domenica 6 giugno 2010

L’importanza delle cure offerte dalle figure importanti

“Ci sono ormai tali prove da non lasciare alcun dubbio sul fatto che la deprivazione prolungata di cure materne subita da bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la sua vita futura” (Bowlby 1953).
Con il termine “deprivazione” si vuole indicare la sottrazione di qualcosa che prima c’era.
“Le affermazioni nelle quali è implicito che i bambini che subiscono una istituzionalizzazione o forme simili di privazione nelle prime fasi della vita sviluppano comunemente caratteri psicopatici o anaffettivi sono scorrette” (Bowlby 1956).
I primi lavori di Bowlby avevano dimostrato che i bambini che facevano esperienza della separazione o della deprivazione, provavano, non meno degli adulti, intense emozioni di dolore e tormento mentale: bramosia, infelicità, proteste rabbiose, disperazione, apatia e ritiro in se stessi. Egli aveva anche mostrato che gli effetti a lungo termine di queste separazioni potevano talvolta essere disastrosi e condurre alla delinquenza nei bambini o negli adolescenti e alla malattia mentale degli adulti. Nel separare un genitore dal proprio bambino veniva rotto un legame fondamentale che lega un essere umano ad un altro.
Attraverso i suoi numerosi articoli, Rutter (1981) porta alla definitiva valutazione empirica della deprivazione materna aggiornando l’opera di Bowlby. Il suo contributo è stato quello di raccogliere ulteriori prove e arrivare alla conclusione che la deprivazione materna possa agire come un fattore di “vulnerabilità” che innalza la soglia del bambino verso il disturbo invece di costituire un gente causale.
Gli elementi fondamentali che caratterizzano l’ambiente culturale sociogenetico sono le figure parentali, i coetanei della stessa specie, l’ambiente fisico circostante, le cui stimolazioni lasciano una traccia indelebile nel comportamento dell’individuo. Gli stimoli segnale caratteristici di queste figure vengono appresi ed assimilati in tenera età. In determinati periodi dello sviluppo ontogenetico essi hanno la possibilità di “stampare” (imprinting) le loro caratteristiche, che poi si manifesteranno in modo coattivo nel comportamento successivo dell’individuo.
Una caratteristica di tale comportamento è che la fissazione sull’oggetto può avvenire in un definito e breve periodo di tempo (periodo critico) della vita dell’animale, generalmente un’età piuttosto precoce.
Pur essendo i periodi critici specificatamente costanti, a volte si osservano delle differenze individuali relativamente grandi. Ci sono cioè degli individui più precoci ed altri più tardivi, per i quali ultimi il periodo sensibile critico può estendersi oltre la durata temporale caratteristica della specie.
La significatività delle ricerche sull’imprinting per la comprensione del comportamento sociale umano nasce dalle ricerche di Wolff, Spitz e Bowlby su bambini privati delle normali cure materne.
Spitz ha definito come “organizzatore” l’intervento materno nel primo sviluppo psichico infantile.
Il rapporto di Spitz sulla sindrome presentata da bambini ricoverati in befotrofio (in una condizione di vita in cui non esisteva alcuna persona che si occupasse individualmente del piccolo) è una testimonianza degli effetti negativi che la carenza totale delle cure materne ha sullo sviluppo dell’emotività, delle psicomotricità e del linguaggio e quindi del comportamento sociale dell’infante.
Questa sindrome, nota con il termine ospitalismo presenta come sintomi principali un abbassamento generale del livello di sviluppo. Tale discesa sia ha dopo il 4° mese (che inizia soprattutto a carico del controllo motorio e posturale).
L’autore ha notato come fino a 4 anni, la psicomotricità fosse estremamente compromessa al punto che a questa età esistevano delle difficoltà nella deambulazione, una incapacità di alimentarsi ed a vestirsi da soli ed una totale incapacità a controllare gli sfinteri. Il linguaggio era al massimo costituito da circa 12 parole risultando di 2 o 3 parole o addirittura assente nella metà dei casi.
Anche quando il bambino arriva all’età scolare, il numero dei vocaboli acquisiti è scarsissimo e la comprensione del vocabolo è rigida ed univoca. La parola a volte è riconosciuta soltanto in un particolare contesto verbale. Il discorso è egocentrico ed il modo di espressione è monotono.
Gli stessi comportamenti emotivi risultano bloccati nel loro sviluppo: l’espressività mimica è rudimentale, la percezione di sé è molto incerta per cui gli stessi bisogni fondamentali come la fame e la sete non sono distinti ed espressi. Di fronte allo specchio questi bambini rimangono indifferenti e non sono capaci di rapporti sociali (inerzia, passività, instabilità). Se a volte si determina un rapporto con una figura adulta, tale rapporto è estremamente possessivo ed esclusivistico.
Anche per un bambino che ha potuto godere per 5 o 6 mesi di un buon rapporto con la madre e poi, per vari ragioni, è privato di questo contatto, dopo 4 settimane dalla separazione: il bambino piagnucola, rifiuta il cibo, non dorme e a poco a poco rifiuta ogni contatto con le persone e con le cose: si isola. Questo quadro clinico è definito come depressione anaclitica ed è regredibile se il piccolo nello spazio di 5-6 mesi può ricongiungersi con la madre: già dopo qualche giorno la sintomatologia scompare. In superficie il comportamento può sembrare garbato ed accomodante ma in realtà i contatti sono anaffettivi.
Da qui, nelle situazioni di crescita in cui manca o è precaria la presenza materna o di un valido sostituto, si ha uno sviluppo della personalità di tipo patologico, in direzione antisociale.
Si può concludere che l’attaccamento filiale o materno è subordinato ad una primaria esperienza sociale che deve avere un certo grado di intensità.
Il nucleo essenziale è che il bambino nasce con una condizione istintiva per effettuare future esperienze sensoriali ed emotive che possono essergli offerte in modo ottimale dalle figure “importanti” che lo circondano e che gli siano vicino in modo amorevole, costante e stabile per un sufficiente periodo di tempo.
Senza questa fondamentale esperienza primaria svolta in un periodo critico che per l’uomo va dalla 6° settimana al 6° mese di vita, il senso sociale non riesce a sviluppare efficaci rapporti con l’esterno.

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