio precedente e può succedere che se un individuo si muove verso un più alto livello di differenziazione del sé, le forze del gruppo familiare si oppongono.&lt;br /&gt;In Boszormeny-Nagy  il riferimento alla famiglia di origine si inserisce nel concetto fondamentale della trama delle lealtà invisibili che legano i diversi componenti della famiglia. Secondo l’autore il terapeuta deve tenere presente che le esigenze del singolo contengono un insieme di computi relazionali irrisolti della sua famiglia di origine. Egli deve venire a conoscenza della posizione di ciascun componente nel sistema familiare: i suoi obblighi, impegni, le vicende relative al merito, allo sfruttamento, ecc. Il terapeuta deve conoscere la struttura dei modelli della famiglia di origine dell’individuo e dei suoi obblighi “importanti” rispetto al sistema. Così chi si innamora ha l’esigenza di vedere l’altro quale oggetto che si adatta  alle proprie esigenze sessuali, protettive, dipendenti e alle proprie aspettative invisibili dovute alla sua famiglia di origine (il matrimonio rappresenta l’incontro tra due sistemi familiari e spesso provoca un confronto tra i due sistemi di lealtà delle famiglie di origine, oltre che a richiedere a entrambi i coniugi di equilibrare la lealtà coniugale rispetto alla lealtà verso le rispettive famiglie di origine). Le determinanti relazionali più profonde del matrimonio si basano su un conflitto tra la lealtà irrisolta di ciascun coniuge nei confronti della famiglia di origine e la sua lealtà verso la famiglia nucleare. L’obbligo irrisolto verso la famiglia di origine è la “lealtà originale” e quando un uomo e una donna si sposano, la loro lealtà verso un’unità familiare nucleare deve raggiungere una tale importanza da permettere di superare le lealtà originali. Per superare le lealtà originali, bisogna farci i conti e cioè affrontare e portare alla luce la lealtà invisibile di ciascun coniuge verso la propria famiglia di origine.&lt;br /&gt;Framo utilizza la presenza della famiglia d’origine nella seduta terapeutica legandola al suo orientamento teorico secondo il quale le difficoltà attuali, familiari e di coppia, sono elaborazioni dei problemi relazionali dei coniugi con la propria famiglia di origine.&lt;br /&gt;Andolfi fa riferimento alle sue fonti (le sue linee guida) nell’uso del modello trigenerazionale in situazioni di crisi di coppia. Nell’incontro con Bowen è colpito dalla sua profonda convinzione che per risolvere un problema del “qui ed ora” bisognava andare “lì e prima” quindi utilizza uno schema simile a quello di Framo, convocando coppie con difficoltà simili, dove l’incontro con la famiglia di origine diventa un evento occasionale. Ma è l’incontro con Whitaker che lo influenza maggiormente “per Whitaker l’ampliamento dell’unità di osservazione alla famiglia trigenerazionale non ha limite né sul piano orizzontale né su quello verticale” (Andolfi, 1988). Questo ampliamento è possibile grazie alla capacità di Withaker di mantenersi integro e di porsi ad un livello di “separatezza emotiva” rispetto alle conflittualità emergenti, per arrivare ad una modalità associativa che permetta di produrre un viaggio a ritroso tramite veri e propri salti temporali.&lt;br /&gt;Detto questo penso che il ruolo del terapeuta in coppie separate o in via di separazione è quello di aiutare gli ex coniugi ad assolvere compiti di sviluppo familiari nelle loro posizioni di ex coniugi, genitori e figli.&lt;br /&gt;In quanto ex coniugi è necessario aiutarli a realizzare il cosiddetto divorzio psichico che implica l’elaborazione e la comprensione di ciò che ha portato alla separazione. Un lavoro arduo soprattutto quando si separano coppie con un’alta conflittualità. Compito del terapeuta sarà quello di lavorare soprattutto sul dolore, sulla sofferenza, sulla perdita di fiducia, sulla rabbia, sull’incomprensione dei due ex coniugi.&lt;br /&gt;In quanto genitori aiutare gli ex coniugi a garantire l’esercizio della funzione genitoriale. Detta così è facile ma pensiamo a quando i due genitori continuano a farsi la guerra da ex coniugi feriti e arrabbiati e come la probabilità che trasportino i loro figli in questa guerra è molto alta!.&lt;br /&gt;In quanto figli compito del terapeuta sarà quello di ridefinire i legami con la famiglia estesa dell’ex coniuge. Soprattutto dopo la separazione, le relazioni con la parentela vanno gestite per il significato che esse hanno avuto e hanno per sé e per i propri figli.&lt;br /&gt;E poi la separazione riallaccia il legame di ciascun coniuge con la propria famiglia di origine. Non è un caso che figli di coppie separate convivono con i nonni, quando non è addirittura l’intero nucleo monogenitorale che và a vivere nella famiglia di origine del genitore, tornando così a “riempire il nido vuoto”. In questi casi può succedere che dal punto di vista del figlio separato, il ritorno in famiglia, può rinforzare o amplificare la condizione di figlio con il rischio di una possibili regressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andolfi, M., La Crisi della Coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale. Raffaello Cortina Editore, 2000.&lt;br /&gt;Boszormenyi-Nagy, I., Spark, G. M., Lealtà Invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Astrolabio, 1988.&lt;br /&gt;Bowen, M., Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare. Astrolabio, 1979.&lt;br /&gt;De Leo, G., Quadrio, A., Manuale di Psicologia Giuridica. Edizione Universitaria di Lettere Economia Diritto. Milano 1995.&lt;br /&gt;Francescato, D., Quando l’amore finisce. Il Mulino. Bologna 1992.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N. 70-Luglio 2002-A.P.F.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N.72-Luglio 2003-A.P.F.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N.78-Luglio 2005-A.P.F. &lt;br /&gt;Scabini, E., Cigoli, V., Il familiare. Legami, simboli e transizioni. Raffaello Cortina Editore, 2000.&lt;br /&gt;Togliatti, M, Montinari G., Famiglie divise, i diversi percorsi fra giudici, consulenti e terapeuti. Franco Angeli, 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff3300;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-1564441161975840325?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/1564441161975840325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=1564441161975840325' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1564441161975840325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/1564441161975840325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/separazione-e-divorzio.html' title='separazione e divorzio'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-5021028132401384152</id><published>2007-06-10T15:05:00.000+02:00</published><updated>2007-06-21T22:34:56.081+02:00</updated><title type='text'>Perché si decide di sposarsi</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;L’amore romantico?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I sociologi rilevano che sposarsi per amore è un fenomeno piuttosto recente. Prima dell’ ottocento ci si sposava soprattutto per interesse, il matrimonio doveva essere un buon affare. Ci si sposava per fronteggiare insieme la necessità dell’esistenza e per garantirsi la sopravvivenza. In effetti ancora oggi, ci si separa più difficilmente se sei un coltivatore diretto, un esercente, un artigiano o perché sei una coppia che lavora insieme o perché si ha un capitale in comune.&lt;br /&gt;Attualmente gli individui si ritengono liberi di sposarsi o di convivere a seconda delle preferenze personali ma non è così semplice la cosa perché dietro tale scelta, ci sono i condizionamenti prevalenti della cultura e quelli di generazioni di famiglie.&lt;br /&gt;“Ci si incontra per caso, ci si sposa per amore e per amore si rimane sposati”. Secondo il mio punto di vista, stanno diventando sempre di meno le coppie che si scelgono per amore. Ci si scegli per interesse, per comodità, per solitudine o per imposizione di altri. È bello pensare ad un “amore romantico” ma oggi come oggi in una società che ci chiede molto spesso di “apparire” (vestire in un certo modo, guadagnare un certo stipendio, rivestire un certo ruolo…..) non è più tanto facile. Per non parlare poi delle imposizioni che derivano dalle generazioni “sposa tizio perché è ricco e ti permetterà di fare la vita da signora, come io ho fatto scegliendo tuo padre”. E poi magari è una famiglia infelice o che si sta per separare .&lt;br /&gt;Viviamo in una società consumistica che è alimentata da individui socializzati in modo da divenire consumatori ossessivi, sempre alla ricerca di un prodotto che soddisfi un desiderio insaziabile. L’etica consumistica si basa sulla “libertà di scelta” dell’individuo, come la libertà di scegliere tra i vari prodotti sul mercato. Questa mentalità si traduce sul piano delle relazioni umane in un sistema che colloca le persone a diversi livelli di desiderabilità come partner a seconda dei criteri ritenuti più validi nella società in cui si vive: ricchezza, successo, intelligenza e potere per gli uomini, bellezza e sex appeal e gioventù per le donne.&lt;br /&gt;Secondo una ricerca condotta da Macklin ( Nontraditional family forms) il 70% degli intervistati ritiene che sposarsi rappresenta una promozione a livello sociale, confermando l’ipotesi del matrimonio come rito di passaggio verso l’età adulta e come modalità socialmente accettata di emancipazione dalla famiglia di origine. Per il 54% il matrimonio dà uno scopo alla vita e fa vivere meglio per il 5%. Altre ricerche mostrano come la scelta del matrimonio sia per: come sbocco naturale di una convivenza, perché era una cosa che facevano tutti gli amici, per legalizzare la nascita dei figli o per gravidanze in atto, per lasciare la famiglia di origine, per dare una prova d’amore all’altro e per renderlo felice, per rispetto delle convenzioni sociali e religiose, per fare piacere ai propri genitori, per portare il nome dell’altro o per ragioni fiscali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il matrimonio&lt;br /&gt;Nonostante la progressiva diminuzione del numero dei matrimoni in Italia negli ultimi anni, il matrimonio rimane la forma di vita familiare preferita dalla maggior parte degli italiani. La Sabbadini (Immagine Sociale del Matrimonio pp. 93-18) ha individuato diverse tipologie nel vedere il matrimonio: i tradizionalisti, i moderati, i romantici, i moderni e gli antimatrimonio.&lt;br /&gt;I tradizionalisti (32%) ritengono che l matrimonio sia la forma preferenziale di vita familiare, hanno un’opinione negativa della convivenza, approvano il divorzio solo per casi gravi, ritengono che il matrimonio garantisca il rapporto e che esso sia l’unica forma di convivenza moralmente accettabile.&lt;br /&gt;I moderati (20%) preferiscono il matrimonio ma non stigmatizzano la convivenza. La divisione dei ruoli è in egual percentuale simmetrica e asimmetrica e soltanto per metà il matrimonio è l’unica forma di convivenza moralmente accettabile.&lt;br /&gt;I romantici (11%) esaltano ancora più degli altri l’amore quale essenza fondamentale del matrimonio. La finalità procreativa è assente, il benessere e la felicità della coppia sono il fine del matrimonio, questo può realizzarsi con o senza figli.&lt;br /&gt;I moderni (24%) concepiscono il matrimonio in parte come i romantici ma danno meno importanza al matrimonio come garante della continuità del rapporto, l’amore ha un peso determinante (83%) e rimane l’unica garanzia per la durata dell’unione che infatti può essere sciolta con un semplice accordo tra i pater.&lt;br /&gt;Gli antimatrimonio (3%) rifiutano il matrimonio come istituzione, utile tuttalpiù per convenienza sociale. La convivenza è la forma preferita di unione, la stabilità dipende solo dal consenso dei partner.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta del partner&lt;br /&gt;La scelta del partner è una mescolanza tra mito familiare, mandato inerente ad esso (per mandato familiare si intende il compito più o meno esplicito assegnato a ciascun membro della famiglia riguardo ad una serie di ruoli da ricoprire e di scelta da fare, derivante dal mito e dalla storia della famiglia) e ricerca di soddisfacimento di bisogni più strettamente personali. Poi il prevalere dell’uno o dell’altro dipende e dalla forza relativa di ciascuno di essi ma anche dal tipo di relazione esistente con la famiglia di origine. Si ritiene che la scelta del partner sia espressione di un gioco sottile in cui vi è l’attenzione indotta dalla storia familiare e dall’ambiente esterno e una disattenzione selettiva per tutti gli elementi del carattere di una persona e del rapporto con essa che potrebbero rendere problematica la relazione o contrastare con il mandato familiare.&lt;br /&gt;Dunque nelle fasi iniziali di costruzione di un legame, il partner diventa il mezzo principale di trasmissione e di elaborazione del mito e della storia familiare. Tale legame sembra collocarsi nei problemi non risolti di perdita, separazione, abbandono, individuazione, nutrizione e deprivazione. Mentre la trama sembra seguire quei debiti e crediti intra e intergenerazionali che stabiliscono quali ruoli le persone devono ricoprire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il patto coniugale&lt;br /&gt;Patto dichiarato e patto segreto: il loro sviluppo e la fine del patto&lt;br /&gt;La relazione coniugale si fonda su un patto fiduciario che nel matrimonio ha il suo atto esplicito.&lt;br /&gt;Il patto matrimoniale non si esaurisce nella dichiarazione di impegno formulata esplicitamente e pubblicamente (patto dichiarato che richiama la valenza etica di vincolo reciproco) ma esso è sorretto anche dal patto segreto che rappresenta l’intreccio inconsapevole, su base affettiva, della scelta reciproca: “io sposo in te questo e tu sposi in me quest’altro”. Indipendenti tra loro, il patto dichiarato e il patto segreto, incontrandosi danno luogo a forme specifiche di relazione di coppia.&lt;br /&gt;Cigoli nel libro Il Famigliare descrive le forme della fine del patto.&lt;br /&gt;Il fallimento dell’incastro si caratterizza per la contraddittorietà tra il patto consapevole e quello segreto e cioè quando le persone danno per scontato il patto dichiarato ma non riescono a far incontrare e a mettere insieme il patto segreto. Avviene quando ognuno cerca di imporre i propri bisogni all’altro, quindi l’altro è tale solo se viene incontro e soddisfa le proprie necessità affettive.&lt;br /&gt;L’esaurimento del compito assegnato al legame dove l’incastro tra patto dichiarato e patto segreto è riuscito ma vi è l’impossibilità di rilanciare il patto segreto, vale a dire che i partner non sono in grado di fare il passaggio da “sposo questo in te a sposo quest’altro in te” e perciò esaurita la soddisfazione di quella particolare forma di incastro iniziale tra i bisogni, il legame viene meno.&lt;br /&gt;L’avvenimento sconcertante può essere la nascita di un figlio oppure l’incontro inatteso con un’ altra persona che sollecita il nuovo legame. Tali eventi sono critici perché inattesi, imprevisti, sconcertanti. Nel caso della nascita di un figlio, la trasformazione della relazione che il figlio comporta, in quanto terzo, è in grado di far saltare la coppia. Qualcuno, specie il maschio, sente rompersi l’equilibrio che lo vede al centro della cura mentre la femmina, cerca di impossessarsi del figlio e di ristabilire la “mitica” relazione a due ( non di rado con il supporto della famiglia di origine).&lt;br /&gt;L’avvenimento sconcertante riguarda però anche l’incontro con una terza persona con la quale viene stipulato un altro tipo di patto segreto. Tale patto entra in conflitto con quello precedente, reclama il suo soddisfacimento e vuole imporsi come esclusivo.&lt;br /&gt;A questi eventi che possono portare alla fine del patto vorrei introdurre anche il tema della differenziazione.&lt;br /&gt;Per molti studiosi la capacità di iniziare e fa durare un rapporto sembra legata al grado di differenziazione e di individuazione raggiunto dai due partner e dal modo in cui hanno affrontato e risolto le esperienze di separazione e attaccamento nel corso del loro sviluppo individuale. Per Andolfi non ci si può unire in modo soddisfacente se prima ciascuno non è in grado di riconoscere il proprio spazio personale. Molte scelte di coppia sono dovute ad un basso livello di differenziazione del sé (sono individui il cui Io è fuso nella massa indifferenziata dell’Io della famiglia). La scelta del partner in tali persone è influenzata da meccanismi non soddisfatti all’interno di questa massa indifferenziata.&lt;br /&gt;Per Whitaker solo se due partner riescono a differenziarsi, possono essere intimi. Se al contrario non possono sviluppare la propria individualità, non possono costruire il loro stare insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La separazione&lt;br /&gt;L’atto di separazione non sancisce di per sé la fine vera e propria di un rapporto di coppia, in quanto i tempi del distacco emotivo e affettivo sono diversi da quelli del rito giudiziario. Il provvedimento assunto dal tribunale spesso non coincide con la fine della coppia e del suo conflitto, in quanto anche le vie legali spesso diventano le modalità attraverso cui gli e coniugi continuano a tenersi a contatto e a esercitare pressioni l’uno sull’altro.&lt;br /&gt;Bohannan (985) ha descritto il processo di separazione attraverso una serie di tappe successive che non possono essere superate se non si è conclusa positivamente quella precedente:&lt;br /&gt;Separazione emotiva: quando la coppia si sente sempre più insoddisfatta e sente che il rapporto si sta deteriorando e che non vale la pena di continuare a vivere insieme.&lt;br /&gt;Separazione legale e economica: gli ex coniugi rendono pubblico il loro conflitto al tribunale per sancire la fine del rapporto.&lt;br /&gt;Separazione genitoriale: la coppia si definisce divisa nella relazione coniugale ma unita per quanto riguarda il ruolo genitoriale.&lt;br /&gt;Separazione psichica: ogni membro della coppia arriva ad accettare il nuovo stato sociale e ad accettare la lontananza dell’ex partner con conseguente reinvestimento emotivo del mondo esterno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono due tipi di separazione: quella consensuale e quella giudiziale.&lt;br /&gt;La separazione consensuale è l'istituto mediante il quale marito e moglie, di comune accordo tra loro, decidono di separarsi.&lt;br /&gt;In caso di separazione consensuale il sistema con cui si confronta il giudice è costituito da un numero minimo di attori. Gli accordi sono presi dalle parti in causa che possono essere supportati dai rispettivi avvocati ma i coniugi possono anche decidere per un avvocato che li rappresenti entrambi. I figli spesso non vengono neanche informati preventivamente o hanno inizialmente informazioni solo parziali da parte dei genitori.&lt;br /&gt;Il ruolo del tribunale è quello di limitarsi ad un controllo sociale esterno, ogni decisione, anche relativa ai minori è assunta dai coniugi. Il giudice assume una funzione notarile e cioè prendere atto per conto della società della modifica del contratto matrimoniale tra le parti.&lt;br /&gt;La separazione giudiziale è la forma di separazione che viene presa in considerazione nel momento in cui non può esserci accordo tra i coniugi.&lt;br /&gt;La separazione giudiziale iniziano con “addebito” ovvero con un “contenzioso” giuridico.&lt;br /&gt;In una ricerca (Dell’Antonio, Vincenti Amato,1992) sulle sentenze emesse nel 1986 gli autori osservano che la maggior parte delle relazioni giudiziali, vede la contesa sul piano economico come molto più frequente (76%) di quella relativa ai figli.&lt;br /&gt;Nelle separazioni giudiziali si possono distinguere tre fasi: presidenziale, istruttoria, decisoria. In ognuno di questi momenti il giudice assolve a compiti finalizzati ad un accordo tra le parti e a tutelare l’interesse del minore.&lt;br /&gt;Il “contenzioso” tra i coniugi caratterizza la separazione giudiziale. Il sistema è costituito dal giudice, dagli avvocati, dalle parti in causa e a differenza della separazione consensuale cominciano ad avere un peso maggiore le famiglie di origine e gli eventuali partner.&lt;br /&gt;Sono prese una serie di decisioni riguardanti i beni mobili e immobili, i figli e avviene la definizione delle nuove regole secondo cui gli ex coniugi struttureranno nel futuro la loro relazione.&lt;br /&gt;Il giudice decide sull’affidamento dei minori valutando l’idoneità genitoriale di entrambi in rapporto ad una serie di elementi di prova portati a sua conoscenza.&lt;br /&gt;Questo tipo di separazione già connota il disaccordo tra gli ex coniugi dentro una cornice di maggior giuridificazione del conflitto (diventa necessaria la presenza di due avvocati rappresentanti le parti in causa e che tutelano le “ragioni” dell’uno contro l’altro) e di delega genitoriale. L’intervento del giudice sui diversi aspetti del contendere (aspetti economici, affidamento del minore, valutazione di idoneità genotoriale, modalità di frequentazione con il genitore non affidatario) aliena il potere decisionale degli ex coniugi, soprattutto rispetto al ruolo genitoriale e là dove si evidenziano contrasti o sull’affidamento dei minori o sulle modalità di incontro con il genitore non affidatario, il giudice in fase istruttoria può far ricorso ad una consulenza tecnica. L’obiettivo della consulenza sarà quello di avere un “tecnico” (psicologo, psichiatra, neuropsichiatria infantile) che dia informazioni specifiche sull’idoneità genitoriale ma anche sui bisogni, le motivazioni e i desideri del minore.&lt;br /&gt;Del tutto insufficiente risulta la consulenza tecnica nel risolvere i problemi legati alla conflittualità tra gli ex coniugi.&lt;br /&gt;L’alta conflittualità spesso corrisponde ad una separazione non portata a termine sul piano affettivo ed emotivo (divorzio psichico) per cui, permanendo l’ambivalenza nei confronti della separazione coniugale, si intensificano gli elementi di ambiguità, di confusione e mancanza di chiarezza nelle comunicazioni con conseguenti sentimenti di rabbia tra gli ex coniugi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla separazione giuridica a quella psicologica&lt;br /&gt;La separazione è un processo complesso che evidenzia un’area disfunzionale nelle relazioni tanto più grande e intensa è l' incongruità tra separazione formale e separazione psicologica.&lt;br /&gt;Il conflitto è anche esso un legame che soddisfa bisogni profondi che la separazione fisica non può colmare infatti spesso con coppie che si separano, si assiste ad una sorta di “necessità” del conflitto che sembra emergere in particolari momenti delle fasi della separazione nella famiglia, come ad esempio la richiesta di divorzio, nuove nascite o crisi depressive di uno dei due coniugi.&lt;br /&gt;I diversi interventi come la consulenza tecnica, la mediazione familiare, la psicoterapia, non sono sostituibili l’uno con l’altro ma rappresentano livelli di intervento diversi nel lungo processo della separazione.&lt;br /&gt;La consulenza in fase di separazione non può essere sostituita da una perizia che pure ha il compito di aiutare i genitori a trovare dei modi di relazionarsi per rispettare il bisogno dei figli di accedere ad ambedue i genitori e di sapere che entrambi si occuperanno di loro, così come la separazione può comportare l’inizio di una terapia di coppia con la motivazione e la speranza di riuscire a differenziarsi e a distanziarsi da un rapporto non più funzionale al sistema familiare.&lt;br /&gt;È di fondamentale importanza secondo il mio punto di vista accompagnare la separazione che sia consensuale o giudiziale, ad un percorso di terapia di coppia e o familiare. I libri sostengono che occorre separare e distinguere fra divorzio e responsabilità genitoriale preservando la continuità delle relazioni parentali ma pensiamo a due persone che si separano, là dove c’è soprattutto conflitto, rabbia, dolore! Come si può non pensare ad un percorso terapeutico che includa anche i figli. Molto spesso i figli vengono tagliati fuori per paura di non farli soffrire ma ci hanno sempre detto che i figli hanno delle “antenne speciali” nel captare ogni dolore, ogni sofferenza nel conflitto tra i genitori; o molto spesso possono diventare lo strumento inadeguato della contesa coniugale o possono farsi carico emotivamente dei problemi dei genitori oppure possono essere chiamati a scegliere l’uno o l’altro genitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modello trigenerazionale come modalità di intervento nel conflitto di coppia&lt;br /&gt;Proprio nella conflittualità coniugale, il modello trigenerazionale diventa utile per approfondire le qualità dei legami familiari passati e il loro peso nelle conflittualità presenti che possono portare ad una separazione e per tener conto di quanto questi legami passati elaborati o meno entrino nel rapporto con i figli che, dopo la separazione, possono essere inseriti nella famiglia di origine di una dei due coniugi.&lt;br /&gt;L’importanza della famiglia di origine in terapia segue teorie fondamentali: il pensiero di Bowen, di Framo e di Boszormeny-Nagy.&lt;br /&gt;Per Bowen è importante il processo di differenziazione del proprio sé dalla famiglia di origine; non di rado si osserva che il legame emotivo tra due coniugi era identico a quello che ciascuno di loro aveva avuto nella propria famiglia. Il concetto fondamentale della teoria di Boewn è quello di “massa indifferenziata dell’io della famiglia”. Si tratta di una identità emotiva conglomerata che esiste ad ogni livello di intensità sia nelle famiglie in cui è più evidente sia in quelle in cui è quasi impercettibile. Il compito del terapeuta sarà quello di aiutare ciascun componente della famiglia a raggiungere un livello più alto di differenziazione del sé. Un sistema emotivo funziona per mezzo di un equilibrio delicatamente bilanciato in cui ciascuno dedica una certa quantità del suo essere e del suo sé al benessere degli altri. In uno stato di squilibrio, il sistema familiare agisce automaticamente per ristabilire l’equilibrio precedente e può succedere che se un individuo si muove verso un più alto livello di differenziazione del sé, le forze del gruppo familiare si oppongono.&lt;br /&gt;In Boszormeny-Nagy il riferimento alla famiglia di origine si inserisce nel concetto fondamentale della trama delle lealtà invisibili che legano i diversi componenti della famiglia. Secondo l’autore il terapeuta deve tenere presente che le esigenze del singolo contengono un insieme di computi relazionali irrisolti della sua famiglia di origine. Egli deve venire a conoscenza della posizione di ciascun componente nel sistema familiare: i suoi obblighi, impegni, le vicende relative al merito, allo sfruttamento, ecc. Il terapeuta deve conoscere la struttura dei modelli della famiglia di origine dell’individuo e dei suoi obblighi “importanti” rispetto al sistema. Così chi si innamora ha l’esigenza di vedere l’altro quale oggetto che si adatta alle proprie esigenze sessuali, protettive, dipendenti e alle proprie aspettative invisibili dovute alla sua famiglia di origine (il matrimonio rappresenta l’incontro tra due sistemi familiari e spesso provoca un confronto tra i due sistemi di lealtà delle famiglie di origine, oltre che a richiedere a entrambi i coniugi di equilibrare la lealtà coniugale rispetto alla lealtà verso le rispettive famiglie di origine). Le determinanti relazionali più profonde del matrimonio si basano su un conflitto tra la lealtà irrisolta di ciascun coniuge nei confronti della famiglia di origine e la sua lealtà verso la famiglia nucleare. L’obbligo irrisolto verso la famiglia di origine è la “lealtà originale” e quando un uomo e una donna si sposano, la loro lealtà verso un’unità familiare nucleare deve raggiungere una tale importanza da permettere di superare le lealtà originali. Per superare le lealtà originali, bisogna farci i conti e cioè affrontare e portare alla luce la lealtà invisibile di ciascun coniuge verso la propria famiglia di origine.&lt;br /&gt;Framo utilizza la presenza della famiglia d’origine nella seduta terapeutica legandola al suo orientamento teorico secondo il quale le difficoltà attuali, familiari e di coppia, sono elaborazioni dei problemi relazionali dei coniugi con la propria famiglia di origine.&lt;br /&gt;Andolfi fa riferimento alle sue fonti (le sue linee guida) nell’uso del modello trigenerazionale in situazioni di crisi di coppia. Nell’incontro con Bowen è colpito dalla sua profonda convinzione che per risolvere un problema del “qui ed ora” bisognava andare “lì e prima” quindi utilizza uno schema simile a quello di Framo, convocando coppie con difficoltà simili, dove l’incontro con la famiglia di origine diventa un evento occasionale. Ma è l’incontro con Whitaker che lo influenza maggiormente “per Whitaker l’ampliamento dell’unità di osservazione alla famiglia trigenerazionale non ha limite né sul piano orizzontale né su quello verticale” (Andolfi, 1988). Questo ampliamento è possibile grazie alla capacità di Withaker di mantenersi integro e di porsi ad un livello di “separatezza emotiva” rispetto alle conflittualità emergenti, per arrivare ad una modalità associativa che permetta di produrre un viaggio a ritroso tramite veri e propri salti temporali.&lt;br /&gt;Detto questo penso che il ruolo del terapeuta in coppie separate o in via di separazione è quello di aiutare gli ex coniugi ad assolvere compiti di sviluppo familiari nelle loro posizioni di ex coniugi, genitori e figli.&lt;br /&gt;In quanto ex coniugi è necessario aiutarli a realizzare il cosiddetto divorzio psichico che implica l’elaborazione e la comprensione di ciò che ha portato alla separazione. Un lavoro arduo soprattutto quando si separano coppie con un’alta conflittualità. Compito del terapeuta sarà quello di lavorare soprattutto sul dolore, sulla sofferenza, sulla perdita di fiducia, sulla rabbia, sull’incomprensione dei due ex coniugi.&lt;br /&gt;In quanto genitori aiutare gli ex coniugi a garantire l’esercizio della funzione genitoriale. Detta così è facile ma pensiamo a quando i due genitori continuano a farsi la guerra da ex coniugi feriti e arrabbiati e come la probabilità che trasportino i loro figli in questa guerra è molto alta!.&lt;br /&gt;In quanto figli compito del terapeuta sarà quello di ridefinire i legami con la famiglia estesa dell’ex coniuge. Soprattutto dopo la separazione, le relazioni con la parentela vanno gestite per il significato che esse hanno avuto e hanno per sé e per i propri figli.&lt;br /&gt;E poi la separazione riallaccia il legame di ciascun coniuge con la propria famiglia di origine. Non è un caso che figli di coppie separate convivono con i nonni, quando non è addirittura l’intero nucleo monogenitorale che và a vivere nella famiglia di origine del genitore, tornando così a “riempire il nido vuoto”. In questi casi può succedere che dal punto di vista del figlio separato, il ritorno in famiglia, può rinforzare o amplificare la condizione di figlio con il rischio di una possibili regressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andolfi, M., La Crisi della Coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale. Raffaello Cortina Editore, 2000.&lt;br /&gt;Boszormenyi-Nagy, I., Spark, G. M., Lealtà Invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Astrolabio, 1988.&lt;br /&gt;Bowen, M., Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare. Astrolabio, 1979.&lt;br /&gt;De Leo, G., Quadrio, A., Manuale di Psicologia Giuridica. Edizione Universitaria di Lettere Economia Diritto. Milano 1995.&lt;br /&gt;Francescato, D., Quando l’amore finisce. Il Mulino. Bologna 1992.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N. 70-Luglio 2002-A.P.F.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N.72-Luglio 2003-A.P.F.&lt;br /&gt;Rivista interdisciplinare di ricerca ed intervento relazionale. Terapia Familiare. N.78-Luglio 2005-A.P.F.&lt;br /&gt;Scabini, E., Cigoli, V., Il familiare. Legami, simboli e transizioni. Raffaello Cortina Editore, 2000.&lt;br /&gt;Togliatti, M, Montinari G., Famiglie divise, i diversi percorsi fra giudici, consulenti e terapeuti. Franco Angeli, 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff3300;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#33cc33;"&gt;www.psicolife.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze e Roma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-5021028132401384152?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/5021028132401384152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=5021028132401384152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5021028132401384152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/5021028132401384152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/perch-si-decide-di-sposarsi.html' title='Perché si decide di sposarsi'/><author><name>Dott.ssa Di Pasquali Alessandra psicoterapeuta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11381669732966528670</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-634414332952911961.post-429582258016936785</id><published>2007-06-06T11:44:00.000+02:00</published><updated>2007-06-06T11:52:18.033+02:00</updated><title type='text'>Benvenuta</title><content type='html'>&lt;h3 class="entry-header"&gt;Benvenuto&lt;/h3&gt;          &lt;div class="entry-body"&gt;     &lt;p&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 51, 0);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Psicolife&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; da il benvenuto&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;a &lt;strong&gt;Alessandra&lt;/strong&gt; ed al suo nuovo Blog di informazione scientifica e psicologica sulla &lt;strong&gt;Psicoterapia Sistemico Familiare, la psicologia e scienze sociali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Psicoterapeuta e collaboratrice  &lt;strong&gt;referenziata&lt;/strong&gt; del sito di informazione di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);"&gt;Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; "&lt;span style="color: rgb(0, 153, 0);"&gt;&lt;strong&gt;PSICOLIFE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;" &lt;a href="http://www.psicolife.com/"&gt;www.psicolife.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/634414332952911961-429582258016936785?l=terapiafamiliare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/feeds/429582258016936785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=634414332952911961&amp;postID=429582258016936785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/429582258016936785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/634414332952911961/posts/default/429582258016936785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://terapiafamiliare.blogspot.com/2007/06/benvenuta.html' title='Benvenuta'/><author><name>Dr. Massimiliano Zisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08637443253755951339</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_C54hKpEZvgA/TDH7tS7yg1I/AAAAAAAAAAk/j3a8x_DaF6U/s1600-R/zisaN1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
